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Alle Reali Poste “La città di Ercole” Cultura

Firenze – “Quando i curatori mi hanno chiesto su quale argomento fare la mostra natalizia erano appena cinque settimane e mezzo fa – dice con entusiasmo Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi che stamattina ha inaugurato la quindicesima mostra dei Mai Visti alle Reali Poste – e se siamo riusciti a mettere in piedi questa esposizione il merito è grazie a una grande squadra che ha lavorato insieme”. Curata da Wolfer Bulst, Francesca de Luca, Fabrizio Paolucci e Daniela Parenti si è aperta oggi “La città di Ercole. Mitologia e politica”, cinquantuno pezzi, molti dei quali provenienti dai depositi degli Uffizi e da Villa Corsini e mai esposti prima,  visitabile fino al 31 gennaio, dalle 10 alle 17 con ingresso libero, escluso il lunedì, il giorno di Natale e di Capodanno.

Soggetto prediletto dalla statuaria antica, di grande e piccolo formato, ma anche di rilievi, dipinti e decori, Ercole è il protagonista di questa mostra che lo celebra per la sua forza e per le incredibili gesta. Ai temi delle fatiche, rappresentate dal bellissimo “Fronte di sarcofago” di epoca romana, 200-210 d.c., che mostra nove delle dodici fatiche di Ercole che si susseguono da sinistra a destra cadenzate con il progredire dell’età dell’eroe, fanno seguito i temi iconografici come Ercole al bivio tra il Vizio e la Virtù che ebbero diffusione dal Quattrocento in poi o l’Ercole gallico che trascina le genti con la sua oratoria, le catene d’ambra che escono dalla sua bocca o Ercole difensore delle muse che protegge le arti dall’Avarizia dei mecenati, quale nemica più insidiosa, infine l’aspetto più umano che ci rivela tutta la sua fragilità nella satira della regina Onfale.

mostra ercole con eikeMa il legame più forte con Firenze è senza dubbio quello all’epoca di Cosimo I che lo assunse a simbolo per rappresentare la virtù del principe, un motivo ricorrente grazie alle belle foto di Claudio Caruso alla statua in Piazza della Signoria che fanno cornice all’allestimento elegante che ha scelto il blu notte come sfondo. Ercole quindi simbolo di governo, non sorprende che la sua effigie si ritrovi su numerosi manufatti quale nume tutelare e benefico. In mostra il Vangelo, codice membranaceo oggi conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze, che veniva usato dai priori fiorentini all’atto del giuramento sulla cui legatura, finemente decorata a pastiglia, si trova un’immagine in smalto dell’eroe forse derivata dal perduto sigillo del Comune fiorentino. Ercole raffigurato anche in una decorazione in argento di Baccio Baldini sulla celebre Divina Commedia commentata da Cristoforo landino, 1431, conservata presso la Biblioteca Nazionale e decorata da Attavante degli Attavanti, aperta nella pagina dell’incipit dell’Inferno, mostra nel fregio, l’immagine di Ercole insieme agli altri simboli del Comune, e ancora il sigillo di Cosimo I con l’immagine di Ercole.

“Ercole al bivio e Ercole e Caco” di Sebastiano Ricci, del 1706, due tele usate come modello per gli affreschi della sala d’Ercole a Palazzo Marucelli a Firenze, “Ercole condannato dalle Muse” di Alessandro Allori, 1565, o il bronzetto di epoca ellenistica proveniente dal Museo Archeologico a cui si ispira l’Ercole raffigurato nei rilievi della porta della Mandorla della cattedrale di Firenze, senza contare i due grandi capolavori che accolgono il visitatore, la testa monumentale di epoca romana, metà del II sec. D.c. proveniente da Villa Corsini, forse appartenente a una statua dell’eroe seduto e la grande tela di Guido Reni raffigurante “Ercole dopo aver sconfitto l’idra”, inizi 1630. “Ringrazio tutti i musei che hanno collaborato con i prestiti alla mostra e anche il sindaco Nardella – ha detto il direttore degli Uffizi – e ercole sculturaanche gli Ambasciatori della rinascita della mostra di Casal di Principe, appena chiusa, che oggi sono qui da noi e sono grato ai fiorentini e alle istituzioni culturali presenti e gli auguri a Cristina Acidini – presente in sala – prima donna ad essere presidente dell’Accademia delle arti e del disegno voluta dal Vasari.” 

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