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Alloggio Opera Pia Indigenti, bagno pericoloso e muffa sui muri Cronaca

Chi sa cos'è un bagno-trappola? Non lo sapevamo neanche noi, prima di andare a visitare l'appartamento di Malika, una cittadina italiana di nascita marocchina che risiede in una struttura dell'Opera Pia Indigenti, nei pressi di Ponte di Mezzo. Dunque, il bagno-trappola, come l'ha soprannominato il tecnico che è venuto a fare un sopralluogo per conto della famiglia, è un bagno col piatto doccia direttamente sull'ingresso. Vale a dire, che quando si apre la porta, per andare a lavarvi le mani o qualsiasi altra incombenza, è obbligatorio passare sul piatto doccia. Basta che uno dei membri della numerosa famiglia (6 persone, 4 minori, nonostante la figlia più grande sia a un passo dalla maggiore età), non lo sciacqui accuratamente, o che un po' di sapone rimanga a tradimento su quel piatto, e la prossima volta che qualcuno ci passa sopra, magari di corsa (capita …) può finire lo slancio volando per aria.
Comincia così, col bagno-trappola, la storia del nucleo famigliare italo-marocchino che abita nell'appartamento dell'Opera Pia Indigenti, nei pressi del Ponte di Mezzo, Firenze.

Una storia che s'avvia quando il bambino più piccolo ancora scalcia in pancia alla madre, dopo due anni circa di affittacamere, con gli altri tre minori che vivono in stanze d'albergo con i genitori, magari dividendo anche i servizi e la cucina con altri ospiti. Finalmente quando, dopo essere stata messa nell'emergenza sociale, la famiglia si ritrova con l'assegnazione della casa popolare, pare di toccare il cielo con un dito. Ma ecco la prima doccia fredda (è proprio il caso di dirlo…): va bene l'assegnazione, ma mancano gli alloggi. Siamo nel 2007: il comune, per il momento, ha finito le case. Però … però c'è l'Opera Pia Indigenti, che ha  rinnovato un accordo col Comune di Firenze con cui, nel momento di crisi, soccorre con i propri alloggi l'ente comunale. Il 15 marzo 2007 Malika, incinta, chiede e ottiene di poter vedere l'appartamento. Ciò di cui si rende immediatamente conto è che, oltre alla piccolezza dell'alloggio per una famiglia di 5 persone più uno in arrivo, il bagno non solo è fuori norma, ma pericoloso. 

Lo fa presente, prima vocalmente poi per lettera, alle istituzioni coinvolte. Il tutto si trascina fino ad aprile. Intanto, la donna fa intervenire anche il difensore civico, che manda a sua volta un fax, il 12 aprile, all'Opera Pia. Specificando che il contratto si basa su assegnazione per graduatoria sociale, "la signora esprime gratitudine ma fa presente che il suo nucleo famigliare – scrive il difensore civico nel fax del 12 aprile 2007 – è di 5 persone più uno in arrivo". E, soprattutto, oltre la contestazione del bagno fuori norma, il difensore civico fa una domanda cruciale: dal momento che l'appartamento assegnato non è di proprietà del Comune di Firenze, la firma del contratto della casa con l'Opera Pia, pregiudica il diritto a un eventuale cambio d'alloggio comunale per la famiglia italo-marocchina o no?
Domanda da cento dollari forse no, ma da un centinaio di euro (la differenza di canone fra alloggio Erp e alloggio dell'Opera), sì. Ma, a questo punto, la situazione precipita: arriva una lettera dell'Opera Pia in cui si scrive che, entro il 15 aprile (tempo di decidere: due giorni), o si firma il contratto, o si perde la casa. Alternativa? Tornare ancora una volta in affittacamere. La donna firma.

A questo punto, la situazione è la seguente: il nucleo familiare si trova in un'abitazione che Malika non ha voluto, di cui ha rilevato (con tanto di carte e carteggi, persino con lettera legale al sindaco d'allora) l'inadeguatezza ancor prima di entrare, con un bagno ancora più pericoloso vista la presenza di minori, con un canone più alto di quanto avrebbe pagato in un alloggio comunale. Alloggio di cui ha diritto, ma che non ha potuto avere perché il Comune non ne ha, al momento disponibilità. Ma la sorpresa più amara è un 'altra: che, con quella firma, Malika si è posta fuori dall'assegnazione comunale. Vale a dire, la famiglia è ormai affittuaria in carico all'Opera Pia. Tant'è vero che il suo legale la consiglia, a quel punto, di rifare la domanda di casa popolare nel bando Erp. Una questione che rischia tuttavia di essere esplosiva, per alcune ragioni: nonostante il fatto che Malika sia cittadina italiana (lo testimonia anche la sua stessa permanenza nelle case dell'Opera Pia, dal momento che accettano solo cittadini italiani) e che la sua padronanza della lingua sia invidiabile, il linguaggio giuridico con cui è formulato il contratto le ha procurato incertezze di comprensione, tant'è vero che aveva chiesto al difensore civico di chiarire se, con la firma del contratto, avrebbe perso i diritti alla casa comunale. La non tempestività della risposta l'aveva indotta a pensare di trovarsi in una situazione temporanea, una sorta di "volano". Niente di più falso.

Altra questione, è la differenza di canone: se il Comune non ha gli alloggi che spetterebbero di diritto a gente che, magari con graduatoria sociale, arriva all'assegnazione, è del tutto ovvio che un privato metta a disposizione l'alloggio mancante facendo pagare al malcapitato la differenza di canone?
Forse si tratta di un caso in cui dovrebbe essere applicata la legge regionale 96/96. che all'art.29 (primo comma) recita: "É istituito presso la Regione Toscana un fondo sociale, destinato ad integrare il canone di locazione in alloggio privato a favore di coloro che pur avendo i requisiti per l’accesso ad un alloggio di edilizia residenziale pubblica ed essendo nelle apposite graduatorie, non hanno potuto accedervi per carenza di alloggi". Forse l'Opera Pia Indigenti, in un caso come questo, potrebbe essere riconosciuta come privata pars e dunque la famiglia italo-marocchina aiutata secondo la disposizione della legge regionale. Forse …. ma con le ipotesi non si cambiano le situazioni.

Tirando le fila della storia e arrivando al momento attuale, la situazione è questa: nonostante le ripetute sollecitazioni all'Opera Pia per eliminare i disagi, il bagno dell'alloggio resta fuori norma, il piatto doccia è pericoloso esattamente come 5 anni fa, le piastrelle della cucina cadono solo appoggiando la mano, la muffa sta divorando i muri, il canone è passato da 120 a 240 euro (l'unico a lavorare è il capofamiglia) i bambini crescono e il sovraffollamento si fa sentire. Quando si dice far del bene … nei 5 anni di permanenza nell'alloggio, altre lettere sono state inviate a istituzioni comunali, al difensore civico regionale (che a sua volta ne ha inviate altre, anche all'Opera Pia) e la vicenda ha imboccato le vie legali.

 


 

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