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Alla Fiorentina senza attacco non resta che il campionato Sport

Firenze – Non si può giocare in campo internazionale senza uno schema d’attacco. Un Siviglia tutt’altro che trascendentale, con giocatori normali, con un gioco normale, con schemi a memoria semplici e lineari, che però ha un gioco d’attacco, verticale, ficcante, come lo deve essere un gioco che mira al sodo, senza fronzoli, sufficientemente veloce, senza un dribbling di troppo, con cross dal fondo, con giocatori che vengono cercati di prima e aspettano i compagni a rimorchio o che si sovrappongono sulle fasce…e con chiunque veda una possibilità che non esita a  tirare in porta.

Così, semplicemente. La Fiorentina che invece mostra in campo internazionale tutta la sua pochezza. Una squadra mentalmente preparata e matura (all’inizio sembrava aver intimidito l’avversario), che tiene palla, che fa vedere anche qualche numero da circo sul palleggio, ma che non tira in porta, e che quando tira sembra ammaliata. Che Gomez non veda la porta forse neanche quando passa con la sua Mercedes da porta al Prato, lo si sapeva. Ma che anche Mati, coi suoi piedi, si trovi due volte con la porta spalancata e inventi le conclusioni più inverosimili, piene di ansia e di timore, è stata l’ultima novità. Ora lo sappiamo. Nella Fiorentina o segna Salah, che ieri notte cercava di dribblare anche se stesso nelle zone più inutili del campo, o segna un difensore, o niente. Desolante, e progressivamente scoraggiante.

La Fiorentina è sembrata un pallone senza valvola; gonfio all’inizio, poi, dopo il solito gol subìto alla prima occasione,  sempre più mencio e sgualcito. Emblematico il finale, con la squadra che nell’arrembaggio del recupero sa solo passare palla indietro o in orizzontale, senza cambiare passo, senza buttare un pallone in area. E l’unica scusante è che Montella non ha alternative in avanti.

Ma discutiamone. È vero che manca Rossi che torna a luglio, per una partitina sulla spiaggia; è vero che manca Babacar per quei tre maledetti minuti a partita persa che gli hanno fatto girare il ginocchio; è vero che Bernardeschi torna ora da un lungo infortunio e avrà sì e no un tempo nelle gambe; altrettanto vero che Gila e Diamanti non possono giocare in Europa. Dunque i giocatori son quelli. Ma che senso ha tenere Joaquin così largo a sinistra e Salah altrettanto largo a destra (anche se smaniava di rincorrere ogni pallone e si trovava spesso fuori posizione), quando le “ali” non fanno mai un cross, raramente favoriscono una sovrapposizione, mai vanno in area a aiutare la punta nelle conclusioni? Si sa che Gomez non c’è, e che se c’è fa capolino rimpiattato dietro un difensore (meglio così; perché ho contato le sue prime cinque palle toccate, tra cui l’occasione da gol nei primi minuti, e sono state cinque palle sbagliate, anche per appoggi facili); e dunque è anche logico che non si crossi.

Ma allora che si allarga a fare la difesa avversaria? Per gli inserimenti. Ma di chi? Di Mati? Di Borja? Che viaggiano alla media di un gol all’anno? La verità è che di tre punte una si neutralizza da sé (Gomez) le altre due si neutralizzano stando troppo lontane dall’area e dalla zona gol. Con queste premesse,  la squadra inizia bene (come contro il Napoli, come contro la Juve e in tante altre occasioni), poi prende un gol, perde  sempre più smalto, e comincia con il delirio di giocate impossibili e disperate, come la percussione verso il calcio d’angolo di Alonso nel finale arrembante, o i tanti ingolfamenti di Borja e Salah tra tre uomini. Nessuno che scompagini il copione. E soprattutto nessuno che dimostri di aver provato in allenamento uno schema o una giocata con il compagno di linea. Tutto improvvisato, prevedibile e inutile. Mai vista una squadra così inerme.

Ora resta da salvare il campionato. Che è l’obiettivo più facile. Ma che cercherei di conseguire anche  provando qualche soluzione d’attacco diversa. Continuo a suggerire un 4-2-3-1 più sciolto, con la squadra più lunga, che almeno provi a esaltare le qualità di Salah e Ilicic negli spazi. Oppure un albero di Natale, con Salah e Ilicic dietro Gila, ma più accentrati, mentre saranno i terzini a andare da ali, come contro il Cesena.

Perché la partita di ieri ha detto definitivamente due cose: basta con Gomez, a costo di mettere in campo un primavera; e basta con quel che resta del tiqui taca (e forse anche basta con Borja Valero, che è stato il suo profeta degli anni scorsi e che ora appare fatuo e nervoso). Perché se il gioco spagnolo viene irriso anche in Spagna da una squadra normale che gioca all’italiana, allora è proprio scoccata l’ora.

 

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