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Allarme siccità, Coldiretti: “Decisive le prossime due settimane” Ambiente

A spiegarcelo sono gli addetti ai lavori, gli agricoltori che, si sa, per professione hanno a che fare con la  variabilità climatica che condiziona i raccolti in quantità e qualità, ma non fin ai punti raggiunti in quest'annata agraria. Una esperienza diretta come esempio per tutte. Paolo Nacci, imprenditore di San Miniato, 550 ettari di cereali tra Castelfiorentino, Fucecchio, Santa Maria a Monte e zone limitrofe, dichiara di “aver visto e vissuto in trent'anni di attività varie siccità estive, precedute però da un inverno piovoso”. E conclude: “E' un quadro che fa paura, il clima è davvero cambiato''.
La Codiretti Toscana, per bocca del  suo presidente Tulio Marcelli, avanza la drammatica previsione sul grano, produzione toscana molto importante in particolare nel pisano, grossetano e livornese: se non piove entro una quindicina di giorni, vale a dire entro il 10-12 aprile la produzione di granella rischia di venire compromessa. E' questo infatti il periodo nel quale la coltura necessità di più acqua per la fioritura e la maturazione successiva. Ma non è la sola coltura a rischio di compromissione del raccolto: “Siamo preoccupati – aggiunge Marcelli – anche per mais, girasole ed orzo: abbiamo ancora alcune settimane per affrontare il nodo della semina. La situazione non è facile''.
In Toscana grano (tenero e duro) mais ed orzo sono una realtà da 12 mila aziende, migliaia di addetti tra lavoratori diretti ed indotto, 115 mila ettari, ed una produzione, solo di grano, intorno ai 4,5 milioni di quintali. Coldiretti ha calcolato che il perdurare della siccità ridurrà del 50% la resa ad ettaro, che tradotto in in termini di produzione significa la perdita di oltre 2 milioni di quintali di grano per un valore tra 50 e 60 milioni di euro. Insomma, come sottolinea Marcelli, le prossime settimane saranno decisive per sapere che estate e che raccolto avrà l'agricoltura toscana.
L'organizzazione professionale degli agricoltori chiede azioni concrete per poter “convivere con i mutamenti climatici nei prossimi anni”. Da una parte interventi per intercettare e conservare l'acqua mediante “la realizzazione di pozzi e piccoli laghetti privati nelle campagne”, investimenti per il “recupero delle acque”  e l'impiego di “moderne tecnologie per garantire una distribuzione ed un utilizzo più efficienti dell'acqua per l'irrigazione dei campi”. Dall'altra un "piano idrico pluriennale" di scala regionale che consenta di affontare e di prevenire i danni del cambiamento climatico che "ormai è divenuto la regola", quasi un nuovo clima.
La siccità, con conseguente deficit idrico delle falde, dei corsi d'acqua e dei laghi potrebbe essere un'altra delle componenti conclamate del nuovo andamento climatico, al pari dei flash fllood, alluvioni lampo made in Italy, opposto estremo della siccità. Questi infatti secondo gli studi dell’Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze, sono stati ben 76 fra 1990 e il 2011.

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