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Anche le scarpe hanno un cuore Cultura

Da tempo Clotilde Barbarulli – barbarulli@tiscalinet.it e Liana Borghi – liborg@cosmos.it si occupano di archivi dei sentimenti e culture pubbliche, e di questi trattano infatti sia la Scuola delle donne di Duino, ora alla seconda edizione (http://www.interculturadigenere.eu), sia i seminari svolti al Giardino dei Ciliegi, in via dell’Agnolo a Firenze. Dal pomeriggio di venerdì 30 inizia un seminario per indagare il senso del comune nel quotidiano, nella politica e nelle culture pubbliche facendo confluire il discorso di storiche, letterate, artiste e critiche d’arte in  giornate organizzate in modo condiviso e interattivo, per riflettere sugli OGGETTI comuni.
STAMP ne ha parlato con le organizzatric:i “Il progetto consisterà nel considerare alcuni oggetti che nel tempo si modificano e si ramificano nelle rappresentazioni, e in particolare le scarpe, oggetto d'arte, oggetto di studio e oggetto di uso e consumo quotidiano, come dimostrano sia gli scritti sul feticismo del piede di Réstif de la Bretonne, sia  le collezioni di Ferragamo e Gucci nei musei di arte moderna, come pure il Museo della Scarpa aperto da Bata in Canada,  e le performance di Sex and the City e Lady Gaga”, ci ha spiegato Liana Borghi. Questo archivio di memoria culturale raccoglie tantissimi altri esempi, tratti sia dalla cultura visiva che letteraria, nonché dalla storia: le scarpe da contadino dipinte da Van Gogh; la scarpina di cristallo di Cenerentola nella versione in cui le sorellastre si mozzano un piede per indossarla; le scarpette rosse nella favola di Andersen; le "Dancing Shoes" nella poesia di Patrizia Cavalli;  la pantofola rossa di Sisto VI nel racconto di Patricia Highsmith; le "Scarpette rosse" di Joyce Lussu e la montagna di scarpe ritrovate nei campi di concentramento; le scarpe impolverate di chi deve attraversare i tanti checkpoint in Palestina (Adania Shibli); le scarpe di Penelope Cruz  in risposta alle leggi sull'immigrazione in USA; le scarpe di migranti affioranti dai cimiteri marini odierni.
“Natalia Ginzburg – continua Liana – nel 1946, dopo la morte del compagno per sevizie a Regina Coeli, guardando le sue scarpe rotte, si chiedeva quali scarpe da grandi i suoi figli avrebbero potuto indossare, e soprattutto quale via avrebbero scelto per i loro passi. E oggi? La vestizione del piede può assurgere a metafora dell’identità? Quali scarpe per il/la viandante d’oggi? Quali scarpe e  quali passi per una relazione diversa con l’Altro/a nel sentimento del ‘comune’?”.
Nelle giornate al Giardino dei ciliegi, da venerdì pomeriggio a domenica mattina, dai  testi di prosa e di poesia, dalle immagini artistiche e dalle rappresentazioni mediatiche, emergeranno storie e contesti di oggetti diversi che rappresentano tracce materiali di una memoria individuale e collettiva, e compongono un archivio di emozioni, modelli, culture. Il convegno si concluderà con una visita al Museo Ferragamo.  Nella foto un'opera di una delle relatrici, l'artista Donatella MEI.

 

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