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Allarme Confesercenti: crisi lunga, aziende a rischio Economia, Società

La crisi è lunga e non perdona. A dirlo, i dati emersi dallo studio condotto dall'Osservatorio Economico Confesercenti Firenze: 2011 chiuso in netta discesa, peggioramento che colpisce il commercio tradizionale in sede fissa, in particolare alimentari e moda, oltre ad alcuni segmenti come le librerie, il dettaglio fiori e elettrodomestici. Altro dato interessante, mentre lo stock di imprese sostanzialmente tiene, cambia profondamente la tipologia: in flessione le società di persone, meno strutturate, in aumento le società di capitale, vale a dire modelli più strutturati e dotati di capitali propri. In realtà, la profonda criticità che segna il divario che separa microimprese e aziende strutturate si concretizza in un elemento significativo: le ditte individuali e caratterizzate da società di persone non producono nuove imprese. Ciò segnala una perdita di fascino del settore, che spinge ancora di più a considerare il panorama impresa profondamente diviso fra due poli.

All'interno di questa divisione, un dato sembra ormai appurato: mentre l'intero settore del commercio nel suo insieme "regge", all'interno l'emorragia del commercio tradizinale in sede fissa perde quasi mille unità negli ultimi anni. Un segnale che la lunghezza della crisi sta già incidendo sulla demografia delle imprese.

Andando ai numeri, sulle 712 aziende prese in considerazione da Confesercenti, di cui sono a disposizione i dati contabili, le flessioni più significative sono nel settore alimentare, -7,97%), della pelletteria/calzature (-5,67%), delle librerie (-7,7%), della vendita degli elettrodomestici e articoli di telefonia al dettaglio (-9,74%), dei fiori (-8,82%), degli altri beni (-5,94%), grossisti (-7,97%). Ugualmente significative le flessioni di agenti di commercio (-2,87%), ambulanti alimentari (-2,99%), (ortofrutta (-3,36%), macelleria/pescheria (- 3,71%), abbigliamento (-3,84%), bar (-3,9%).
Flessioni prossime al valore piatto o in territorio positivo per decimali per agenti immobiliari (-0,97%), ambulanti non alimentari (-1,09%), intimo (0,62%), cartoleria/giocattoli (0,56%), ottica/articoli fotografici (0,16%), ristoranti (1,05%), articoli per la casa (1,67%). Unici settori in territorio positivo di intensità certa risultano le profumerie/erboristerie (9,19%) e, sia pur a ben più ridotta percentuale, gli alberghi (2,56%).

Per quanto riguarda le aree territoriali, l'analisi mette in luce le accresciute difficoltà dell’ambito Area Metropolitana Fiorentina (i comuni di: Scandicci, Lastra a Signa, Signa, Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino) e Empolese Valdelsa. Difficoltà anche per la Città di Firenze e in maniera più contenuta per Mugello Valdisieve. Unico ambito dal segno positivo risulta quindi il Chianti Valdarno che valorizza bene il concetto di amenity nei suoi settori volàno (alberghi e ristoranti, ma anche alimentari) creando un effetto redistributivo su tutto il territorio. Non solo. L'analisi del primo trimestre del 2012 manriene la stessa tendenza dell'ultimo semestre 2011. Vale a dire, le performances delle aziende rimangono di segno negativo. L'indice generale di felssione è pari al -3,62%. 

Ma che fine hanno fatto i consumi interni? Le analisi di Confesercenti non lasciano molti margini di ottimismo: infatti, risulta che i consumi, fino a oggi trainati dall'indebitamento personale, scontano due grosse criticità: da un lato, la necessità del "rientro" nel debito, dall'altro l'effetto depressivo della manovra del governo. Che pesa sulle famiglie, secondo calcoli di Confesercenti, per circa la riduzione di una mensilità (1000 euro meno circa all'anno). Dunque, la previsione dell'organizzazione di categoria sarà "di segno negativo in linea con l’andamento di fine anno 2011 e inizio di quello in corso venendo a segnare un indice generale a valori correnti, nei termini di variazione tendenziale del fatturato delle imprese del nostro campione nei primi nove mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del -4,08%".

L'unica nota consolatoria giunge in serata, da Sistema Moda Italia: secondo gli ultimi dati elaborati dal Centro studi di Sistema moda Italia, il mercato statunitense registra performance positive per la moda italiana già nel primo trimestre del 2012, con esportazioni del tessile-abbigliamento in crescita del 26,4%. non si smentisce dunque un dato che sembra permeare l'attuale congiuntura economica, e che vede il trend che continua a rimanere positivo dell'export.

Foto: http://www.fiscoetasse.com/blog/tag/strategie-dimpresa/

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