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Andrea Marino, da Bronte all’Europa il futuro della danza Breaking news, Spettacoli

Firenze – Nel variegato panorama europeo della danza la scoperta di una giovane promessa diventa motivo di  grande interesse e ancor di più se il ballerino è italiano, originario di Bronte, un paese siciliano situato sulle pendici dell’Etna.

Andrea Marino ha una lunga storia da raccontare nonostante i suoi 24 anni. Appena quattordicenne si trova a Vienna. Le sue qualità e una volontà di ferro le permetteranno di superare tutte le prove, anche quella più importante di vivere da solo in un mondo e una lingua sconosciuti. Da qui il salto, prima con l’accesso all’Accademia del Principato di Montecarlo, una delle scuole più qualificate di danza, poi come al Royal Swedish Ballet e come professionista al Bayerisches Staarsballett di Monaco di Baviera.

Durante il suo soggiorno fiorentino, dove si è esibito in una coreografia di Marga Nativo e Keith Ferrone, per il Florence Dance Festival, abbiamo incontrato Andrea Marino, attuale stella nascente della danza europea.

Andrea Marino da Bronte a Vienna. Sembra una favola bella, ma per lei è stata una conquista ottenuta con determinazione. Ci racconta il suo inizio come ballerino e poi il salto in Austria?

Sicuramente è stato ottenuto con determinazione e tenacia. Il mio inizio è avvenuto a Bronte. Ho la fortuna di avere dei genitori meravigliosi, che mi hanno sempre sostenuto e non mi hanno mai tarpato le ali nonostante mi trovassi in una realtà di paese in cui un bambino, un ragazzo, non è mai associato a un’immagine di ballerino. I miei genitori non si sono mai fatti influenzare dai giudizi della gente. Pure io, di fronte a qualche piccola difficoltà, ho sempre tirato dritto per la mia strada.  Sono arrivato fin qui perché ho sempre creduto nelle mie possibilità. Il fatto di andare a danza, di fare la lezione, di diventare ballerino per me non era un sogno ma qualcosa di raggiungibile. Ho impiegato le mie energie nella danza e ho raggiunto l’obiettivo”.

Come furono i primi anni così lontano dalla sua Bronte?

Proprio a Bronte feci la mia prima audizione per l’Accademia Statale di Vienna e fui scelto. Per la prima volta mi trovavo in un ambiente accademico, più professionale, in cui non ero l’unico ragazzo in una sala di danza ma con altri ragazzi determinati come me. Il vero lavoro è iniziato in quel momento. Dovevo dare il meglio di me ogni giorno, senza scuse. I primi giorni lontano da Bronte furono molto difficili a causa della distanza dalla mia famiglia, con la quale ho un rapporto super speciale. Sono proprio loro che mi hanno dato la carica e ci hanno creduto insieme a me. Non l’ho fatto solo per me stesso ma anche per tutte le persone che mi amano. Nonostante sia vissuto in una comunità così piccola e di provincia con la passione e il duro lavoro ho raggiunto dei buoni traguardi”. 

Proprio Vienna gli ha aperto le porte dell’Accademia di Montecarlo…

Sono sempre stato ambizioso, dopo i primi anni a Vienna ho provato a fare l’audizione in una delle accademie più prestigiose a livello mondiale, la “Princess Grace” di Montecarlo. Quella è stata una delle più grandi opportunità della mia vita. Dopo aver ricevuto la borsa di studio mi sono trasferito lì.  Quelli sono stati gli anni di dura e severa formazione. È quasi un’accademia militare, con tante regole molto rigide. Si studiava danza dalle 8 del mattino alle 8 di sera con un’ora di pausa. Ci sono dei ritmi incredibili però dall’altro lato c’è un livello eccellente. Il team degli insegnanti è incredibile. Giorno dopo giorno ho sentito il mio corpo cambiare e ho fatto passi da gigante. Montecarlo è stato il mio trampolino di lancio”.

Da ballerino al Teatro Reale Svedese di Stoccolma e ballerino solista al Teatro di Monaco di Baviera…

L’ultimo anno, quello del diploma all’Accademia di Montecarlo ho fatto le audizioni per le grandi compagnie di danza ed entrare nella carriera da professionista. Dopo la mia prima audizione a Monaco di Baviera ho ricevuto il contratto di lavoro e ho iniziato da lì. A Monaco ho lavorato per tre stagioni consecutive con un bellissimo repertorio. Però volevo provare qualcos’altro, vedere un altro ambiente, cimentarmi in altre situazioni, lavorare con altri coreografi e vedere altri ballerini. Ho sempre avuto voglia di crescere e non raggiungere mai una zona di comfort che può essere limitante. Quindi ho fatto l’esperienza al Teatro Reale di Stoccolma dove mi sono trovato bene però capii che non era il posto giusto per me. Dopo un anno e mezzo il Teatro di Monaco mi ha proposto un contratto come ballerino solista, quindi sono rientrato a Monaco nel gennaio 2022″. 

A Firenze è stato protagonista in una coreografia di Marga Nativo e di Keith Ferrone. Continuerà la collaborazione con il Florence Dance Center?

Essere ritornato in Italia questa estate è stata una grande emozione perché avendo lasciato casa a 14 anni è stata la prima volta che qui mi sono esibito come ballerino professionista. È stato bellissimo. Firenze mi ha dato tanto, è stata un’esperienza incredibile. A Keith e a Marga devo veramente tanto per la loro fiducia, per il loro entusiasmo, per la voglia di lavorare con me. La collaborazione con Keith e Marga sicuramente continuerà perché siamo rimasti entusiasti l’uno dell’altro. La prossima estate tornerò a Firenze, possibilmente con la mia ragazza che adesso è prima ballerina sia a Stoccolma che a Oslo. Credo che porteremo un pezzo insieme”.

Andrea Marino, quali sono i suoi progetti futuri?

A breve andrò in Giappone in cui ballerò come ospite per diverse serate a Tokyo, con la coreografia di Alexander  Ekman, un coreografo svedese molto famoso. Ballerò un passo a due con la mia ragazza. Poi si tornerà a Monaco. Come ballerino solista nel nostro ambiente si deve fare sempre di più. Anche se si raggiungono grandi traguardi il nostro è sempre un inizio per raggiungere un qualcosa di più grande, ballando in ruoli ancora più importanti, di esibirsi in altri teatri e procedere scalando la vetta”.

Ha un suo sogno nel cassetto?

Con tanta sincerità dico che a questo punto, dopo la pandemia, non ho sogni nel cassetto. Ho imparato ad apprezzare le cose che prima si davano per scontate. Sono tanto felice di potermi esibire di nuovo, dopo un lungo periodo di chiusura che per noi artisti, come per tutti in genere, è stato un momento terribile. Si torna di nuovo a ballare, i teatri sono aperti e la gente torna a vedere gli spettacoli. È stato un po’ come ricominciare. Forse il mio sogno a questo punto sarebbe quello di far arrivare un messaggio, specialmente a chi viene da comunità e paesi piccoli, di credere nei propri sogni, di non arrendersi di fronte alle mille difficoltà. Con il duro lavoro e credere nelle proprie possibilità. Sembra banale ma non è, perché quando ci credi veramente con tutto te stesso, ne fai uno stile di vita, con una devozione che ti spinge sempre a fare di più, allora i sogni possono avverarsi. Questo è il messaggio che vorrei far arrivare ai giovani”. 

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