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Alberi e città: “Gestire il presente, pianificare il futuro” Ambiente, Breaking news, Opinion leader

Firenze – Le strade alberate sono caratteristiche distintive di un paesaggio. In contrasto con le strategie del design contemporaneo basate sulla fusione delle infrastrutture con il paesaggio, esse consentono di porre l’accento su queste infrastrutture, conferendo loro un’ulteriore dimensione percepibile sia dalla strada che dall’esterno: la dimensione del volume che una strada tortuosa da sola non può possedere. In altre parole, le strade alberate strutturano lo spazio di un paesaggio. Questo è vero per la campagna, ma è particolarmente evidente nelle città, dove i volumi creati variano a seconda della forma degli alberi selezionati e del modo in cui sono disposti, per esempio nel mezzo della carreggiata o ai lati.

Per quanto riguarda le nostre città il patrimonio arboreo si presenta spesso caratterizzato da piante messe a dimora diverse decine di anni fa (alcuni impianti risalgono addirittura al 1800, la maggior parte all’epoca fascista o post-bellica) e ciò pone il problema della gestione delle alberature vetuste e del loro rinnovo, soprattutto a seguito di numerosi eventi succedutisi negli ultimi anni che hanno determinato la caduta di diversi alberi con conseguenze, per fortuna, solo raramente tragiche. È, perciò, necessario interrogarsi su quello che sarà il destino delle nostre alberature e come esso dovrà essere affrontato. In ambiente urbano gli alberi sono infatti sottoposti a condizioni di impianto innaturali e a un elevato e costante stress ambientale e, quindi, il rischio che si possano verificare cedimenti, sradicamenti e cadute di parti di pianta è molto alto, con conseguenti danni seri e, talvolta, irreparabili su persone e manufatti con ripercussioni emotive piuttosto forti sui cittadini. Queste portano poi, in uno scenario tipicamente italico, al formarsi di due partiti contrapposti: da una parte quelli che chiedono abbattimenti e potature sconsiderate e dall’altra coloro che, invece, si oppongono con tutte le forze al rinnovo degli alberi che presentano problematiche conclamate o che sono divenuti incompatibili con la fruizione dell’area interessata.

Pur se è vero che, negli ultimi anni, a seguito degli estremi climatici che hanno colpito il nostro Paese, sono decedute alcune persone in conseguenza della caduta di alberi, è errato usare termini eccessivi, che mirano a colpire il lettore o il telespettatore, tipo “albero killer”, oppure “2 persone uccise da un albero” (come se ci fosse una volontà omicida negli alberi). Tutto ciò, unito a foto che mostrano l’incidente, determina un impatto emotivo molto forte provocando quella che ho più volte definito come “reazione emozionale” o reattività (abbattimenti e capitozzi selvaggi) che contrappongo alla “logica razionale” o proattività (gestione tecnica del rischio). A mio parere anche nel settore dell’arboricoltura dovrebbe essere applicato il concetto di “paranoia costruttiva”, proposto dal famoso scienziato e scrittore Jared Diamond. È noto che la presenza degli alberi comporta un rischio e ciò implica, di conseguenza, che vengano messe in atto tutte le azioni per ridurlo e prevenirlo. Questo senza che l’eccessiva attenzione nell’evitare questi rischi diventi paranoia.

L’accresciuta consapevolezza dell’importanza della gestione del rischio determinato dagli alberi nelle aree urbane e i problemi legati alla gestione delle emergenze devono essere perciò valutati in maniera strutturata e calcolata, ma anche alla luce di una strategia gestionale e di una visione progettuale globale. La necessità di scelte corrette su ciò che dobbiamo piantare per le città del futuro è ancor più fondamentale in uno scenario di cambiamento globale (non solo climatico) che renderà ancora più evidente la natura “strutturale” delle criticità nella pianificazione, realizzazione e gestione del verde urbano e periurbano, per garantire la fruibilità in circostanze di elevata sicurezza. Tutto questo, quindi, vale ancor di più se applicato alle condizioni, probabilmente non facili (per non dire estreme), che dovranno essere affrontate nel prossimo futuro. I fenomeni verificatisi negli ultimi anni, seppur di diversa natura e intensità, ci hanno permesso di studiare a posteriori quali potrebbero essere le specie arboree che maggiormente si adattano all’ambiente urbano, i tipi di impianto, le giaciture e le esposizioni maggiormente idonee alle specie, nonché se esiste un’età che non conviene superare per determinate specie, senza incorrere in problematiche legate alla loro stabilità e senza costi di gestione elevati.

Inoltre, il compito che la componente arborea dovrà assolvere nel prossimo futuro non sarà più quello meramente estetico ma, soprattutto, quello di contrasto al cambiamento globale. Grande stabilità strutturale, bassi costi di gestione, rusticità e resistenza ai fattori di stress di natura biotica (sempre più frequenti e intensi, si pensi ai parassiti di nuova introduzione come il punteruolo rosso e l’anoplofora e a tutte le malattie determinate da funghi e microorganismi) e abiotica (temperature più elevate, cambiamento del regime pluviometrico, compattazione del terreno, conflitti con le infrastrutture, ecc.) sono le caratteristiche che dovranno essere valutate primariamente nella scelta delle specie arboree destinate alla sostituzione graduale degli alberi ormai vetusti. È questa sicuramente una tematica spinosa che deve essere affrontata tenendo conto di certe peculiarità storiche e paesaggistiche, ma in modo tecnico, pur ponendo attenzione all’aspetto comunicativo, sempre più fondamentale per governare le problematiche, venendo incontro alle aspettative e alle richieste della cittadinanza.

Professor Francesco Ferrini, Docente di Arboricoltura Università di Firenze, Direttore della Scuola Agraria di Firenze

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