energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

All’Opera del Duomo un capolavoro di Giotto il rinnovatore Cultura

Firenze – Al Museo dell’Opera del Duomo a Firenze è esposta la Madonna di San Giorgio alla Costa di Giotto (tempera e oro su tavola) in prestito temporaneo dal Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte chiuso al pubblico, e a 25 anni dall’attentato di via dei Georgofili a Firenze che l’aveva danneggiata e di cui sono ancora visibili le lesioni causate da una scheggia nella veste dell’angelo a sinistra.

Si tratta di uno dei dipinti più emblematici del rinnovamento assoluto del linguaggio artistico attuato da Giotto sul finire del XIII secolo. Ritenuta per lungo tempo perduta, dagli anni 1930 alcuni studiosi identificarono questa Madonna col Bambino con la tavola menzionata dal Ghiberti e dal Vasari come opera di Giotto per la chiesa di San Giorgio alla Costa. Manomessa nel primo Settecento per adattarla agli arredi della chiesa in ristrutturazione, nel Novecento l’opera fu trasferita al Museo Diocesano presso la chiesa di Santo Stefano al Ponte a Firenze, danneggiato a sua volta dalla strage mafiosa del 1993 e chiuso al pubblico per motivi di adeguamento alle vigenti normative  museali. Per rendere fruibile questo capolavoro, l’Arcivescovo cardinale Giuseppe Betori ha chiesto all’Opera di Santa Maria del Fiore la disponibilità a ospitare la tavola nel Museo dell’Opera del Duomo, visitato annualmente da 750 mila persone provenienti da tutto il mondo.

La critica moderna è concorde nell’assegnare quest’opera alla prima maturità di Giotto, mentre permangono alcune divergenze sulla datazione: la maggior parte dei critici la ritiene un’opera realizzata intorno al 1295, considerando lo stile posteriore a quello sviluppato dall’artista negli affreschi della Basilica Superiore di Assisi.

“Questa ipotesi, spiega Timothy Verdondirettore del Museo dell’Opera del Duomo avvicina la tavola agli anni di progettazione e di avvio dei lavori della Cattedrale di Firenze, tra il 1294 e il 1296, anch’essa dedicata a Maria. Sia la forma gotica dello schienale del trono che l’utilizzo di inserti musivi e modanature di marmo rosa rientrano nel lessico decorativo elaborato da Arnolfo di Cambio, il primo architetto della cattedrale. Un confronto, che la collocazione del dipinto nello spazio del museo denominato ‘Belvedere’, da cui si vede la ricostruzione della facciata arnolfiana, vuole suggerire ”.e una corona regale, anticipando la futura incoronazione della Madre per mano del Figlio, raffigurata ai primi del Trecento nel mosaico della controfacciata del Duomo di Firenze.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »