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Ambiente: mascherine e guanti, allarme dell’osservatorio sostenibilità Ambiente, Opinion leader

Firenze – In occasione della prima Giornata Mondiale dell’ambiente post pandemia, molte piazze delle città sono tornate a manifestare, in modalità diverse rispetto a quelle a cui del movimento FridaysforFuture; infatti i manifestanti per garantire il distanziamento sociale si sono radunati provvisti di bicicletta per riportare il tema dell’ambiente all’interno del dibattito e della scena pubblica.

La connessione tra la diffusione del virus e il modo con cui l’essere umano ha trattato la terra risulta non essere più solo un’ipotesi futuristica ma scienziati ed esperti della materia hanno confermato una relazione di causa ed effetto tra i due eventi. Risulta evidente la necessità di creare nuove modalità di produzione e consumo che vadano incontro alle esigenze dell’ambiente, rimodellando un modello di crescita sostenibile tra il Pianeta e gli abitanti.  Alcune proposte che sono state messe in campo finora vanno in questa direzione, dall’incentivare l’utilizzo di veicoli elettrici ai più ambiziosi progetti di costruire infrastrutture di connessione di banda larga e la transizione energetica verso un’energia pulita.

Sebbene la pandemia abbia permesso alla natura di riappropriarsi dei propri spazi durante i mesi in cui il mondo intero è stato costretto a fermarsi, riducendo drasticamente le emissioni di carbonio, ha anche costretto a utilizzare strumenti di protezione come mascherine, guanti, camici chirurgici e altre attrezzature mediche incrementando la quantità di rifiuti prodotti.

Questi strumenti hanno un forte impatto sull’ambiente, sia quelli utilizzati per uso domestico sia quelli utilizzati dal personale sanitario. Nel secondo caso le norme igieniche per contrastare la diffusione del virus impongono lo smaltimento dei rifiuti nell’indifferenziata, accuratamente sigillati con due sacchetti di plastica. Mentre nel primo caso, ossia quando si parla di uso domestico e quotidiano di mascherine e guanti usa e getta le associazioni per la salvaguardia dell’ambiente stanno cercando soluzioni alternative per sostituire il loro utilizzo con mascherine composte da materiali ecosostenibili.

L’appello dell’Osservatorio sulla sostenibilità fiorentino va proprio in questa direzione, spingendo a creare dispositivi di sicurezza di cotone e riutilizzabili, ugualmente efficaci per creare quella barriera fisica che protegge la persona che li utilizza e evita la diffusione incontrollata del virus.

“E’ un danno macroscopico il rilascio nell’ambiente di mascherine e guanti usa e getta che portano al rilascio di microplastiche nelle acque e sul suolo”, afferma Guido Scoccianti, presidente dell’Osservatorio, che sta insistendo per la fabbricazione di mascherine di cotone o di tessuto naturale, soluzione che oltre a essere sostenibile dal punto di vista ambientale incentiverebbe anche l’artigianato locale.

“Un’altra proposta interessante e virtuosa è quella venuta da ENEA che però richiede una forte organizzazione, non è applicabile nell’immediato”, il progetto in questione è stato lanciato dall’Agenzia nazionale delle nuove tecnologie e si occuperebbe di gestire, secondo l’ottica di un’economia circolare, materiale riutilizzabile adatto alla raccolta e al riciclo. Questo progetto, però, di lungo periodo non risponde alle esigenze attuali, in prospettiva soprattutto dell’estate, periodo in cui gli ambienti naturalistici e paesaggistici sono messi a rischio, deturpati dall’incuria dei cittadini che gettano mascherine e guanti per terra.

“Abbiamo aperto un tavolo di discussione con la regione chiedendo di evitare comportamenti scorretti a danno delle spiagge toscane” Legambiente, WWF, LIPU e Italia Nostra hanno incontrato l’assessore dell’ambiente e quello del turismo per esporre una serie di interventi e raccomandazioni per l’estate.

Le linee guida pubblicate in un comunicato stampa dalle associazioni sono dei moniti per impedire che le spiagge toscane ne escano danneggiate durante l’estate in cui dovremmo convivere con il virus, a partire dalla rimozione di rifiuti, soprattutto quelli vicini alla linea di battigia, all’allarme di riduzione delle spiagge libere per favorire i controlli del distanziamento, al rischio di danneggiamento delle spiagge dovute alle sanificazioni chimiche.

La responsabilità e la civiltà di ogni singolo individuo rimangono le armi migliori per evitare di incrementare ancora di più la catastrofe ambientale in atto. Il semplice gesto di evitare di gettare i rifiuti per terra non andrà a recuperare i danni ambientali già presenti ma di certo è l’inizio per un cambiamento di abitudini e di modo di pensare necessario affinché anche le istituzioni e gli apparati governativi diano soluzioni a lungo termine verso un’economia green.

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