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Ancora guai per i tunnel della Tav Cronaca

Ancora guai, per il sottoattraversamento fiorentino della Tav. Questa volta, le contrarietà all'inizio dei lavori giungono direttamente dall'audizione in commissione Ambiente e Urbanistica dell'ex-presidente dell'Osservatorio Ambientale ingegner Parenti. Di fatto, lo scoglio è quello denunciato da tempo da comitati, cittadini, e dai rappresentanti in consiglio comunale della lista Altracittà. Ed è proprio con una nota congiunta del Comitato fiorentino NotunnelTav e di Altracittà che i risultati dell'audizione vengono resi pubblici.
"I lavori di scavo dei tunnel del sottoatteversamento Tav non possono iniziare perchè quanto prodotto dalla fresa "Monnalisa" è rifiuto speciale e deve essere conferito in discarica". Un punto fondamentale, attorno cui ruota tutta la questione dei lavori e del loro inzio. Infatti, come chiarisce la nota, in Toscana non sono disponibili discariche in grado di accogliere la mole di terra-rifiuto  speciale prodotta. A differenza della terra risultante dallo scavo della stazione Foster, che, essendo "terra tal quale", potrebbe essere conferita nella ex-miniera di Santa Barbara nel comune di Cavriglia. A confermare questo punto nodale della questione, è lo stesso ingegner Parenti nel corso dell'audizione in commissione congiunta di due giorni fa.

In altre parole, cosa potrebbe succedere? Di trovarsi, come confermano i comitati e Altracittà, con la voragine dei Macelli ma senza la possibilità di aprire i tunnel previsti per il passaggio della Tav. Un problema che troverebbe una soluzione, anche se di non facile e soprattutto non veloce applicazione, nel momento in cui entrasse in vigore il regolamento, presentato a suo tempo per decreto dall'ex-ministro all'ambiente Stefania Prestigiacomo, che dichiare le terre scavate nelle gallerie italiane "non rifiuto". Definizione, appunto, attuata "per decreto", che sbroglierebbe la matassa fino a un certo punto. Perchè? Come riconosciuto dallo stesso Parenti, il decreto si troverebbe nella scomoda posizione di essere incompatibile con le norme europee in materia. Dunque si correrebbe il rischio, proseguendo i lavori  in seguito all'entrata in vigore del regolamento, di andare incontro a sanzioni europee.

Un altro punto fondamentale della questione richiama l'innalzamento esponenziale dei costi, che dipenderebbero in buona parte dalle circa 200 prescrizioni che l'Osservatorio Ambientale emise a suo tempo, precisamente nel parere espresso il 5 febbraio 2010.  "La pessima qualità del progetto – attaccano il Comitato NotunnelTav e Altracittà – è responsabile di un aumento incotrollabile dei costi". Insomma, riassumendo si rischia, secondo i NoTav e Altracittà, di arrivare a una voragine non solo fisica (quella dei Macelli) ma anche economica, ancora più inquietante se si considera che quest'ultima non è ancora chiaramente decifrabile.

Infine, altro punto dolente secondo la nota, è quello dei controlli e monitoraggi ambientali. Infatti, mentre l'Osservatorio Ambientale è decaduto, senza l'ausilio economico di cui era attore nei confronti dell'Arpat (a cui richiedeva controli e monitoraggi), c'è da dubitare che con le sue sole risorse l'Arpat stessa sia ingrado di monitorare la situazione. Di questa perplessità di è fatto portavoce lo stesso ex-presidente dell'OA Parenti. E, anche se ci sono un milione e mezzo di euro da parte di Fs per riattivare l'Osservatorio, Comitato e Altracittà ritengono di esprimere forti dubbi sulla mancanza di terzietà dell'organismo. Infati, nella sua composizione e nel suo finanziamento, l'Osservatorio contempla anche committente e esecutore dell'opera.

Non solo. Altri due spunti vengono richiamati dal Comitato e dai cittadini: da un lato, stanti così le cose, perchè continuare a tenere montata la fresa Monnalisa a un costo altissimo (si parla di  milioni di euro. Chi paga?…); in secondo luogo, se anche il regolamento di "declassamento" delle terre andasse in vigore, la strada per procedere al via dei lavori sarebbe lentissima, dalla nuova valutzione di impatto ambientale necessaria, a tutti i passaggi lentissimi che sono necessari per ottenre, appunto, il "via". Non sarebbe meglio, chiede il Comitato NoTavFirenze  e Altracittà, che si procedesse all'abbandono dei lavori di un progetto "assolutamente inutile" stornando i fondi a disposizione "per potenziare e velocizzare il trasporto regionale e metropolitano che giace in condizioni disperate?" …

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