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Allen Doug Thompson: questo nostro pianeta variopinto Cultura

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Firenze – Allen Doug Thompson: questo nostro pianeta variopinto

Le ‘tenebre’, il ‘caos’ originale, attende la trasformazione in un’immagine ricca, variopinta, affermazione decisiva della vita unica del nostro pianeta”.”E come scegli il soggetto?” gli chiedo “In diversi modi” e specifica “o il soggetto sta li e aspetta il mio sguardo o ‘si mette in mostra’ o sono io che lo vedo per primo. Ma deve sempre racchiudere in sé i semi di una trasformazione, anche radicale, mentre allo stesso tempo suggerisce il senso e le sagome del mondo scartato, inadeguato. Per lo piú, il soggetto è paesistico, privo di qualsiasi segno della presenza umana; o se ce ne sono tracce sono reliquie della deturpazione del mondo naturale e umano”.

Doug Thompson, di cui abbiamo appena pubblicato la “Mostra online“, nasce e tuttora vive nel nord dell’Inghilterra, ma ha vissuto anche a Cambridge oltre che in Italia, Singapore e Irlanda. Accademico nel campo degli studi di italianistica ha sempre dipinto, ma solo nell’ultimo decennio si è dedicato allo sviluppo di stile e tecnica. Grande viaggiatore, trae dai suoi viaggi i soggetti per i suoi quadri.

Terminato il suo percorso lavorativo, finalmente libero di potersi dedicare a tempo pieno alle sue ambizioni letterarie e artistiche, Doug si dedica quasi esclusivamente alla pittura, forma espressiva che gli consente di “ricominciare dalla tabula rasa per creare un mondo intero” e Doug aggiunge che apprezza “La possibilità di sperimentare nuove tecniche. Una felice giustapposizione di colori e una composizione equilibrata. Insomma, per me, dipingere vuol dire abbandono del mondo com’è o come lo percepiamo, per costruire un altro ideale ed unico”.

Come descriveresti  la tua attività,  cosa vuoi esprimere con le tue opere?
“In questo contesto, ‘senso’ può avere due significati diversi: cioè, di ‘direzione’ e di ‘significato’. Rispetto al primo, attualmente mi accorgo di avvicinarmi sempre di più a quel terreno che sta tra la rappresentazione realistica e quella astratta, numinosa, in cerca dell’essenza delle cose anziché della loro esistenza particolareggiata; e quindi non sorprenderà sapere che lavoro piú con la scapula che il pennello, per potermi esprimere attraverso una forma di neo-impressionismo” risponde Doug e aggiunge “Per quanto riguarda ‘significato’, non parto dall’idea di un messaggio da trasmettere, ma spero comunque di arrivare a trasmetterne uno, sebbene di carattere metaforico, trasfigurato o utopistico che possa riflettere in modo perfezionato anche l’immagine ‘realistica’ da cui sono partito. Per dirla altrimenti, scopro il significato durante il viaggio, ma è spesso un viaggio senza bussola”.

Alcuni quadri di Doug esprimono un’idea “politica” come “Fabbricato nell’USA e altri definiti da lui stesso ‘pavesiani’ sono una ri-interpretazione in forma pittorica di contenuti poetici espressi dal poeta piemontese in “Lavorare stanca”.

La produzione di Doug non si limita all’attività pittorica, ma si estende alla scrittura, alla traduzione e all’editoria “sono editore di una collana di romanzi italiani contemporanei in traduzione inglese” afferma “non ho molto tempo per dedicarmi all’organizzazione di mostre, specialmente di recente, ed è un guaio perché avrei molte cose da esibire che invece aspettano, pazienti, il loro turno per venir appese ai muri domestici” aggiunge scherzando.

Cosa ne pensi della fotografia, è una forma espressiva che ti interessa?
“Nel mio lavoro i due processi sono intimamente legati, nel senso che lo spunto naturale della maggior parte dei miei quadri viene catturata prima di tutto come immagine fotografica la quale, però, rimane in attesa di una trasformazione, anche profonda” risponde ” …La fotografia è un’arte per la quale ho molto rispetto e che avrei voluto imparare – se avessi avuto tre o quattro vite… ” ironizza.

Qualche nome di artisti prediletti?
Ci sono movimenti contemporanei che rigetto assolutamente: faranno scalpore, ma non riesco a vedere arte in un pescicane sottaceto, un letto disfatto, una fila di mattoni… L’arte concettuale funzionerebbe, forse, se evitasse queste banalità e pretensiosità tanto riduttive! … apprezzo artisti di tutte le epoche storiche, fra cui Piero della Francesca, i Lorenzetti, i Brueghel, El Greco, il Vermeer, il Pinturicchio, i futuristi italiani – un elenco molto eclettico e per niente esaustivo …

Ma gli artisti con cui intuisco un’affinità più stretta appartengono a due tradizioni ben diverse: per primo, quella quintessenzialmente inglese del ventesimo secolo, per la maggior parte paesaggisti come Paul Nash, John Piper, John Sutherland e Ivon Hitchens, artisti forse meno conosciuti in Italia, ma i quali, rappresentano la fase moderna di una tradizione illustre che parte da William Blake, Samuel Palmer e Turner nell’Ottocento. Sono artisti dedicati a una visione particolare del paesaggio inglese e che propongono una visione innanzitutto mitizzante e folkloristica, radicata nella vita popolare.

Il secondo gruppo di pittori che mi attraggono e da cui imparo molto dal mio primo incontro con loro, nel 1994, sono gli australiani di tradizione europea del ventesimo secolo; ma specialmente quelli moderni e contemporanei della seconda metà del secolo. Come pittori, anche adesso, oltre due secoli dopo il primo insediamento britannico in quell’immenso continente, sono privilegiati di poter guardare la natura con “l’occhio vergine” (per dirla con Pavese, quando commentava il rapporto tra Walt Whitman, poeta pioniere, e il suo proprio continente). Sono pittori pionieri alla scoperta dell’entroterra del continente, il cosidetto ‘Outback’, del suo terreno rosso, duro, vuoto, selvaggio e disabitato, delle vite e delle tradizioni del popolo indigeno, dei suoi paesaggi cosí strani e misteriosi.

Se i pittori dell’inizio del secolo, come Streeton, Condor, Roberts e McCubbin scoprivano e presentavano le zone più o meno abitate del litorale orientale-meridionale, quelli arrivati in seguito, come Drysdale, Boyd, Tucker, Nolan e Williams, si sono avventurati nelle montagne, nei deserti, nelle foreste pluviali temperati o tropicali, ecc, sia fisicamente sia, certo, con i colori, per rivelare una terra unica ai loro compaesani e al resto del mondo. Quest’ultimi hanno assorbito elementi dell’arte indigena e infatti il loro lavoro propende sempre verso una sorta di astrattismo in cui le distanze enormi fondono cielo, deserto, acque, montagne e altri aspetti del mondo naturale, in un’essenza di colori e di atmosfere che sono del tutto alieni all’occhio europeo. Il loro è un mondo artistico pieno di sfumature e di estremismi, l’ambiente perfetto in cui distillare l’essenza naturale e storico-umano di ciò che vuol dire ‘australiano’.

Cosa farai da “grande”, hai qualche progetto per il futuro?
I
ndago “Certo, ho intenzione di fare una serie di quadri, anche grossi, drammatici, ispirati alle immagini fotografiche… che spero di fare nelle prossime settimane nel corso di un ulteriore viaggio in Australia nelle Flinders Ranges (montagne e deserto dell’Australia meridionale)”.

Hai un messaggio per i giovani artisti? domado infine
“Sí, ai giovani, di qualsiasi età. Dipingere bene è  una questione di pratica, sperimentazione, fortuna … e ancora pratica; secondo me anche i quadri ‘falliti’ rappresentano un passo in avanti; e poi, con o senza formazione professionale le soddisfazioni di tale dedicazione sono infiniti” conclude.

Un elenco di mostre di pittura
1998 Guisborough, Yorkshire. Painting Australia and Other Places
2003 University of Hull, Yorkshire Work in Progress
2004 Wuppertal, Germania  Reflections
2008 Santo Stefano-Belbo, Italia Pavese a colori
2008 Keswick, Cumbria  Retrospective

Pubblicazioni
Ce ne sono parecchie, ma nessuna che riguardi l’arte della pittura; le più notevoli sono:
Saggi: Cesare Pavese. A Study of the Major Novels and Poems (Cambridge University Press, Cambridge, 1982); An Introduction to Pirandello’s ‘Sei personaggi in cerca d’autore’ (Hull University Press, Hull, 1985; poi Troubador, Leicester, 1991); State Control in Fascist Italy. Culture and Conformity (Manchester University Press, Manchester, 1991); ‘Onde di questo mare’: Reconsidering Pavese (Troubador, Leicester, 2003); ‘Richecourt’s Inheritance: Administration and Economy under the Last of the Medici’, in Moving in Measure, ed. Bryce and Thompson, Hull,1990); ‘Sallustio Antonio Bandini: Moral Philosophy and Agrarian Economy in Early Eighteenth-Century Tuscany’, British Journal for Eighteenth-Century Studies, 1991; ‘”Progetti in vantaggio del Principe, del Pubblico, e del Commercio della Toscana”: I mercanti di Livorno e l’economia toscana al momento della successione lorenese’, in Critica storica, 1991.
Romanzi: The Lych Gate: A Reflection (Troubador, Leicester, 2000); To the Great Sea (Troubador, Leicester, 2012); Checkmate (Troubador, Leicester, 2013).
Traduzioni: F.T. Marinetti: Critical Writings (Berghaus and Thompson, Farrar, Straus and Giroux, New York, 2006); Paola Capriolo, The Dual Realm (with Gillian Ania, Troubador, 2000 and 2012); Enrico Palandri, The Other Evening (Troubador, 2012).

Doug Thompson
allen.d.thompson100@gmail.com
Cottingham e Padiham, Inghilterra

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