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Ambiente, il rispetto delle regole Opinion leader

L’impianto di recupero energetico di Scarlino, in particolare, rifiutato dalle comunità locali, getta un’ombra sulle reali possibilità in Toscana di fare e attrarre investimenti, di fare impresa nel rispetto delle regole. La decisione del Tar Toscana che ha accolto le richieste di alcuni comitati locali, di associazioni ambientaliste e del Comune di Follonica per impedire il funzionamento dell'impianto ripropone il problema sempre più grave della difficoltà di dotare il territorio delle strutture di cui ha bisogno. Il progetto di Scarlino Energia ha avuto un iter amministrativo lungo e complesso durato oltre due anni, nel quale sono intervenuti tutti i soggetti istituzionali competenti e le autorità di controllo ambientale. L’impresa aveva ottenuto la Via e la successiva autorizzazione nel rispetto delle procedure dell’ordinamento e di tutti i requisiti richiesti dalla legge. Non solo, ma lo stesso Tar e il Consiglio di Stato nel 2009 avevano respinto il ricorso dei comitati.
Il caso del pirogassificatore di Castelfranco di Sotto, al contrario, offre un margine alla speranza che la storica paralisi dei progetti industriali per lo smaltimento dei rifiuti in Toscana sia in fase di superamento. La Giunta regionale ha avviato le procedure previste dalla legge 35/2011 sulle opere di interesse regionale, in base alla quale può essere richiesta l’attivazione della procedura sostitutiva in caso di impasse locale. E il presidente Enrico Rossi ha detto chiaramente che “in questa regione un imprenditore che propone un investimento e rispetta le regole ha il diritto di vedere accolta la sua proposta”. Una legge, dunque che riesce a impedire che piccoli gruppi possano bloccare investimenti importanti, concepiti nel pieno rispetto della legge. Si tratta di un cambio di passo, con il quale la Toscana vuole crescere e attrarre investimenti nel rispetto delle regole.
Il terzo caso, quello dell’ampliamento dell’impianto di compostaggio di Monterotondo Marittimo, sarà il prossimo test per mettere alla prova la legge 35/2011. Si tratta di un impianto essenziale per rispondere allo sviluppo della raccolta differenziata e, quindi, deve essere considerato fra le opere di interesse regionale strategico della Regione Toscana.
Sullo sfondo della situazione messa in evidenza da questi tre casi, c’è l’urgenza di mettere in piedi una strategia impiantistica in particolare per i rifiuti speciali, che sono tre volte quelli urbani in quantità, e che continuiamo a esportare rifiuti speciali in altre regioni e a smaltirli in forme non industriali, cioè in discarica. E' arrivato il momento di superare una discussione non all’altezza di un Paese moderno che vede prevalere chi dice sempre no quando gli impianti sono grandi perché sono grandi, e si ha paura che il territorio diventi la pattumiera di zone lontane, e no anche quando sono piccoli, perché si paventa la disseminazione di punti di inquinamento. Si tratta di una discussione non all’altezza di un paese moderno e sviluppato che deve accettare, nel rispetto delle regole, il fatto che è necessario disporre di una rete di impianti per il trattamento e il recupero dei rifiuti.

nella foto: l'impianto di Castelfranco di Sotto

 

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