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Alia, sequestro preventivo per l’impianto di trattamento meccanico biologico dei rifiuti Breaking news, Cronaca

Firenze – Il sequestro preventivo dell’impianto T.M.B. (Trattamento Meccanico Biologico) di Case Passerini, di proprietà di Alia, è stato messo in atto oggi dagli agenti della Sezione di Polizia Giudiziaria Carabinieri – Nucleo Polizia Provinciale della Procura di Firenze e dai militari della Stazione Carabinieri Forestale di Borgo San Lorenzo, secondo quanto disposto il 12 dicembre 2017 con decreto dal G.I.P. Dott. Alessandro Moneti. L’impianto sequestrato è conosciuto col nome di  T.M.B. – Trattamento Meccanico Biologico. Insieme, sono stati messi sotto sequestro anche circa 570 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da “compost fuori specifica”,  identificabili, come si legge nella nota dei Carabinieri-Comando provinciale di Firenze“con il CER 190503 prodotti presso il citato impianto T.M.B. ed attualmente depositati presso tre aziende agricole poste nei Comuni di Borgo San Lorenzo, Scarperia e San Piero e Lastra a Signa”. 

La società Alia Servizi Ambientali Spa è “nata”, in quanto denominazione, a partire dal 13 marzo scorso, per effetto della fusione per incorporazione delle società ASM spa, Publiambiente Spa, e CIS srl in Quadrifoglio Spa. Quest’ultima infatti, in seguito all’operazione descritta, ha assunto la denominazione ALIA Servizi Ambientali Spa. 
Presso l’impianto T.M.B. viene effettuata la selezione ed il compostaggio dei rifiuti solidi urbani, rifiuti organici da raccolta differenziata e rifiuti vegetali provenienti dal territorio di competenza della società ALIA SpA. Tra le linee di produzione presenti all’interno dell’impianto se ne ritrova una, dedicata alla produzione di ammendante compostato misto (compost). 

Il provvedimento del giudice sarebbe scattato in quanto, su richiesta della Procura della Repubblica di Firenze, sarebbe stato ravvisato, a carico dell’amministratore delegato-Direttore Generale, del responsabile della Direzione Gestione Impianti nonché di altri tre dirigenti/funzionari della società ALIA SpA, le ipotesi di concorso nei reati di traffico di rifiuti, frode in commercio ed emissione di maleodoranze atte a molestare le persone. 

Accertamenti condotti dal personale della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Firenze Aliquota Carabinieri, Nucleo Polizia Provinciale, Stazione Carabinieri Forestale di Borgo San Lorenzo e Dipartimento ARPAT di Firenze nell’ambito di un’indagine che nel maggio scorso aveva già comportato la perquisizione della sede della società ALIA SpA nonché l’ispezione di vari suoi impianti di gestione dei rifiuti, stanno alla base del decreto odierno. 


“Le indagini – si legge ancora nella nota – hanno consentito di accertare l’illecito conferimento a 9 aziende agricole, poste in varie località della provincia di Firenze, complessivamente di kg. 1.241.740, di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da “compost fuori specifica” identificabili con il CER 190503 prodotti presso l’impianto T.M.B. – Trattamento Meccanico Biologico della società ALIA Spa.  In particolare la società ALIA Spa, anziché conferire in discariche autorizzate aveva consegnato detti rifiuti alle aziende agricole attestando falsamente, attraverso la produzione di documentazione accompagnatoria DdT, che il materiale conferito fosse ammendante compostato misto (compost) anziché rifiuto speciale non pericoloso come viceversa accertato grazie alle indagini esperite”. Inoltre, grazie anche alla collaborazione con il Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della Tutela e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari – I.C.Q.R.F. del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, è stato possibile accertare che nel materiale consegnato alle aziende agricole vi era la presenza di una quantità di materiali plastici, vetro e metalli (frazione di diametro =2 mm) superiore a quella consentita dalla normativa vigente determinando pertanto la classificazione dello stesso materiale come rifiuto speciale non pericoloso “compost fuori specifica” identificabile con il CER 190503 anziché ammendante compostato misto (compost). 

Di fatto, alle aziende agricole quindi, anziché consegnare, come pattuito, dell’ammendante che, come recita la normativa vigente, avrebbe consentito in quanto fertilizzante di conservare o migliorare le caratteristiche fisiche, chimiche o l’attività biologica dei terreni, venivano recapitati dei rifiuti; da qui l’accusa di frode in commercio ai danni delle suddette aziende agricole. 

Per quanto riguarda il profitto che la società Alia spa avrebbe ricavato dal’operazione, gli investigatori calcolano che il mancato conferimento in discarica dei citati rifiuti, abbia consentito alla società di conseguire un ingiusto profitto, consistente nel risparmio di spesa al momento quantificato in oltre 66.000 €. 
Le indagini hanno infine consentito di accertare come l’impianto T.M.B., diversamente da quanto stabilito dall’autorizzazione all’esercizio posseduta dalla società ALIA SpA, non fosse mantenuto “in depressione” in quanto varie parti strutturali dello stesso non erano idonee a contenere le maleodoranze generate al suo interno dalla fermentazione dei rifiuti organici impiegati per la produzione del compost. Tale situazione ha consentito di diffondere in atmosfera degli odori molesti prodotti all’interno dell’impianto con ricaduta degli stessi sui recettori presenti nelle aree circostanti procurando nocumento alla popolazione residente in prossimità. Fatto quest’ultimo confermato dai numerosi esposti presentati da cittadini nel corso della scorsa estate. 

“Il GIP – conclude la nota – avendo considerato che l’intera chiusura dell’impianto avrebbe potuto compromettere l’intera gestione dei rifiuti urbani per l’area geografica di competenza della società ALIA SpA , ha consentito di mantenere l’attività nell’impianto demandando al Dipartimento ARPAT di Firenze ed all’I.C.Q.R.F. il controllo sulla gestione dei rifiuti in entrata ed uscita e sulla conseguente produzione e commercializzazione di compost”.

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