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Angelo Hu: “Legalità? Sì, ma sempre e per tutti. Serve l’ascolto” Cronaca, Politica

Firenze – “Il presidente Rossi non aiuta né se stesso né chi lo vuole aiutare, continuando a fare certe dichiarazioni. Sembra che sia perennemente in campagna elettorale”. Angelo Hu, consigliere comunale e capogruppo di Sinistra Italiana a Campi Bisenzio, è un fiume in piena. Il telefono continua a squillare all’impazzata da due giorni, ma cerca di mantenere la calma: sa che è necessario ponderare bene le parole per evitare altre speculazioni e montature, ma la voce quasi gli trema quando parla del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi.

A due giorni dagli scontri tra comunità cinese e forze dell’ordine a Sesto Fiorentino, gli animi sono ancora roventi come il sole che batte sull’asfalto davanti al capannone ispezionato dall’Asl all’Osmannoro, dentro il quale è scoccata la scintilla della protesta che ha portato al fermo di due cittadini cinesi, oltre al ferimento di alcuni cinesi e quattro agenti di polizia.

“Non mi sento di fare dichiarazioni così sprezzanti come ha fatto il presidente Rossi, parlando alla pancia dei cittadini. Il nostro compito, come amministratori, è quello di andare oltre e capire realmente le ragioni della protesta. Rossi invece sembra in campagna elettorale perenne, per legittimare il suo ruolo dentro il partito”.

Stamattina Rossi, in un’intervista, aveva infatti dichiarato la sua totale solidarietà alle forze dell’ordine e l’affermazione è piaciuta poco al consigliere Hu: “Anch’io sto dalla parte delle forze dell’ordine, come è naturale che sia, ma probabilmente l’altra notte è stato commesso un errore umano. Le ispezioni alle imprese cinesi vanno avanti da anni, e prima non era mai successo alcunché. Se l’altra sera invece c’è stata una reazione significa che qualcosa è andato storto. Resta il fatto che il mio rapporto con le forze dell’ordine è stato e rimane ottimo”.

Il consigliere rispedisce al mittente anche le insinuazioni di un coinvolgimento della mafia cinese nelle protesta di Sesto: “è una montatura- ribadisce Hu- I miei genitori sono partiti da lì, da quelle fabbriche, e conosco personalmente tante di quelle persone che stavano manifestando. Queste affermazioni sono offensive per chi c’era, e per tutte le 10 mila persone della comunità cinese della piana fiorentina”.

Il coinvolgimento della mafia cinese è stato ipotizzato, da più parti, per giustificare la presenza di tanti cinesi alla manifestazione di protesta, svoltasi nella serata di mercoledì, subito dopo i tafferugli del pomeriggio davanti al capannone ispezionato. Anche su questo aspetto, il presidente Rossi aveva avanzato delle perplessità, alle quali Hu risponde ancora una volta piuttosto piccato: “Vorrei far presente al presidente Rossi che siamo nel 2016, e che le tecnologia sono ampiamente diffuse anche tra la comunità cinese. Dire che ci siano delle dinamiche poco chiare è ancora una volta offensivo. Per radunarsi in un certo luogo basta un messaggio in una chat.”

Se quindi ci sono ancora degli aspetti da chiarire, le cause della protesta, per Angelo Hu, sono invece piuttosto palesi: “Nessuno di noi vuole meno ispezioni- si affanna a ripetere ancora una volta- la comunità cinese vuole lo Stato e il rispetto della legalità. Però lo Stato lo vorremmo non solo dentro le nostre fabbriche, ma anche per le strade, in mezzo a noi. Da tanto tempo denunciamo scippi, rapine e furti all’interno delle nostre attività, ma nessuno per ora ci ha prestato ascolto. Per questo l’episodio dell’anziano strattonato davanti al capannone è diventata la classica goccia che fa traboccare il vaso”.

E proprio per non contribuire ad alimentare un clima di sospetti e strumentalizzazioni, Hu preferisce non partecipare alla nuova manifestazione della comunità cinese, o meglio di una parte di essa, prevista per domenica prossima: “Innanzitutto manca il tempo necessario per organizzare una manifestazione in tutta sicurezza; in secondo luogo, perché alla manifestazione parteciperanno associazioni cinesi che hanno al momento degli indagati tra i loro iscritti, e quindi ritengo opportuno non dare il mio consenso per non strumentalizzare ulteriormente la vicenda, già di per sé molto complicata”. Il riferimento è all’associazione cinese de il Cervo Bianco, accusata di non aver preso le distanze con alcuni suoi iscritti indagati per un giro di prostituzione, che anche stamani ha fatto parlare di sé per aver organizzato una spedizione punitiva contro nordafricani accusati di scippi nelle fabbriche cinesi.

 Hu, dal canto suo, propone invece una festa proprio nel luogo del misfatto: “Una festa colorata là dove di solito c’è solo il grigio dei capannoni e della periferia, e dove mercoledì sera tanti giovani ragazzi hanno conosciuto le manganellate e le cariche”.

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