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Angela e Matteo: un rapporto da manuale di diplomazia Opinion leader, Politica

Duesseldorf – Due caratteri completamente diversi, due storie personali che non potrebbero essere più estranee, una distanza di età di una generazione e infine due nazionalità da sempre legate da grande emozioni come anche da passati difficili. Non è facile parlare di una coppia politica come Angela Merkel e Matteo Renzi. Dopo un paio di incontri negli ultimi mesi si può constatare, però, che i due sembrano aver trovato un modo di collaborazione positivo e al di là di quello che dicono osservatori, giornalisti e avversari politici nei due paesi. Un modo nuovo, più sobrio che di feeling, che contribuisce forse più di tante parole al miglioramento dei rapporti bilaterali.

Basta uno sguardo all’iconografia: un abbraccio breve di saluto, quasi solo accennato tra i due ieri sera davanti a Palazzo Vecchio, molto sobri. La cancelliera Merkel odia il contatto fisico con altre persone, lo ha riportato poco fa un giornale tedesco, ed è proprio nel suo carattere di scienziata di fisica,  figlia di un pastore protestante, cresciuta nella Ddr. Basta ricordare tante situazioni sopportate da lei con implacabile faccia da poker: il presidente americano George W. Bush che le massaggia le spalle in un vertice G7 per non parlare degli assalti di Silvio Berlusconi nelle foto-occasioni di altri vertici.

Il comportamento del premier italiano dal primo momento è stato impeccabile e la cancelliera sembra gradire molto. Solo qualche giorno fa è venuto alla  luce che la foto che ritrae la Merkel con gli occhi chiusi, appoggiata alla spalla del presidente francese Francois Hollande  durante la grande manifestazione a Parigi dopo gli attentati  non è quella che appare. E’ solo uno scatto tirato fuori a caso da una serie di foto che dimostrano che la Merkel cerca in modo gentile di sbarazzarsi dai tentativi di Hollande di metterle le mani sulla spalla.

Più importante delle immagini è comunque il contenuto politico. E la percezione della politica dell’altro in Germania e in Italia. Le differenze ci sono, sul patto di stabilità e sul rigore nell’attuare delle riforme e nel rispettare le regole di Bruxelles. Ma basta una breve analisi delle dichiarazioni italiane e tedesche degli ultimi mesi per vedere bene che i toni critici e qualche volta offensivi vengono da altri, non da loro. Sono furbi e diplomatici tutti i due.

Matteo Renzi sin dall’inizio non ne ha sbagliata una con la cancelliera tedesca. Da sindaco di Firenze, poco prima di salire alla segreteria del PD, si presentò con dieci minuti di anticipo nell’ufficio di Angela Merkel a Berlino – l’incontro, il primo tra loro,  era stato fissato per le 6.30 di mattina! Per rompere il ghiaccio Renzi parlò di calcio, sapendo che la cancelliera è una grande tifosa della nazionale tedesca. All’epoca Mario Gomez era appena arrivato alla Fiorentina.

L’incontro di Firenze, subito dopo il World Economic Forum di Davos, contribuisce a un clima più disteso, proprio per il programma breve della visita. Merkel e Renzi sembrano parlarsi all’altezza degli occhi, non da grande donna forte e da giovane irrequieto come sembrava ad alcuni osservatori.  Trovare un modo di lavorare insieme seriamente è forse l’unica soluzione in Europa in questo momento. E Renzi può essere sicuro che al di là delle formule diplomatiche la visita notturna agli Uffizi rimane come molto particolare nella memoria della cancelliera. In questo lei non è per niente diversa da tutti turisti dalla Germania.

Regina Krieger è giornalista dell’Handelsblatt di Duesseldorf

 

Foto: Matteo Renzi mostra il David di Michelangelo ad Angela Merkel

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