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Anche il vino ha un’etica: il rispetto della terra Ambiente

L'etica  è un termine che investe molti campi della nostra quotidianità. Non poteva quindi mancare in un settore fondamentale, quello del buon vino che ogni giorno si presenta sulle nostre tavole. Ci hanno pensato l'enologo-agronomo Filippo Ferrari e il sommelier professionista Cristian Giorni con il progetto "Vini Etici & Dinamici": un'idea  che riunisce più realtà agricole con l'obiettivo comune di produrre – ma anche comunicare e vendere – vini unici in modo trasparente e naturale puntando sulle diversità di ogni realtà produttiva per una conduzione sostenibile e autosostenuta.
"La nostra etica è soprattutto nei riguardi della terra – spiega Giorni -. Chi la 'possiede' ha il dovere morale di mantenerla viva e vitale comprendendo i legami cosmici e le attitudini che essa ci mostra senza ricorrere all'impiego della chimica per esprimerne il frutto".
Ma come funziona? Senza scendere troppo in tecnicismi, in campagna si cerca di ottenere il frutto più buono possibile senza l'impiego di mezzi di sintesi, con terreni sempre più stabili e poco dilavabili e con una giusta dose di automazione. Di seguito in cantina, tra i vari accorgimenti, le macerazioni sono svolte a temperature mai superiori a 27°C per tempi variabili a seconda delle uve, delle vigne, del vino, delle stagioni, durante l'affinamento non viene usato nessun tipo di prodotto enologico, vengono utilizzate botti di diverse dimensioni e provenienze ed orci di terracotta rivestiti di cera d'api e vengono  scelte bottiglie leggere con tappi di sughero naturali o tecnici.
Alla base di tutto, la biodinamica, un metodo moderno di agire, pensare e fare agricoltura sostenibile fondato sulla visione antorposofica del mondo elaborata da Rudolf Steiner. Tre i principi fondamentali: mantenere la terra fertile, mantenere in buona salute le piante e accrescere la qualità dei prodotti.
Le cantine che ad oggi hanno aderito al progetto e che hanno abbracciato l'idea per cui tornare ad un'agricoltura priva di certe innovazioni sarebbe un errore ma fare agricoltura in modo meccanicistico è ugualmente controproducente, sono la Piombaia di Montalcino, la Tenuta Lenzini nella zona Lucchese di Gragnano – il cui  Syrah 2007 è stato classificato come il più buono d'Italia e tra i 10 migliori al mondo – e la Fattoria Sant'Andrea di Morgiano.
"Per me fare vino equivale alla più alta forma d'arte – racconta Filippo Ferrari -. La cosa entusiasmante è che la materia da evolvere è un frutto vivo e vitale come l'uva, che muore e rinasce tra le tue mani evoluta in vino, espressione della sua rinascita per mezzo dell'uomo e memore della sua radice profondamente ancorata al suo territorio".
La diversità è il più grande valore di ogni azienda, riuscire ad esaltare il particolare per creare unicità un arduo lavoro che migliora la nostra vita perché noi siamo anche quello che beviamo.

Virginia Friggeri

 

 

 

 

 

 

 

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