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Alessandro Tomasi: “Pistoia, polo di attrazione di nuovi investimenti” Politica

Pistoia – È Sindaco di Pistoia dal 27 giugno 2017, Alessandro Tomasi, il primo ad aver espugnato una roccaforte fino ad allora inattaccabile. In questi anni si è dato da fare per dimostrare di essere un Sindaco che incarna l’espressione primo inter pares: fra-con-per i cittadini, che sa ascoltare e rassicura con la presenza ovunque sia chiamato. Lo abbiamo incontrato nel suo ufficio a Palazzo di Giano.

Chi è Alessandro Tomasi?

Sono un pistoiese, e ne vado fiero. Sono padre di Marco e Manfredi, sposato con Stella. Da sempre ho la passione per la politica, nata alle scuole superiori e coltivata da subito: rappresentante di istituto, attivo nei movimenti giovanili di Alleanza Nazionale, poi ho iniziato la trafila diventando coordinatore provinciale e regionale fino al 2007, quando sono stato eletto per la prima volta consigliere comunale. Ho fatto tutta la gavetta, ed è così che intendo la politica: non esperienza solitaria ma dimensione comunitaria che si impara sul campo avendo alle spalle un partito strutturato, che non si riunisce solo per organizzare una campagna elettorale bensì vive, appunto, come una comunità dove si discute anche delle grandi tematiche nazionali. Aiuta molto i ragazzi a impegnarsi per qualcosa che va oltre loro, coltivando il senso civico e allenandoli al confronto con gli altri, a stare insieme agli altri. A me è servito molto arrivando in consiglio comunale, dove ho continuato a studiare, ad ascoltare chi ne sapeva più di me: un ruolo amministrativo non si improvvisa. Comuni delle dimensioni del nostro rappresentano la maggioranza delle realtà provinciali italiane, la gente si aspetta che tu sia presente nei quartieri, nei comitati, in una assemblea… è il succo della politica, è qui che nasce la passione per la politica. Diversamente non saprei motivarla.

In questa prospettiva rientra l’incontro di metà mandato, organizzato a dicembre 2018?

È stato fondamentale incontrare i cittadini per raccontare ciò che avevamo fatto, quello che volevamo fare e quello che non eravamo riusciti a fare. È normale che durante un mandato accadano cose che a volte ci fanno cambiare leggermente la rotta, perché l’amministrare è fatto anche del quotidiano, dell’imprevisto, del mutare di situazioni: la città è in evoluzione e porta all’attenzione un’emergenza piuttosto che un’altra. La pandemia lo insegna, ma questo è stato un evento tragico e inaspettato. Resta il fatto che di sorprese ne abbiamo trovate molte, perché quando si fanno 40 verifiche sismiche statiche nelle scuole – mai fatte prima – è evidente che si deve privilegiare la messa a norma di quella scuola (o di quell’impianto sportivo, o di quella struttura culturale…), togliendo qualcosa che era nel programma elettorale: ci avrebbe fatto più piacere e portato più consenso.

La struttura culturale cui si riferisce è il Museo Marino Marini?

Sì, anche. Per il Marini la discussione con la Fondazione è in corso, direi a buon punto: il Comune si è detto disponibile per provvedere interamente ai costi della guardiania a uso di comodato gratuito delle opere, lasciando la gestione ad apposita cooperativa che ne organizza anche le visite guidate. L’impedimento a riaprire la struttura riguarda la scia dell’impianto antincendio, che non c’è e non c’era neppure nel 1996 quando i VVFF avevano presentato un progetto per la messa a norma, mai realizzato. Perciò sono in corso la progettazione dell’impianto e l’analisi dei costi, che vanno oltre i 200mila euro per mettere a norma il palazzo.

E per quanto riguarda le aree ex Breda?

Su questo vorrei fare una riflessione che non ho fatto in altre sedi: intanto esistono due offerte alla data dell’intervista [21 ottobre 2021 n.d.r.] e ci sarà un’ulteriore asta fra loro per l’aggiudicazione definitiva, il vincitore subentrerà al precedente appaltatore nella convenzione col Comune, assumendosi oneri o onori sull’area per un certo periodo, costruendo quello che è previsto e restituendo al Comune 9 milioni di opere di urbanizzazione (parcheggi, piazze…) che faranno dell’area una spina centrale di accesso a edifici pubblici come Prefettura, Questura, biblioteca San Giorgio.

Ma la riflessione è che due soggetti investitori hanno deciso di farlo a Pistoia, per milioni di euro, dando un segnale che colloca la nostra città nell’alveo delle possibilità di investimento di grandi gruppi.

Cosa ha reso Pistoia un polo così attrattivo?

Secondo me un mix di cose. Pistoia nulla ha da invidiare ad altre città toscane, aspetto che comincia a delinearsi con chiarezza facendola uscire dalla marginalità: è una città d’arte che si apre al turismo, si trova strategicamente fra Firenze e Lucca su un’infrastruttura strategica. Quindi può essere protagonista e attrarre altri tipi di investimento, lungo un asse di collegamento autostradale che trovo fondamentale.

A proposito di aree ex: cosa ci dice del Ceppo

Dal punto vista urbanistico, nel 2019 abbiamo modificato l’accordo di programma con ASL e Regione, perché non lo condividevamo. È stato un tema abbastanza complesso, che allo stato attuale prevede due diversi obiettivi: la realizzazione della casa della salute nel vecchio padiglione Cassa di Risparmio, sulla quale siamo a buon punto e che segue personalmente l’Assessore e Vice sindaco Anna Maria Celesti.

L’altro riguarda l’area occupata dal padiglione demolito, 11mila metri quadri da ripianificare come bene pubblico. Ristrutturare il padiglione sarebbe stato un inutile spreco di risorse, meglio prevedere diversa destinazione per rendere fruibile quello spazio alla città: un bel parco che fa coppia, urbanisticamente, con la sistemazione delle mura – abbiamo anche vinto dei finanziamenti regionali per rimetterle a posto – partendo da viale Matteotti. Un parco magari con innesti di arte contemporanea, la parte museale del Ceppo, il padiglione emodialisi con l’arte contemporanea… questo è l’obiettivo: spero di vederlo io, in ogni caso la strada è tracciata.

Ha manifestato all’inizio il suo orgoglio di sentirsi pistoiese: se “mettiamo in panchina” il Sindaco salta fuori un tifoso?

Sì! Sono molto tifoso, anche se l’ultimo anno mi ha regalato poche gioie… Da Sindaco ho conosciuto altre realtà sportive interessanti, ma la curva mi offre una riflessione, se vogliamo anche sociologica.

Al di là delle rappresentazioni che se ne danno – purtroppo a volte vere, soprattutto nei grandi stadi dove spesso si annida la malavita – nelle realtà di provincia le curve sono stati, e spero lo saranno in futuro, gli ultimi grandi poli di aggregazione giovanile, dove si confrontavano generazioni diverse per età, ceto diverso – quindi il figlio dell’avvocato e quello dell’operaio – e si faceva aggregazione senza distinzioni. Grandi poli aggregativi intorno a una grande passione, che ci teneva insieme. Se c’è un lato violento, il modello che vogliono imporci però lo considero peggiore: tutti davanti a Sky accettando quel modello consumistico. Io preferisco quello aggregativo allo stadio, come al palazzetto o dovunque lo sport richiami soprattutto i giovani. Non è perfetto, è facile attaccarlo ma devo dire che in quei momenti sono nate grandissime aggregazioni, grandissime amicizie, grandissime esperienze che porto nel cuore. Pensate, che proprio in curva ho conosciuto mia moglie

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