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Allo Stensen due film sul G8 di Genova Spettacoli

Serata speciale quella di giovedì 22 settembre per la Fondazione Stensen di Firenze. Come anteprima della stagione cinematografica autunnale, che sarà presentata nei prossimi giorni, l'Auditorium di Viale don Minzoni presenterà due film sul G8 di Genova, per riflettere, a distanza di dieci anni, su uno degli avvenimenti più controversi della recente storia del nostro paese.

Alle 21.00 si parte con Genova senza risposte, il film documentario che i registi toscani Federico Micali (che sarà presente in sala), Teresa Paoli e Stefano Lorenzi girarono nell'estate del 2001, durante quei tragici giorni, e che rappresenta la prima testimonianza cinematografica diretta di ciò che avvenne nel capoluogo ligure. I tre filmmaker toscani propongono una riflessione che non trascura, per quanto possibile, nulla, seguendo la cronologia dei fatti. Non mancano i vandalismi dei Black Block, visti come un corpo estraneo, ma non mancano neppure gli errori di una polizia che non li contrasta, per scatenare poi la propria rabbia su manifestanti assolutamente pacifici. «L'abbiamo girato con il cuore – ha dichiarato Micali – ma montato con l'onestà intellettuale di chi vuole riferire i fatti e sa che anche solo compiendo questa operazione balzerà agli occhi una verità scomoda per alcuni».

Il secondo titolo (ore 22.30) arriva direttamente dall'ultima Mostra del Cinema di Venezia, dove nella sezione Controcampo italiano ha riscosso i favori di pubblico e critica. Si tratta di Black Block, il film di Carlo Augusto Bachschmidt che, attraverso le storie di Lena e Niels (Amburgo), Chabi (Zaragoza), Mina (Parigi), Dan (Londra), Michael (Nizza) e Muli (Berlino), intende restituire una testimonianza di chi ha vissuto in prima persona le violenze del blitz alla scuola Diaz e le torture alla Caserma di Bolzaneto. Nel racconto corale dei protagonisti emerge la storia di Muli, che ripercorre i motivi per i quali ha deciso di impegnarsi nella politica, fino alla sua partecipazione alle giornate del G8, le violenze subite e la scelta di ritornare a Genova per testimoniare ai processi. È tornato affrontando il trauma subìto per trasformarlo in un’occasione con la quale trovare un riscatto morale. Attraverso la sua esperienza matura un nuovo percorso politico, riacquista la voglia di confrontarsi e lo stare insieme, e soprattutto riscopre un’altra Genova. La sua vita è cambiata, ma i suoi ideali sono rimasti gli stessi di allora.

Foto www.amnesty.it

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