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Alloggi comunali in vendita, tutti i nodi al pettine Breaking news, Cronaca

Firenze – E’ di questi giorni la notizia che per il Comune di Firenze si apre la possibilità di dar luogo al cosiddetto “colpaccio”, per quanto riguarda la vendita di immobili nella propria disponibilità che, per caratteristiche e vicende, non rientrerebbero nelle categorie “Erp”. E’ proprio di questi giorni infatti, come riportato dai quotidiani cittadini, che sembrerebbe essersi concretizzata l’offerta dell’Invimit per un acquisto di n blocco di 60 alloggi, per lo più situati in centro storico, con cui il comune avrebbe la possibilità di rimpinguare casse che, a detta dell’amministrazione, sono sempre meno grasse.

Tuttavia, l’operazione potrebbe non essere scontata. E non solo perché da parte di opposizioni e M5S, è stata richiesto un utilizzo diverso degli immobili in proprietà del Comune (ad esempio, un utilizzo per le famiglie che pur non rientrando nell’Erp, si trovino in effettive difficoltà finanziarie, che li portino a un’esclusione per pochi euro dal bando), ma anche perché la storia di molti di questi immobili, la maggior parte situati nel “quadrilatero” di Santa Croce, vale a dire quello delimitato da via di Mezzo- via Pietrapiana – via dei Pepi – via Fiesolana, appare molto più complessa e meno decifrabile di quanto potrebbe apparire dalle delibere comunali.
A intralciare l’operazione di vendita potrebbero essere precedenti delibere dello stesso Consiglio Comunale che vincolerebbero all’ERP questi immobili e quindi li renderebbero non alienabili con la vendita in blocco all’INVIMIT.
A vincolare all’ERP questi appartamenti potrebbero essere in particolare le seguenti delibere:
-La delibera n. 673 del 28 gennaio 1979 con la quale il consiglio comunale ha chiesto e ottenuto per interventi di recupero sugli immobili di via dei pepi finanziamenti della L. 457/78 per un totale di Lire 665.998.000. La concessione di questi finanziamenti potrebbe vincolare questi immobili all’ERP in quanto la suddetta legge 457/78 finanziava con fondi erp interventi di edilizia residenziale pubblica.
-La delibera 4545/ del 21/11/1995 con la quale gli immobili di via dei pepi venivano inseriti nel programma di recupero urbano (PRU) finanziato con fondi ERP previsti dalla delibera CIPE del 16/03/1994.
-La delibera 726 del 21/02/1994 con la quale il Consiglio Comunale contestualmente all’approvazione dei piani di vendita previsti dalla legge 560/93 assoggettava all’ERP tutti gli immobili ad uso abitativo di proprietà del Comune ad esclusione di quelli classificati in cat. Catastale A/1 e A/7, quelli utilizzati come alloggi di servizio e quelli di metratura superiore a 140 metri quadri perché non conformi alle caratteristiche degli alloggi Erp. La delibera indicava analiticamente il 75% degli appartamenti alienabili con la 569/93 vincolando il restante 25%, tra cui gli immobili di via dei pepi, al patrimonio erp non alienabile.

3La delibera n. 673 del 28 gennaio 1979

E siamo ai giorni nostri, alla vendita degli alloggi, all’offerta Invimit. Le domande sono: in che modo le case del quadrilatero di proprietà del Comune di Firenze, per le quali nei decenni sono stati chiesti (e ottenuti) investimenti Erp, non sarebbero più considerati di edilizia popolare? Domanda rinforzata dal fatto che non solo il Comune di Firenze ha utilizzato soldi regionali per l’edilizia popolare per i propri immobili in Santa Croce, ma ha anche “usato” gli immobili in questione come tali, vale a dire come Erp, tant’è vero che ora, per agevolarne la vendita, ha dato la mobilità agli assegnatari che vi vivevano, regolarizzandone, ove del caso, le posizioni e riassegnandoli ad altri immobili Erp (nello specifico di via dei Pepi, in viale Giannotti).
Dunque, tirando le fila e confrontando la legge regionale in materia (la 96/96 e successive modifiche), sugli immobili oggetto della proposta dell’Invimit non è mancata, nei decenni, sia la volontà delle amministrazioni comunali di considerarli alla stregua di abitazioni popolari (non si spiegherebbero in altro modo le reiterate richieste comunali di fondi regionali per l’edilizia pubblica, peraltro soddisfatte), sia l’uso effettivo che si è fatto di questi alloggi.

La delibera n. 673 del 28 gennaio 1979

La lunga trafila che sembrava ormai inserire stabilmente nell’area Erp la maggior parte degli alloggi di titolarità comunale dell’area, comincia a mostrare le prime crepe nel 2014, con l’emissione da parte della giunta di una serie di delibere a getto. Non che nel tempo non fossero già stati distaccati, dallo zoccolo duro delle case, via via qualche appartamento rimasto residuale, o anche due o tre per volta. Tuttavia, sembrava che il grosso delle proprietà comunali proseguisse nel suo ruolo di servizio verso l’interesse pubblico di una sistemazione abitativa per i meno abbienti, in particolare con l’acuirsi dell’emergenza abitativa.
Ma il 2014 porta a un cambiamento nell’atteggiamento dell’amministrazione che prende una decisione “politica”: a fronte della necessità di “monetizzare” per rimpinguare le casse sempre più sguarnite del comune, si decide di alienare. Le delibere che segnano una svolta nei fatti già preannunciata, sono la 2014/G/00215 (proposta N. 2014/00263), che interrompe, richiamandosi alla legge regionale 5/2014 (che riprende la 96/96) lo status quo. Nel 2015, arriva un’altra delibera, sempre di giunta, la 204 /2015, che dà seguito a quella che viene definita “ricognizione straordinaria”, distinguendo gli immobili Erp da quelli che non lo sono.

E qui si apre la bagarre. Gli uffici comunali ritengono di poter individuare, da vari criteri discendenti da legge regionale, con una certa sicurezza gli immobili non riconducibili ad Erp, nonostante, aggiungiamo noi, che nel frattempo e negli anni, fior fiore di risorse regionali finalizzate all’edilizia popolare, siano state assegnate al Comune di Firenze anche in vista delle operazioni nel “quadrilatero” di Santa Croce.
Dall’altra parte, le modalità per “riconoscere” un alloggio Erp, secondo la legge 5/2014, primi due commi dell’art.1 sembrerebbe chiara: appartengono all’Erp le scase che 1) sono state costruite con i soldi derivanti dalla stessa Erp, magari con la vendita di altre case popolari (infatti i proventi derivati dalla vendita di abitazioni Erp, per legge, devono essere reimpiegati esclusivamente per costruire o manutendere altre case popolari); 2) gli alloggi sono riconoscibili come appartenenti all’Edilizia residenziale pubblica anche se sono stati assegnati con assegnazione Erp non temporanea. Da un lato, l’origine; dall’altro, il titolo. Se l’origine non c’è (gli alloggi in questione non sono Erp dall’inizio della loro esistenza, anche se sostenuti poi con soldi regionali Erp) per alcuni il titolo sì. quanto a questi pochi, dovrebbe valere la disciplna vigente Erp, magari anche il diritto di prelazione una volta che l’immobile sia messo in vendita. Ma ciò non risulta essere successo, neppure nei casi sporadici. Le situazioni di assegnanzione “temporanea”, tuttavia, sono state sanate con le nuove assegnazioni. Inoltre, la legge 96/96, sempre regionale e sempre in materia, definisce “alloggio Erp” tutti quelli destinati a finalità Erp. E, nella fattispecie in esame, molti alloggi sono stati utilizzati con finalità Erp per almeno trent’anni.

Questioni di lana caprina? Può darsi. Di fatto, quello che conta è, a prescindere da un percorso che comunque sembra abbia ancora necessità di chiarezza e definizione, che dallo “scorporo” degli alloggi utilizzati a finalità di edilizia popolare, ne deriva da un lato, l’impoverimento del patrimonio alloggiativo comunale in un momento in cui l’emergenza casa diventa urgenza, dall’altro una nuova “cacciata” di fiorentini dal centro storico, proprio in un momento in cui la tematica è sotto la lente da parte di sindacati, associazioni e semplici cittadini. E allora, alla fine, forse la domanda più pressante è: quali sono le priorità? …

Foto interne: Parti della delibera n. 673 del 28 gennaio 1979 riguardante via dei Pepi

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