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Amiata e geotermico, Barocci: “E’ la scienza a dire no a nuovi insediamenti” Ambiente, Cronaca

Grosseto – C’era una volta l’Amiata, un luogo ameno, boscoso, rinomato per l’aria salubre, ricco di sorgenti purissime che dissetavano il grossetano e il senese, paesi accoglienti che facevano del loro lavoro nell’agricoltura, nell’artigianato e nella piccola impresa la loro storia, la loro peculiarità. Ebbene, il rischio è che, a seguito dei portocolli siglati dalla Regione Toscana negli ultimi giorni, tutto questo scompaia  lasciando il passo ad un futuro industriale incentrato sul geotermico. Sembrerebbe dunque un colpo di grazia ad un territorio già compromesso ed in faticosa affermazione turistica quello che si sta ponendo in essere a causa della geotermia. Infatti sono previste ben 26 nuove centrali, e oltre all’inquinamento minacciano, a parere di esperti, un impatto ambientale di devastante portata.

Roberto Barocci, presidente del Forum ambientalista della provincia di Grosseto, è un fiume in piena. Snocciola dati, si accalora con la passione e il puntiglio certosino di chi conosce bene delibere, articoli e relazioni di esperti da far impallidire.

Ogni giorno si assiste al balletto dei pareri contrastanti sulla nocività della centrale geotermica. La gente dell’Amiata è spesso disorientata tra chi sostiene che il famoso “fumo bianco” sia tutto vapore acqueo, come ha dichiarato candidamente il sindaco di Arcidosso, e chi invece ritiene che tali vapori siano carichi di sostanze nocive alla salute e all’ambiente. Come stanno le cose?

“La questione, nella sua complessità risiede tutta nella delibera della giunta regionale n. 344 del 2010. Innanzitutto la delibera nasce per stabilire “i criteri direttivi per il contenimento delle emissioni in atmosfera delle centrali geotermoelettriche”. Si parla di emissioni da “contenere” e quindi è scorretto o disinformazione parlare di semplice vapor acqueo. I dati invece indicano che una centrale geotermica libera nell’aria, con il famoso fumo bianco, diversi inquinanti e tonnellate di ammoniaca che va a formare il PM10 o PM2,5, nocivo alla salute. Per questo la Regione parla di contenere le emissioni”.

Allora la Regione avrà pensato alla tutela dei cittadini. Quali sono i provvedimenti in atto? L’Arpat controlla che tutto sia regolare?

“La Regione toscana, con la delibera n. 344 del 2010, ha ritenuto di mettersi con le spalle al coperto stilando delle direttive particolari per il funzionamento delle centrali, ma la cosa che fa accapponare la pelle è scritta al terzo capoverso di pag.39 della delibera, prima della tabella che indica i valori di emissione in flusso di massa,  è scritto: “Relativamente ai valori di emissione è da premettere che tali valori non costituiscono riferimenti per la tutela sanitaria, ma sono limiti tecnologici stabiliti sulla base delle “migliori tecniche disponibili” e in relazione alle caratteristiche dei fluidi utilizzati”. Questa dichiarazione è il nocciolo della questione: la norma di legge viene stabilita in relazione ai contenuti dei fluidi e alle tecnologie degli impianti e non per salvaguardare la salute pubblica. Non si può che dedurre che chi ha stabilito queste norme ha, se non altro, a cuore la geotermia più della salute pubblica. L’Arpat effettua i controlli sulla base di ogni singola emissione, non sul complesso delle emissioni. Una semplice e terribile assurdità”.

Quindi l’Enel emette a norma valori che poi si rivelano complessivamente dannosi per la popolazione?

“Il giochino perverso sta proprio nello stabilire normali dei valori che poi si rivelano non normali. Mi spiego meglio: un’automobile accesa in un garage sotterraneo produce gas “tollerabili” dall’uomo, ma se nello stesso garage ci sono cento automobili accese, la tollerabilità viene a decadere vertiginosamente. Così, per la geotermia: sono state stabilite delle soglie di emissione giudicate a norma per ogni singola centrale senza considerare l’insieme delle centrali vicine che emettono un cumulo di sostanze nocive all’uomo e all’ambiente”.

Quali sono le sostanze inquinanti emesse dalle centrali geotermiche?

“Le centrali geotermiche, tipo Bagnore 4, emettono nell’aria, tra l’altro, l’ammoniaca che è la molecola precursore di PM10 o PM2,5 altamente nociva per la salute dell’uomo e degli animali. In Amiata si produce oltre il 50% di tutta la ammoniaca prodotta in Toscana e nel 2010, sull’Amiata, si è registrato il 13% in più di mortalità. Noi crediamo che ci sia una connessione. Come non bastasse, il governatore Rossi prevede l’installazione in Amiata di nuovi impianti a cicli binari da 5 MW per un totale di 150 MW e quindi l’Amiata potrebbe ricevere tra breve ben 21 aree industriali (un impianto di questo tipo occupa uno spazio come un campo di calcio), il che significa trasformare l’Amiata in un polo industriale del tutto simile a Lardarello o Pomarance”.

Qualcuno dice che tutto ciò porta lavoro e quindi in nome del lavoro si chiude un occhio sull’aspetto salute, come a Taranto.

“L’IRPET definisce le aree di Larderello e Pomarance le più povere della toscana e con la più alta età media della popolazione residente. E in questi territori è sviluppata la geotermia. Basterebbe questo per dire che la geotermia non offre né ricchezza né posti di lavoro. Ovviamente gli impianti sono talmente invasivi e impattanti che escludono altri investimenti come agriturismo, agricoltura di qualità e turismo. Quando si fa una monocultura industriale di tipo geotermico si escludono altre tipologie di sviluppo economico, di reddito e di lavoro. No, la geotermia da sola non dà lavoro”.

Sembra allora una mossa di politica industriale del tutto simile a quanto fanno i cinesi in Africa: secondo un recente rapporto i cinesi acquisiscono per pochi soldi grandi estensioni di territorio (Tanzania, Zimbabue…) lo coltivano e ci ricavano ingenti quantitativi di grano che portano in patria e ai locali restano solo pochi spiccioli.

“È peggio. Il CNR di Pisa ha individuato ben 54 patologie direttamente dipendenti dalla presenza di concentrazioni crescenti di inquinanti emessi anche alle centrali geotermiche. Ricerche pubblicate dal prof. Riccardo Basosi, tra l’altro consigliere scientifico della giunta regionale toscana, sostengono che le geotermiche amiatine sono più inquinanti di quelle a carbone e provocano gravi danni sanitari per le emissioni di ammoniaca nell’aria. Nell’arco di tempo 2000/2006 è stato suddiviso il territorio in tre classi e misurati i dati dei flussi delle centrali geotermiche emessi a norma. I risultati sono molto preoccupanti e la classe 3, con concentrazioni di inquinanti maggiori, rispetto alla classe 1 considerata di normalità si differenzia per picchi molto alti di mortalità. Chi dunque intende mercificare la vita delle persone per motivi economici? In cambio di questo “disagio” si danno dei contentini. Fumo negli occhi in tutti i sensi!”

Come la piscina che l’Enel promette di costruire tra Arcidosso e Santa Fiora?

“Quello non è un contentino, ma un vero e proprio affare per l’Enel: doveva sborsare ben 400 mila euro all’anno ai comuni di Arcidosso e Santa Fiora per un triennio, ed è saltata fuori la promessa della piscina come fosse un surplus, ma in realtà sono stati azzerati gli impegni precedenti. Quindi, a conti fatti, avremo una piscina dal valore stratosferico di un milione e duecentomila euro. Chi ha fatto un affare, l’Enel o i Comuni? E’ il caso che i cittadini si facciano queste domande”.

Gli amministratori di Ponte delle Alpi, un comune del bellunese, hanno detto all’Enel pubblicamente, in modo chiaro, “noi non vi vogliamo, non vogliamo distruggere il nostro territorio, andate altrove”. Sull’Amiata, salvo eccezioni, gli amministratori non sono preoccupati e qualcuno pensa che la geotermia porterà “elargizioni” ai comuni interessati.

“La scelta di stabilire che l’Amiata divenga un centro a produzione industriale è legittima, ma andrebbe discussa e condivisa con chi ha investito in agricoltura di qualità, turismo, produzione dolciaria tipica, con i residenti, insomma. Per quanto ne so, nel comune di Cinigiano ci sono state manifestazioni popolari contro la geotermia e l’Amministrazione comunale ha detto no. Ad Abbadia non vogliono centrali. A Montenero si sono mossi tutti i produttori del vino dicendo no, a Seggiano il sindaco in prima persona lavora attivamente per portare in parlamento queste problematiche dove, tra l’altro, è stata redatta una risoluzione unitaria, tra la commissione ambiente e quella delle attività produttive, in cui si invitano le regioni ad individuare i luoghi più adatti per simili impianti. Infatti, una centrale geotermica, non può essere impiantata ovunque. Le problematiche di Larderello non sono quelle dell’Amiata, non solo per le caratteristiche del territorio, ma anche e soprattutto per la diversa conformazione del sottosuolo. In Amiata c’è il mercurio. In Amiata ci sono preziose sorgenti che devono essere salvaguardate. Ecco il punto da considerare!”. 

Inoltre, anche le nuove centrali a ciclo binario, che non emettono vapori, ma reimmettono nel suolo i fluidi non siano adatte al territorio amiatino. Infatti, pur essendo sicuramente meno impattanti, gli esperti sostengono che i fluidi (che provengono dal sottosuolo e muovono le turbine) contengono gas incondensabili e non sono reiniettabili nel sottosuolo che disseta ben due province. La speranza è quella che la Regione Toscana si prenda a cuore le ragioni del no alla geotermia sull’Amiata, fondate su motivazioni scientifiche che segnalano che questo non è il luogo adatto.

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