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Alluvione 4 novembre 1966: l’Arno ora diventa più sicuro Opinion leader

Firenze –  Dalla prima grande piena descritta del 1177 al 1966, l’Arno ha allagato Firenze per 180 volte. Di queste, per 56 volte l’intera area urbana, 8 volte in maniera distruttiva. Basta leggere cosa c’è scritto sui muri di Firenze, le differenze cromatiche come linee di confine tra un alluvione e l’altra: segni, colorazioni, targhe e lapidi di marmo o ceramica a perenne memoria delle altezze delle inondazioni. Un vero catalogo delle alluvioni che indica anni, mesi, giorni in cui Firenze finiva sott’acqua. I disastri più recenti sovrastano quelli più antichi. E quella del 4 novembre 1966 fu la peggiore di tutte.L’alluvione del 1966 è stata la prima alluvione mediatica che commosse e mobilitò il mondo e poi lo sorprese con gli angeli del fango. Per questo è scolpita nella memoria di Firenze, dei fiorentini, del mondo. Per questo bisogna difendersi e ridurre fortemente il rischio che possa ripetersi.

Quell’alluvione ebbe due anime.  La rabbia e il dolore per la tragedia che trovò la città impreparata e sotto choc, il Governo per 4 giorni inesistente di fronte agli amministratori e ai fiorentini – uno per tutti, Marcello Giannini, che cercavano di dare l’allarme a Roma. Firenze si auto-organizzava, isolata e in attesa dei soccorsi dello Stato (sarebbero arrivati solo dopo quattro giorni da incubo e dopo la visita contestata del presidente Saragat). C’erano 34 morti, 70.000 famiglie senza casa, 6.000 negozi devastati, un patrimonio culturale universale con capolavori della storia dell’arte nel fango. 20.000 automobili distrutte, migliaia di officine, fabbriche, laboratori, tipografie, botteghe, cantine allagate. Mancavano i servizi pubblici. La rete dell’acquedotto e delle fognature era distrutta così come le condutture del gas, i cavi dell’elettricità e del telefono.

La grande speranza. Gli angeli del fango, migliaia di ragazze e ragazzi, protagonisti di un’impresa di solidarietà concreta, internazionale, mai vista in precedenza che affiancarono i fiorentini. A loro si aggiunsero gli angeli in divisa, soldati di leva.

Furono oltre 60 mila i militari e gli uomini delle forze dell’ordine presenti a turni tra Firenze e le altre zone alluvionate. E vanno aggiunti donne uomini e mezzi forniti da amministrazioni comunali: viveri, tende, pompe per svuotare gli scantinati, pale meccaniche, automezzi per rimuovere montagne di rifiuti.
 ‘Angeli del fango’ fu il nome coniato da Giovanni Grazzini, un grande giornalista e scrittore fiorentino, che sul Corriere della Sera, in quelle ore drammatiche ammonì chi faceva ironie su quella generazione di capelloni e beat che spalava melma: “Catoncelli debitamente ipocriti, professionisti di cipiglio, ruderi di cartapecora…D’ora in avanti, che nessuno si permetta più di insultarli: sono stati degli angeli, gli angeli del fango”.

Firenze oggi ha una responsabilità in più. Gli angeli del fango che abbiamo visto in tutte le recenti alluvioni, dal Gargano a Genova, affiancare a aiutare i volontari di protezione civile, evocano proprio la Firenze del ‘66 e quell’esempio di solidarietà. Ci spingono a cambiare. Ad usare la stessa determinazione per spazzare via il fango della mala burocrazia, dei ritardi, della sciatteria della PA. Ad occuparsi di dissesto idrogeologico 365 giorni l’anno, soprattutto quando non ne parla nessuno, non solo quando l’attenzione mediatica è alta. 
Torneranno, il 4 novembre 2016, qui a Firenze, e la città ospiterà tre generazioni di volontari e angeli del fango. Lanceremo presto il nuovo appello, Mariani è già partito per i CC di allora, con il Sindaco e il Consiglio Comunale, in occasione degli eventi di portata nazionale e internazionale da predisporre per il 50esimo anniversario.  Stiamo però saldando il debito nei confronti delle vittime innanzitutto e di chi ha subito danni ed ha spalato il fango di troppe alluvioni, lavorando in condizioni impossibili. Abbiamo ereditato uno Stato incapace di difendere città e territori e l’immagine del Paese dal rischio alluvioni. Anzi, negli anni, sono aumentati i danni e sono amplificati gli effetti, per l’accelerazione del dissesto atmosferico.  

Siamo, infatti, tra i primi al mondo per perdite di vite umane e danni economici da dissesto idrogeologico
che consuma una fetta sempre più elevata del bilancio dello Stato, oltre a quello di migliaia di famiglie e imprese. Sappiamo che 1 euro speso in prevenzione fa risparmiare fino a 100 euro in riparazione dei danni. Ma siamo anche tra i primi al mondo per spesa per risarcimenti e riparazioni di danni: dal 1945 ad oggi l’Italia ha staccato in media un assegno di circa 3.5 miliardi di euro! Dal 1950 ad oggi abbiamo contato 5.500 vittime in oltre 4.000 fenomeni idrogeologici devastanti. Solo negli ultimi 12 mesi, dall’ottobre 2013 ad oggi, sono stati chiesti dalle Regioni 25 Stati di emergenza con fabbisogni totali di circa 3.7 miliardi di euro. E solo gli ultimi 50 giorni le alluvioni hanno prodotto danni per 700 milioni e 7 vittime.  

Emerge con chiarezza che siamo e saremo sempre più tra i Paesi al mondo più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici che hanno cambiato anche il regime delle precipitazioni,
oggi a carattere “esplosivo”: in poche ore piove la pioggia che poteva cadere in mesi. Eventi meteo un tempo definiti estremi, eccezionali sono purtroppo diventati ordinari. A nessuno è più concesso ignorarlo. L’accelerazione, la frequenza e l’intensificarsi di flash flood con piene-lampo, nubifragi violenti, concentrati nel tempo e localizzati nello spazio è in linea con le previsioni scientifiche a livello globale. E il loro ritmo è stato più veloce delle previsioni. Dai 20 eventi con danni degli anni Novanta siamo passati ai circa 100 del decennio 2001-10 e al picco di 351 del 2013 e al numero record che registreremo al termine del 2014.  

Questi rischi si intrecciano ad una impressionante carenza pianificatoria e ad una illegalità diffusa e premiata
con i condoni. Il territorio più fragile (anche densamente abitato) è stato spremuto come se vivessimo in un’Italia virtuale e priva di rischi incombenti e la regola base della prevenzione strutturale e della corretta pianificazione urbanistica vede poche Regioni con norme rigorose. La Toscana resta l’unica regione ad aver vincolato il 14% del territorio (con L.R. 21 del 21/5/2012) e non consente più di costruire in zone di pertinenza intorno ai fiumi e torrenti e protegge anche la fascia successiva a rischio idrogeologico.  
Di fronte all’81,9% dei Comuni (6.633) con aree a rischio alluvioni e frane, abbiamo però smesso di piangere lacrime di coccodrillo e di rinviare opere di protezione e prevenzione. Stiamo cambiando tutto, cancellando un sistema di inefficienze e omissioni:Abbiamo creato la struttura di missione a Palazzo Chigi che sta coordinando Ministeri, Regioni, enti locali e soggetti titolari di competenze e risorse.

Abbiamo modificato radicalmente la filiera delle responsabilità e dei controlli, con un nuovo modello di lavoro, iniziando a semplificare e ridurre l’alluvione burocratica con la nomina di tutti i Presidenti delle Regioni a Commissari di Governo contro il dissesto idrogeologico, con deroghe e poteri molto importanti.  
Abbiamo un solo data base degli interventi (da 8 precedenti) e il controllo della spesa pubblica. E’ bastato poco, purtroppo, per trovare inadempienze, ritardi inaccettabili: abbiamo recuperato dal bilancio dei Ministeri e delle Regioni ed enti locali 2.3 miliardi di euro non spesi dal 1988 ad oggi: soldi e cantieri incagliati tra veti, burocrazia, conflitti locali, guerre legali, sciatteria, e per circa il 40% nel patto stabilità. Sono un terzo delle risorse stanziate negli ultimi 15 anni dallo Stato e vincolate ad opere che salvano vite umane e non spese: Arno compreso, che solo oggi diventano cantieri.
Stiamo curando la malattia italiana che vedeva troppe opere urgenti e utili come sull’Arno ferme o in ritardo perché dipendenti da una infinità di iter e percorsi decisionali e amministrativi per espropri e interventi molto più banali, perversi che non riguardano valutazioni di merito ma tempi di attesa di firme, di arrivo di documentazione, di procedure e atti da predisporre, da stazioni appaltanti inadeguate. Una tempistica del tutto incompatibile con il rischio. Basti pensare che l’approvazione dei progetti, il rilascio delle autorizzazioni, l’espletamento di procedure di Via avviene nell’ambito di conferenze di servizi che coinvolgono numeri spropositati di soggetti: per le casse di Figline ben 26! Salta una firma, saltano mesi! Da consiglio di sicurezza dell’Onu! 

E’ pronto un Piano nazionale finanziato dal ciclo 2015-20 di contrasto al dissesto e per manutenzioni ordinarie che presenteremo a Roma l’11.
Con lo sbloccaItalia abbiamo investito 110 milioni di euro per la difesa dalle alluvioni delle aree metropolitane. Inizieremo da Milano, Roma, Genova e dalla conclusione delle opere per l’Arno sicuro.
Finalmente, a 48 anni dall’alluvione, per la prima volta in un anniversario possiamo annunciare l’apertura del cantiere Arno che aumenterà le difese di Firenze e della Toscana centrale.
Il 2014 è un anno di svolta per il nostro fiume. Il 1 maggio inaugurammo a Firenze il collettore da 70 milioni che ha chiuso una storia medievale di scarico dei reflui urbani di metà città nel fiume che oggi sta recuperando la sua naturalità. L’area metropolitana di Firenze è la prima d’Italia con depurazione al 100%.
Palazzo Vecchio aveva posto questo tra le priorità. Ci sono voluti 4 anni di cantieri Publiacqua per portarci al traguardo storico della depurazione con un investimenti di 71.5 milioni.

Ne occorrono adesso altri 4 per aumentare la sicurezza strutturale da alluvioni con tipologia 1966. E’ questo l’impegno preso dal Governo con la Regione con la quale lavoriamo a stretto gomito e di questo ringrazio il Presidente Rossi.

Dobbiamo correre per ridurre il rischio di una ipotetica alluvione che nella sola Firenze  provocherebbe danni stimabili alle attività economiche e commerciali, sulla base di uno studio dell’Università di Firenze, per oltre 6 miliardi, senza considerare i danni di difficile quantificazione al patrimonio storico-artistico o in termine di vite umane che la Protezione Civile stima in altri 25 miliardi di euro: molto più di una manovra finanziaria.
Sappiamo che il rischio zero non esiste per nessun territorio. Ma possiamo gestire il rischio accettabile, anche con comportamenti adeguati come fanno Giappone e California con i terremoti.Abbiamo cancellato finalmente quell’irrazionalità economica di avere avuto in cassa le risorse disponibili dal lontano 18 febbraio 2005 e non impegnate!  L’impegno del Governo è chiaro e concreto: l’Arno è un fiume nazionale ed una emergenza nazionale. Così come lo sono il Seveso, il Bisagno o il Sarno. Non a parole ma con linee di finanziamento che fanno entrare a pieno titolo la sicurezza di tre quarti della Toscana nelle competenze dello Stato. Firenze va difesa esattamente come va difesa Venezia.
La forza dell’Arno in caso di piena è oggi mitigata in parte dalla diga di Bilancino. Ma non basta. Sappiamo da 48 anni (Commissione De Marchi-Supino) che la soluzione tecnica per mitigare il rischio a Firenze e in parte della Regione è creare aree di esondazione controllata dove possono essere immagazzinati i volumi di acqua in eccesso.Per questo è partito il cantiere di un sistema di opere che grazie alle norme sbloccaItalia sono no-stop, nessun ricorso potrà più fermarle! Superiamo la logica di ricorsi e controricorsi che hanno fatto lavorare più gli avvocati che gli operai e gli ingegneri. Sono 4 le casse di espansione nei pressi di Figline e Reggello (Pizziconi, Restone, Prulli e Leccio) e si aggiunge l’adeguamento dell’invaso di Levane. Insieme permetteranno di invasare circa 40 milioni di mc di acqua per poter ridurre la portata in transito a Firenze in caso di piena a quantità in grado di non provocare danni.

La cassa di espansione di Pizziconi è la prima delle 4, e invaserà circa 4,5 milioni di metri cubi di acqua. Ha un costo pari a 21 milioni di euro comprensivo dello sfioratore di derivazione che verrà realizzato sotto il rilevato autostradale. L’intervento è stato finanziato dall’accordo di programma Stato-Regione del 2005 ed è interamente coperto da risorse statali e regionali stanziate anche nel 2009. Sarà pronta a metà 2015.
La cassa di espansione di Restone, in sinistra idraulica prima dell’abitato di Figline, invaserà circa 5,5 milioni di metri cubi di acqua ed ha un costo di circa 15 milioni di euro (finanziato per circa il 50%). E’ conclusa la progettazione definitiva ed è alla Valutazione di Impatto ambientale. Con la copertura finanziaria garantita dallo SbloccaItalia i lavori potranno essere avviati a metà 2015 e sarà pronta a metà 2016.
Le casse di espansione 3 e 4 di Prulli e Leccio sono poste più  a valle e tutte in destra d’Arno. La cassa di espansione di Prulli ha una superficie di 134 ettari, un volume di 6,52 milioni di metri cubi ed un costo stimato di circa € 25.500.000,00. La cassa di espansione di Leccio ha una superficie di 158 ettari, un volume di 10,34 milioni di metri cubi ed un costo stimato di circa € 24.000.000,00.  La Regione Toscana sta redigendo il Progetto definitivo dei due interventi. Saranno pronte a metà 2017.

A monte di questo sistema c’è l’adeguamento e il rialzo della diga di Levane
. È previsto il rialzo dello sbarramento dalla quota attuale di 169 metri s.l.m. a quota di 174. (la quota di massimo invaso oggi è a 167,50 m s.lm. e sarà a 172,00). Il volume invasabile per la laminazione delle piene risulterà pari a circa 16 milioni di mc. Il costo è intorno a 25 milioni di euro. Il Progetto definitivo è in corso di redazione a carico di Enel. Lavori ultimati a metà 2018.
Complessivamente 110 milioni. 30 già finanziati e 80 da finanziare (40 da fondi statali dello sbloccaItalia e dell’Adp 2014-20, e 40 dalla Regione). Il sostegno del Governo è concreto e seguiremo con la Regione da vicino il crono-programma per portare a termine i lavori nel minor tempo possibile, anche grazie ad accordi che favoriremo per poter lavorare in più turni
 
Erasmo D’Angelis è il capo dell’Unità di Missione per l’assetto idrogeologico di Palazzo Chigi
Discorso tenuto in Palazzo Vecchio il 3 novembre 2014
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