energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Alla Toscana dei 287 Comuni manca una metropoli Politica

Città sempre più grandi e che aspirano a diventare metropoli, piccoli Comuni che si uniscono in aggregazioni più popolose e Provincie che di fatto restano solo nomi sulla carta. Di qui a un anno e mezzo la rivoluzione del sistema delle autonomie locali (frutto di un mix normativo contenuto nelle ultime manovre del Governo Berlusconi e nel Decreto Salvaitalia targato Monti) ridisegnerà l’architettura istituzionale del Paese, e ovviamente della Toscana. Nei prossimi mesi i Comuni fino a mille abitanti dovranno convergere in un nuovo tipo di Unione cui conferire tutte le funzioni e i servizi locali. Questo processo riguarderà in Toscana 17 Comuni (nessuno nella provincia di Firenze), che dovranno attivarsi a partire dalla fine di quest’anno. Per i Comuni tra 1000 e 5000 abitanti la legge parla dell’obbligo di associare solo alcune non meglio definite “funzioni fondamentali” entro settembre 2013. Questa misura investirà in Toscana circa 118 Comuni. Le norme riguardanti l’accorpamento di funzioni o l’unione di Comuni interesseranno in Toscana, in totale, 135 Comuni, ovvero il 47,1%. La rivoluzione più immediata toccherà invece le Province, che in base al discusso art. 23 del Salvaitalia saranno di fatto ridotte a organi di secondo livello, non eletti dai cittadini, con il passaggio di funzioni, personale e risorse finanziarie a Stato e Regioni ed il mantenimento della sola funzione di coordinamento. «Un processo di riorganizzazione complesso che va governato con la concertazione tra Regione, autonomie locali e sindacati dei lavoratori –  ha spiegato stamane Debora Giomi, segretaria regionale della Cgil Funzione Pubblica, promotrice di un convegno a Palazzo Medici Riccardi che ha visto la partecipazione oggi dell’assessore regionale al bilancio e rapporti istituzionali Riccardo Nencini, dell’assessore provinciale al personale Tiziano Lepri, del rappresentante di Anci Toscana Marco Mairaghi e del segretario regionale della Cgil Emanuele Marigolli – Finora hanno prevalso fretta e improvvisazione, per non parlare del caso Porvince, derubricato dal rango costituzionale e che nell’immaginario collettivo sono ormai considerate il simbolo dello spreco. Ma il sistema delle autonomie locali va maneggiato con cura. Simao qui per sollecitare una discussione sul tema e chiedere alla Regione un tavolo di concertazione con sindacati ed enti locali per evitare una situazione di “stress istituzionale” e tutelare  i lavoratori che di fatto saranno i veri protagonisti ed attuatori di questa riforma». Sul tema delle Province, che secondo l’Assessore Lepri «è un gran pasticcio», anche Nencini ammette: «L’art. 23 era discutibile ma chiarissimo e la Regione già si stava organizzando per assorbire parte delle funzioni e del personale –  ha detto – ,Poi il governo ha stabilito che l’80% delle funzioni resterà in un nuovo organismo provinciale. Insomma, per ora aspettiamo di capirci qualcosa anche noi». Quanto ai Comuni, secondo Nencini «in Toscana siamo fortunati ad averne 287, grazie alla riforma granducale del ‘700 che ne accorpò molti, ma sono ancora troppi per affrontare il futuro». Un futuro che , secondo l’assessore «non passa per le campagne, ma per le città, perché sarà caratterizzato da una spesa pubblica dei comuni sempre più ridotta e da una globalizzazione che impone già ora di essere più competitivi e di governare processi sempre più complessi». In definitiva, alla Toscana manca una metropoli. «La Toscana ha bisogno di città, perché di città in senso contemporaneo non ce ne sono. Anche Firenze di metropoli non ha niente, né i servizi né le infrastrutture –  ha spiegato Nencini – L’unica strada è creare delle aree metropolitane, che potrebbero essere la Pisa-Livorno, dotata di un sistema integrato porto-aeroporto,  e l’area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia. Per quanto riguarda le unioni di comuni, che la Regione può solo incentivare ma non imporre, si registra un fenomeno nuovo. Mentre in Toscana il superamento del Comune non è mai stato facile e le operazioni fatte finora sono state sempre imposte, ora molti stanno cominciando a ragionare di unioni. È il caso di Figline e Incisa , dei comuni dell’Elba, di 10 Comuni nel Casentino e di Piombino con altri 2 Comuni limitrofi».

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »