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Alla Camera i misteri della morte di David Solazzo Breaking news, Cronaca

Firenze – Il caso di David Solazzo, il giovane cooperante toscano che fu rinvenuto morto nel suo appartamento nell’isola di Fogo il 1 maggio del 2019, a Capo Verde, oggetto di una indagine ancora aperta nel paese centroamericano e di una ulteriore indagine della Procura di Roma ad ora ferma a causa del silenzio della Procura capoverdiana in merito alle richieste inviate dai colleghi romani, torna sotto i riflettori grazie a una interrogazione avanzata alla Camera dall’onorevole Laura Boldrini. L’interrogazione, rivolta al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e al Ministro della difesa, chiede “quali notizie abbia il Governo in merito al soddisfacimento da parte delle autorità capoverdiane della rogatoria internazionale avviata dalla magistratura italiana e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda intraprendere per sollecitare le stesse autorità a collaborare per raggiungere al più presto la verità sulla morte del nostro connazionale”. Un atto che cerca di scuotere non solo il silenzio che è caduto sulla vicenda, ma anche di sollecitare, da parte delle autorità capoverdiane, le attività che servono alla procura romana per dare seguito all’apertura delle indagini. Un caso internazionale che, come commenta la sorella di David, Alessandra Sollazzo, vede la necessarietà della presenza di una volontà politica per essere sbloccato.

La morte del giovane cooperante fiorentino finì sulla stampa internazionale e apparve subito anomala. Infatti, il fiorentino David Solazzo (31 anni),  venne ritrovato morto nel suo appartamento immerso in una pozza di sangue. David non era inesperto, ne’ al suo primo incarico: giunto a Capo Verde nel novembre 2018, lavorava per la onlus fiorentina Cospe a un progetto chiamato “Rotas de Fogo”, volto alla protezione ambientale delle zone rurali dell’isola, come ricorda l’interrogazione dell’onorevole Boldrini che ricostruisce il vissuto del ragazzo e le contingenze in cui è stato ritrovato cadavere; finalità del progetto erano anche lo sviluppo del turismo rurale e sostenibile, nonché la produzione agroecologica dei prodotti tipici locali. David era reduce da un’esperienza dello stesso tenore portata avanti in Angola.

Premettendo che le indagini da parte della Procura capoverdiana sono ancora in corso, nonostante un profondo silenzio sia opposto alle richieste della famiglia e della stessa Procura romana, la procura di Sao Felipe, titolare del caso, attribuì la morte del ragazzo a un “tragico incidente domestico”, interpretazione che portò al dissequestro dell’appartamento, con la naturale conseguenza di non effettuare, secondo quanto si potè sapere, i rilievi di polizia scientifica.

Nell’ipotesi formulata dalla procura di Sao Felipe tuttavia alcune incongruenze emersero, tanto da indurre la Procura romana ad avviare indagini a sua volta, chiedendo la rogatoria internazionale. Queste anomalie sono puntualmente elencate dall’interrogazione dell’onorevole Boldrini, ma furono diffuse anche dalla stampa.

L’ipotesi dell’incidente infatti sembrò infatti poco cogente con l’accaduto. Intanto, la dinamica sarebbe risultata perlomeno strana: non avendo le chiavi di casa, secondo quanto ricostruito dalla procura di Sao Felipe, David per rientrare avrebbe rotto il vetro di una finestra condominiale che dà sulla strada, ferendosi poi col vetro e morendo dissanguato all’interno dell’appartamento. Una ricostruzione che si scontrò col fatto che successivamente si accertò che il ragazzo aveva le chiavi di casa con se’ e che il vetro era stato sfondato dall’interno verso l’esterno.  Inoltre, il sangue ritrovato ovunque e l’assenza di impronte di piedi sulle scale ha indotto la procura di Roma ad aprire un indagine a sua volta, con l’ipotesi di reato di omicidio volontario.

E qui tutto si ferma. Infatti, a quanto si apprende dall’interrogazione della deputata del Pd e confermato dalla famiglia, se per le indagini in Italia è necessario che venga compiuta la trasmissione degli atti delle indagini compiute a Capo Verde e la restutuzione di alcuni effetti di David (fra cui la restituzione del cellulare, del computer e della sua macchina fotografica), niente di tutto ciò, pur a seguito delle reiterate richieste della Procura di Roma, giunge in Italia. Neanche a pensare che ancora non ci sia stato il tempo di effettuarne le copie informatiche, in quanto, sottolinea Boldrini,  sono passati ben 18 mesi dall’accaduto. Inoltre, le richieste della Procura di roma sono state inoltrate seguendo sia i canali diplomatici, che direttamente all’autorità giudiziaria di Sao Felipe. Il punto rimane tale e quale: le richieste, come scrive boldrini “risultano inascoltate”. Di certo, si sa solo che, a 18 mesi dall’accaduto, la procura si Sao Felipe non ha chiuso le indagini. E non fornisce informazioni, di fatto bloccando anche l’indagine italiana.

In questo contesto si segnala un nuovo tentativo, messo in atto nei mesi scorsi, dai genitori di David Solazzo: la famiglia infatti ha scritto al governo per chiedere verità e giustizia sulla morte del figlio.  Ricordiamo che, come ricorda l’onorevole Boldrini nell’interrogazione, “nell’agosto 2020 la vice Ministra Emanuela Del Re, durante un colloquio con il Ministro degli esteri di Capo Verde, Luis Filipe Tavares, ha chiesto anche aggiornamenti relativi al decesso di David, evidenziando l’importanza che per l’Italia ha il caso di David. Silenzio da parte delle autorità capoverdiane.

Ad oggi, dunque, la situazione, a quanto è dato sapere, rimane la stessa: autorità giudiziarie italiane ferme finché non saranno messe in condizioni di procedere a fronte di un’inchiesta ancora aperta di cui tuttavia non si sa niente, una famiglia che attende nello strazio di non conoscere la verità.

Sulla vicenda si era mosso anche il consiglio comunale di Firenze, che il 23 novembre scorso aveva approvato una risoluzione il cui oggetto titolava “David Solazzo: la verità e la giustizia non possono attendere oltre”. La risoluzione, presentata da Donata Bianchi, Luca Milani, Nicola Armentano, Renzo Pampaloni, Letizia Perini, Patrizia Bonanni, impegnava il sindaco e la giunta “a rappresentare  al Presidente del Consiglio dei Ministri, come pure al Ministro degli esteri la necessità di proseguire con determinazione alla richiesta di collaborazione da parte delle autorità capoverdiane; a rappresentare  all’Ambasciata di Capo Verde in Italia l’urgenza di dare seguito alle procedure
giudiziarie necessarie a soddisfare la rogatoria internazionale avviata dalla magistratura italiana, e a sollecitare la magistratura locale affinché tutti gli elementi di conoscenza utile siano messi a disposizione e validati al fine di raggiungere elementi di verità; a rappresentare alle Autorità italiane e all’Ambasciata di Capoverde la necessità che le autorità
giudiziarie italiane siano messe nella condizione di poter fare urgentemente un sopralluogo nell’appartamento di David Solazzo con la propria polizia scientifica al fine di acquisire le prove necessarie all’iter delle indagini in corso; a sostenere la famiglia e la comunità di riferimento di David affinché essi non rimangano soli , bensì si sentano sostenuti dalle istituzioni della città nella quale David compì le sue scelte fondamentali; a supportare la borsa di studio e il premio di laurea intitolato alla memoria di David Solazzo attraverso
la promozione degli studi effettuati e dei valori di solidarietà e cooperazione internazionale cui David dedicò la sua breve ma intensa vita, esprimendo il sentimento della Città di Firenze nell’auspicio che sia quanto prima affrontata la questione in oggetto al fine di garantire il pieno rispetto del diritto; a sensibilizzare, nelle forme più opportune che potranno essere condivise con la famiglia, la cittadinanza e la comunità italiana affinché David Solazzo non sia dimenticato e abbia giustizia”.

 

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