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Alleanza tosco-emiliana, cooperazione e biologico vanno insieme Economia

Firenze – Ci sono molte novità, nel progetto presentato stamattina da Legacoop Toscana nell’ambito del biologico. Il nome del progetto è Ortofrutta Toscana Bio e prevede da un lato, una sorta di alleanza “transappeninica” nel nome del biologico, dall’altro il miglioramento e la valorizzazione di tutti i passaggi della filiera, dalla produzione al confezionamento e distribuzione, alle “relazioni di mercato”.

Primo punto, l’alleanza tosco-emiliana, che viene definita dal presidente nazionale Legacoop Agroalimentare “necessaria”. Perché? E’ semplice: affacciandosi all’Europa, i soggetti che riescono a interpretare meglio le esigenze di mercato sono soggetti con dimensioni più ampie rispetto a ciò che che ci attende in patria. Un problema dimensionale che è ancora più accentuato in Italia dove si riscontra la presenza prevalente di imprese “medie”, che mancano della flessibilità delle piccole e non hanno la forza d’urto delle grandi. Perciò, dice Luppi, “ben venga l’esperimento di mettere insieme “forze emiliane e toscane, in vista di una sorta di sperimentazione che potrebbe diventare anche laboratorio da esportare in altre realtà”.

Secondo punto, la valorizzazione della filiera. Ortofrutta Toscana Bio è stato messo a punto da soggetti che vanno dalla produzione alla ricerca e valorizzazione del prodotto biologico, al confezionamento e distribuzione. Per quanto riguarda i soldi,  all’inizio il progetto sarà finanziato con  2 milioni e mezzo di euro, il 40% dei quali sarà a carico delle imprese partecipanti, il resto finanziato con fondi europei e della Regione Toscana. Obiettivo finale, 4 milioni di investimento totale nell’arco di quattro anni.

I passaggi della filiera vengono scanditi dai soggetti presenti nel progetto: Vivitoscano come capofila presenta come partner altre realtà dell’importanza di Agribologna, Apofruit Italia(con l’omonimo gruppo che vanta oltre 3.300 soci produttori), Canova srl,  Conor, CS Etruria. Un insieme di soggetti diversi ognuno con competenze già operanti nel mondo del bio: oltre il primo anello che sono le aziende di produzione dell’ ortofruttivcolo bio, ci sono i soggetti che , come Vivitoscano e CS Etruria, si occupano di lavorazione e commercializzazione, la prima nella moderna distribuzione (Gdo e Do), la seconda  nel circuito molto importante delle mense scolastiche e aziendali e in generale della ristorazione collettiva . Terre dell’Etruria e Apofruit, invece, sono organizzazioni di produttori che si occupano di programmazione e concentrazione dell’offerta, oltre che di miglioramento qualitativo e assistenza tecnica. Infine, gli enti di ricerca indispensabili per miglioramenti tecnici e innovazione.

Ma ecco quali sono le misure chiave del progetto, più esattamente del progetto integrato di filiera o Pif, che sarà presentato nell’ambito del Psr (Piano di sviluppo rurale della Regione Toscana): interventi di ammodernamento della produzione, di concentrazione e innovazione degli stabilimenti di lavorazione, nuovi progetti sperimentali come assistenza tecnica unificata per tutta la Toscana, comunicazione in rete di dati e bollettini e razionalizzazione del trasporto su gomma per accorciare le distanze fra produttore e consumatore. I prodotti al consumatore di Ortorutta Toscana bio saranno distinti dai due marchi del biologico Vivitoscano e Almaverde Bio. Nel complesso si prevede che da parte toscana il coinvolgimento vedrà aziende agricole toscane per un totale di circa 2mila tonnellate di frutta e ortaggi biologici.

Del resto, come confermano i dati statistici, la domanda del bio, in un generale momento di difficoltà lasciato dalla crisi che ha riguardato anche l’agroalimentare, è l’unica a continuare a mostrare un trend espansivo. Lo ribadisce il presidente Legacoop Agroalimentare Toscana Roberto Negrini, che conclude: “Siamo coinvolti in questo progetto che valorizza il marchio d’origine della Regione Toscana perché crediamo nella necessità di aggregare, per la prima volta in Toscana, realtà eterogenee ma che da sempre lavorano a fianco a fianco, nelle diverse fasi della filiera produttiva”.

 

 

 

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