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Ambulanti in piazza Signoria, “Siamo i più penalizzati, riaprire con ogni colore” Breaking news, Cronaca

Firenze – O le persone stanno a casa del tutto, bloccando però ogni fonte di costo, o si torna a lavorare. O lockdown vero, senza figli e fgliastri, o tornare a lavorare in sicurezza, ovviamente. Perché la sicurezza è possibile. A fare una sintesi delle posizioni oggi in piazza della Signoria, dove sono convenuti centinaia di ambulanti e commercianti della Toscana sotto le bandiere di Anva Confesercenti Toscana e Fiva Confcommercio Toscana, una piazza dal titolo: “Salviamo gli ambulanti”, è Aldo Cursano, presidente di Confcommercio Firenze. Una piazza degli ambulanti, è vero, ma le problematiche, seppure con la loro specificità, sono quelle generali della categoria. Problematiche che, in questo momento, posssono valere la vita o la morte del tessuto economico, non solo fiorentino, non ssolo toscano, ma italiano, dal momento che, come ben sappiamo, il Belpaese è sostanzialmente votato al terziario legato al turismo. Per non parlare delle città d’arte, ovviamente. 

Che l’iniziativa di oggi tocchi profondamente un intera fetta della società italiana, lo si è visto nella partecipazione fisica e in quella psicologica. Tanto più, ascoltando le storie. Storie di gente che per vivere deve lavorare, ancora più degli altri, forse, prché dove, come e quanto apre è direttamente proporzionale a ciò che entra nelle sue tasche. E’ questo il commercio in generale, ma in particolare ancora di più per quelli che la mattina alle 4 si alzano, stipano il furgone e vanno ad aprire nel mercatino rionale, paesano, turistico. Si tratta di oltre 15mila famiglie in Toscana, spesso imprese famigliari, nel senso che tutti lavorano lì, e fermarsi vuol dire ancora di più in termine di perdite. Ebbene, questi lavoratori lavorano a singhiozzo da 14 mesi, con lunghe pause. Per non parlare di fieristi o di operatori che svolgono la loro attività in mercati turistici. Per loro, c’è stata la cancellazione. Eppure, come dice Carlo, un ambulante di vecchia data, il nostro commercio è all’aperto, abbiamo dei moduli da rispettare per la sicurezza, il governo riparte con le aperture per le attività che hanno possibilità (i ristoratori e i bar) di ospitare i clienti all’aperto, 2perché noi, che siamo all’aperto da sempre, non possiamo riaprire?”.

Oltre a chiedere la riapertura completa di mercati e fiere in qualunque fascia di colore, gli ambulanti uniti hanno nuovamente chiesto ristori adeguati a compensare le perdite subite e il congelamento delle uscite, come l’esenzione dal pagamento di suolo pubblico e Tari e la sospensione dei versamenti contributivi fino al 31.12.2021, poi l’esenzione dal Durc per il 2021. Necessario anche, per la categoria, il rinnovo delle concessioni fino al 2032, per dare stabilità e futuro al settore. 

Sul palco allestito dinanzi a Palazzo Vecchio, con la moderazione dei segretari regionali di Fiva-Confcommercio Gianni Picchi e di Anva-Confesercenti Gianluca Naldoni, si sono alternati per i loro interventi i presidenti regionali delle due associazioni Anna Lapini (Confcommercio Toscana) e Nico Gronchi (Confesercenti Toscana), e i presidenti della categoria del commercio su area pubblica Maurizio Innocenti (Anva Confesercenti nazionale e regionale) e Giacomo Errico (Fiva-Confcommercio nazionale). All’iniziativa sono intervenuti, inoltre, la Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Caterina Bini in video collegamento ed il sindaco della Città Metropolitana di Firenze Dario Nardella

Ancora una volta siamo a chiedere dignità per le imprese e rispetto per il nostro lavoro. Il sistema di restrizioni con zone a colori si è dimostrato inadeguato; e colpisce duramente e in maniera discriminante soprattutto alcune categorie di imprese, tra cui sicuramente quella del commercio su area pubblica – afferma Nico Gronchi, presidente Confesercenti Toscana – il tempo scorre e non c’è più tempo da perdere, è il momento di prendere decisioni concrete e sostenibili per le aziende. Chiediamo un Decreto Imprese con sostegni adeguati e indennizzi per i mancati incassi determinati dalle chiusure forzate; tutto questo accompagnato da un chiaro piano per le riaperture ed un’accelerazione del piano vaccinale. Vogliamo lavorare in sicurezza e chiediamo dignità per il nostro lavoro. Se ripartono le imprese, riparte il lavoro e riparte il Paese. Avere un futuro è un nostro diritto”.

“Dal nuovo Governo ci aspettiamo una diversa gestione della pandemia, lo chiediamo a gran voce e l’abbiamo affermato in ogni sede istituzionale. Una gestione che non mortifichi le imprese del terziario come è stato fatto finora: costrette a non lavorare, ma con gli stessi costi da pagare e senza aiuti necessari – ha sottolineato la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini – il commercio su area pubblica è fatto per lo più da aziende di piccole dimensioni, a conduzione familiare e poco capitalizzate: non possono reggere oltre. Hanno bisogno di mettere in sicurezza il proprio futuro anche sciogliendo il nodo delle concessioni, che da troppo tempo ha congelato investimenti e sviluppo. La Regione Toscana aveva provato a risolverlo ma ci si sono messi di mezzo vari ostacoli. È l’ora di chiudere questa vicenda una volta per tutte”. 

“Oggi da Firenze, come nei giorni scorsi in altre parti d’Italia, sono partiti alcuni segnali chiarissimi ha detto il presidente nazionale della Fiva Confcommercio Giacomo Errico – la nostra gente è stanca e vuole tornare al più presto a lavorare, quale che sia il colore della zona. I nostri mercati e le nostre fiere si possono svolgere in tutta sicurezza e non vediamo alcuna ragione per essere ancora chiusi. E riaprire non basta se non si ricreano le condizioni di fiducia nei confronti delle nostre attività, se non riparte il turismo che crea movimento, se non si sostengono le imprese con ristori adeguati. Il rischio della perdita di oltre un terzo delle imprese attive è reale, visto il crollo dei fatturati dell’ultimo anno. Per questo abbiamo bisogno di ripartire. E abbiamo anche bisogno che vengano rinnovate al più presto, secondo le norme previste dalla legge, le concessioni di posteggio. Ogni ulteriore ritardo comporta incertezze sociali, fermo degli investimenti, rinvio delle necessarie riqualificazioni delle aree mercatali. Se si sommano gli effetti della crisi all’inerzia della pubblica amministrazione la vedo durissima per il nostro settore.”

Siamo pienamente d’accordo sul fatto che il diritto alla salute sia la priorità assoluta così come la battaglia nel combattere il virus e la sua diffusione in tutti i modi possibili. Comprendiamo meno i metodi che vengono adottati per raggiungere questo obiettivo, che alla fine colpiscono quasi esclusivamente il mondo delle imprese soprattutto quelle su area pubblica – afferma Maurizio Innocenti, presidente Anva Confesercenti Nazionale e Regionale – alle nostre imprese è stato chiesto di dotarsi di strumenti e comportamenti adeguati al rispetto delle norme di sicurezza per poter operare; e nonostante l’applicazione rispettosa dei protocolli di sicurezza sono state imposte ulteriori chiusure. Vogliamo rispetto per le imprese del commercio ambulante, vogliamo lavorare e possiamo farlo in sicurezza. I mercati sono luoghi all’aria aperta dove si possono effettuare acquisti in sicurezza, è fondamentale ribadire questo concetto. Vogliamo certezze per il nostro futuro”. 

“So che la situazione è grave dice Bini – noi a giorni voteremo lo scostamento di bilancio di 40 miliardi di euro, ci stiamo attivando per ulteriori ristori e sulle vostre proposte per l’anno fiscale in bianco. L’unica promessa che posso fare è che ce la metterò tutta per aiutare il vostro settore, non solo a livello economico ma anche per la vitalità che date ai nostri centri storici che senza i vostri banchi sono grigi e vuoti”. Nardella promette l’impegno del Comune per chiedere la riapertura dei mercati e assicura che si lavorerà  per il rinnovo delle concessioni. “Non è giusto – sottolinea – che ci siano ristori e misure diverse tra le categorie colpite dal virus. Gli ambulanti sono tra chi ha pagato di più, non è accettabile che i negozi al chiuso rimangano aperti e i mercati chiusi, è illogico”.

 

 

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