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Amministrative 2016 in Toscana: a Sesto la partita più importante Politica

Sesto Fiorentino (Firenze) – E’ qui che si gioca la partita. E’ in questo Comune che improvvisamente assume l’importanza di un vero e proprio laboratorio sperimentale per il Pd: tutto il Pd, renziani e non. Non solo: sarà Sestograd, come era chiamata quest’area della Piana, Sesto Fiorentino fiera delle sue origini romane, a dare evidenza alla capacità della Sinistra a sinistra del Pd di svolgere davvero un ruolo alternativo al maggior partito del centrosinistra. E l’importanza della partita si giudica dai “passaggi” che il grosso “paesone-cittadina” alle porte di Firenze ha visto in queste settimane di battaglia politica pre-elettorale: per sostenere Lorenzo Zambini, Pd, candidato ufficiale della coalizione di centrosinistra (Popolari per Sesto, Partito Socialista Italiano, Italia dei Valori e Sesto Civica) è giunto un ministro, Andrea Orlando, la vicesegretaria del Pd nazionale Debora Serracchiani, e ieri sera uno dei capi riconosciuti della minoranza del partito, Gianni Cuperlo. Senza dimenticare il contributo dato da Sara Biagiotti, renziana di ferro, ex-sindaco della cittadina, sbalzata da cavallo dalla rivolta di parte della sua stessa maggioranza, i famosi “otto” che imposero la fine del suo mandato. Ma anche il contributo di Andrea Barducci, anch’egli ex-sindaco sestese, che ha retto la presidenza della provincia fino all’abolizione della stessa.

Ed è proprio la pluralità di appoggi del candidato piddino a indurre a una riflessione quasi obbligata. Lorenzo Zambini, giovane virgulto della politica toscana nipote di Michele Ventura, si è ritrovato bersaniano, poi cuperliano, poi vicesindaco della giunta Biagiotti; vale a dire nella giunta con a capo una delle tre “donne” di Renzi, renziana al 100%. La riflessione è la seguente: che il Pd abbia trovato nella candidatura di questo 38enne fiorentino, il “ponte” che gli permette di mettere in collegamento i “”due partiti” come ormai si parla correntemente nell’ambiente politico toscano riferendosi al Pd? In altre parole, renziani e “vecchia guardia” nel senso di soggetti politici legati più direttamente alla tradizione Ds rispetto a quella dei Popolari della Margherita, potrebbero aver trovato nella figura di Zambini “la quadra”. “E pazienza- sospira uno degli attivisti che sono la linfa vitale del partito – se Lorenzo è “poco comunicativo”: in compenso è credibile sia per Renzi che per gli altri”. Chi sono gli altri? … Niente da fare, solo un profondo sospiro.

Del resto la teoria “dei due partiti”, sembra, a dire di molti che hanno seguito la macchina elettorale, comprovata dalle modalità con cui si sono svolte le operazioni. A partire dal ruolo della Biagiotti, che, pur avendo sulle spalle il peso della responsabilità di non essere riuscita ad evitare la spaccatura (“ma è anche un problema caratteriale” sussurra qualcuno facendo giurare di non rivelare il nome) si è tuttavia prodigata per raccogliere a coorte i “renziani”, con uno sforzo premiato, si dice a mezza bocca, col recupero di almeno 50 tessere. Svolto questo primo e fondamentale passaggio, la palla sarebbe passata ad Andrea Barducci, che ha messo in campo i suoi rapporti e la sua credibilità col mondo più diessino, quello che guarda con nostalgia a temi e sistemi di Sinistra. Mettendo in campo una credibilità ancora forte, avrebbe così radunato attorno a Zambini molto di quel consenso che rischiava di andare fuori dallo steccato, magari a premiare una delle due forze di Sinistra che intanto si sono costituite. Per Sara Biagiotti giunge l’incarico organizzativo romano, magari non particolarmente sotto i riflettori ma importantissimo per quanto riguarda la gestione del partito nazionale, mentre l’intima convinzione dell’ex-presidente della provincia Barducci è ribadita dalla presenza, nella lista di Zambini, della figlia ventinovenne Giulia. Insomma, a Sestograd sembrerebbe davvero che si sia trovato il punto di congiunzione dei “due partiti”; anche se, fra i volontari sestesi, si parla di un misterioso sondaggio, commissionato direttamente da Roma, di cui nessuno sa (o dice di sapere) niente. Voci che si confondono con quelle che vorrebbero in arrivo, anche se non per la chiusura ma con la velocità di una “puntatina” magari sulla strada per Milano, dello stesso presidente del consiglio per una “pacca sulla spalla” a Zambini.

Tutti contenti? Sembrerebbe di sì, ma c’è qualcosa che potrebbe turbare ancora, nonostante la quadra, i sogni del centrosinistra. E che dà la quasi certezza che domenica i voti porteranno al ballottaggio del 19. La presenza è quella della Sinistra. Fermi, dice un militante: delle due Sinistre. E già l’atmosfera si rilassa, in casa Pd. Eh già, perché se un fronte unito della sinistra poteva in effetti impensierire la coalizione, due sinistre sono senz’altro meglio. Ma se si giungesse al ballottaggio? … E con quale dei due candidati? Con Lorenzo Falchi, nuovo e giovane volto sostenuto da Per Sesto e Sinistra Italiana, che ha dalla sua non solo la giovane età ma anche un lavoro capillare e ben preparato sul territorio, o Maurizio Quercioli, appoggiato invece da Rifondazione Comunista, i civatiani di Possibile e Alternativa Libera? …

Infine, da non sottovalutare sono altre due forze che sembrano per ora, muoversi nell’ombra, sebbene in maniera diversa. Da un lato Forza Italia: la vera preoccupazione, dicono da sinistra,  è che non giunga al suo storico risultato ma cali. Preoccupazione che riguarda il timore che i voti “azzurri” vadano in soccorso del Pd e dei suoi uomini. Altro discorso per il Movimento 5 Stelle: “Si vedono poco”, dicono da centrosinistra e sinistra. Ma trapela il timore: i pentastellati hanno altri canali e uno stile di comunicazione troppo diverso. E dunque, il timore di qualche sorpresa c’è.

 

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