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Andrea Bonaccorsi, l’uomo che studia il Dna delle università europee Innovazione

Pisa – «Mi perdoni un attimo, ma sono in video conferenza con l’Ocse!». «La chiamo tra un po’, perché sto tornando or ora da Bruxelles». Intervistare Andrea Bonaccorsi, è veramente un’impresa. Perché si pensa di parlare con un “semplice” docente di gestione dell’innovazione all’università di Pisa e poi si scopre che è membro del progetto “Rise” della Commissione europea, una sorta di cerchio magico di Carlos Moedas, portoghese, Commissario europeo per la ricerca, la scienza e l’innovazione.

Collabora inoltre con l’Ocse per l’analisi dei sistemi universitari mondiali. E poi, per non farsi mancare niente, lavora con una start up pisana (R Quadro) che si occupa di metodi per l’innovazione. Ma per Andrea Bonaccorsi, essere uno dei due italiani (su 40 membri in totale) che contribuiscono a muovere milioni di euro di finanziamenti a livello europeo e creare sistemi comparati per il raffronto delle università mondiali, non è poi gran cosa.

«La cosa, vede, è iniziata così circa una decina di anni fa quando con una collega abbiamo iniziato occuparci dei microdati delle università europee». “Micro” sembra roba piccola, in realtà quando il progetto è decollato con la Commissione europea, si è trattato di andare a convincere gli uffici statistici di 29 paesi a presentare i dati dei propri istituti universitari in modo disaggregato e comparabile.

Un lavoro immane durato tre anni che poi è andato a finire all’Eurostat (l’ufficio statistico europeo). «Oggi possiamo dire per circa 2500 università europee quanti studenti, professori, brevetti si producono». È una sorta di Dna, una mappa precisa dell’offerta europea che non può essere usata per creare liste di buoni o cattivi, ma per confrontare i sistemi nazionali sì. Queste informazioni finora non le aveva nessuno. Servono per la programmazione e per migliorare l’offerta formativa dei singoli paesi. È vero che le università qui sono troppe? O troppo piccole? È vero che abbiamo troppi laureati umanistici e pochi scientifici? Andiamo a vedere come funziona altrove.

Da qui al suo incarico (nel 2014) nel gruppo “Rise” il passo è stato relativamente breve. Questo gruppo di 40 esperti a livello europeo aiuta il Commissario Moedas a mettere a punto strategie e orientare gli investimenti. Il loro compito è produrre evidenze scientifiche per supportare le scelte strategiche europee sull’innovazione.

L’Ocse infine lo ha invitato a Parigi per estendere il suo progetto sui microdati delle università europee, procedendo ad uno studio comparato con America e Asia. E così non ha tempo neanche per respirare, lavora sempre: «Ho dovuto azzerare cinema e teatro. Ma la famiglia no. Torno sempre a Pisa, a casa, e i miei figli lo sanno!».

Foto: Andrea Bonaccorsi

 

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