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“Anna Karenina”, cinema e teatro in un mirabolante spettacolo Cinema

1874, la Russia imperiale si trova alle soglie del declino. In questa società irrigidita dentro a convenzioni sociali restrittive Anna Karenina si trova intrappolata in un matrimonio infelice con il conte Karenin. La sua ricerca di una vita migliore la porterà tra le braccia del giovane conte Vronsky. Ma infrangere le regole della società trasformeranno un amore segreto in un affare di stato e di fronte a tutta la corte Anna dovrà combattere per il proprio amore e il diritto di essere felice. La sua scelta la porterà sulla via dell'infelicità e della distruzione sociale e fisica.

Joe Wright torna ad adattare la letteratura per il grande schermo, dopo “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen, portato al cinema nel 2005 ed “Espiazione” di Ian McEwan nel 2007 (film valso l'Oscar al pisano Dario Marianelli per le musiche), il regista inglese si confronta con un gigante delle letteratura mondiale, Lev Tolstoj, adattando il suo romanzo del 1877, Anna Karenina. Quello di Wright diventa così la dodicesima versione per il cinema del famoso romanzo realista il cui primo adattamento è datato 1911 ad opera di Maurice Maître. Tante le attrici che si sono avvicendate in questo ruolo: nel 1927 Greta Garbo interpretò Anna nel film di Eddmund Goulding; nel 1948 invece fu Vivian Leigh a portare sullo schermo questa tragica eroina per Julien Duvivier; nel 1995 Anna Karenina venne adattato per la televisione da Fabrizio Costa in una versione ambientata in Italia, ecco che Anna, interpretata da Carol Alt, non si chiama più Karenina ma Capilupi; infine anche Sophie Marceau si è prestata al ruolo nel 1997, diretta da Bernard Rose. Interpretato dalla musa di Wright, l'attrice inglese Keira Knightley, già interprete delle pellicole letterarie del regista, il film si pone sulla scia di questi adattamenti restando fedele alla narrazione ma ambientando il tutto dentro ad un enorme teatro abbandonato, scardinando l'idea filmica alla base e amalgamando a questa un tocco di teatro come pure di danza.

Già, perché per parlare di “Anna Karenina” è più consono parlare di balletto piuttosto che di film vero e proprio. Un meccanismo ad orologeria in cui ogni piccolo ingranaggio funziona alla perfezione. La via del realismo viene abbandonata per una teatralità che presto si trasforma in una vera e propria danza corale, su cui spiccano i due solisti Anna e il Conte Vronsky, avvinghiati in un walzer mortale che distruggerà le loro vite. Il realismo del romanzo di Tolstoj viene così scardinato e trasformato in una scatola cinese di piani recitativi. Una mise en abîme che svela il trucco cinematografico rendendolo affascinante nella sua lampante presenza: gli attori che recitano i loro personaggi che a loro volta recitano una parte all'interno di una corte che non permetteva infrazioni ad un codice di condotta molto rigido. Lo spettacolo della corte viene così messo in luce da una recitazione volutamente enfatica e teatrale. In questo il film di Wright esce vincitore sui numerosi altri adattamenti poiché riesce, da una lato ad innovare stilisticamente il mezzo cinematografico, svelando come si è detto il trucco e trasformando ogni scena in un balletto con protagonisti gli attori, le scenografie e la macchina da presa stessa; dall'altro a mettere in scena fedelmente la teatralità della corte imperiale, così rigida nei suoi protocolli e nelle sue convenzioni e dove l'amore viene considerato un sentimento poco consono.

Guidata proprio dell'amore, sentimento a lei sconosciuto fino all'incontro con Vronsky, Anna vive nell'illusione di poter essere felice ma presto la gelosia e la mancanza di fiducia la porteranno verso la follia e la morte. Ecco così che viene manifestata l'ipocrisia di una sistema che basava la propria esistenza sulla capacità di credere alle bugie: a quelle dell'imperatore, a quelle di una classe amministrativa sempre più impigrita e infine alle proprie, credere di essere liberi, credere di essere innamorati, credere di essere felici. L'incapacità di fede spingerà Anna nel baratro e verso il suicidio, una fuga facile e immediata da un sistema sull'orlo del crollo che scomparirà quarant'anni dopo.

Regia: Joe Wright
Sceneggiatura: Tom Stoppard (dal romanzo di Lev Tolstoj)
Genere: Drammatico
Nazione: UK
Durata: 130'
Interpreti: Keira Knightley, Jude Law, Aaron Taylor-Johnson, Kelly Macdonald, Matthew Macfadyen, Emily Watson, Domhnall Gleeson
Fotografia: Seamus McGarvey
Montaggio: Melanie Oliver
Produttore: Studio Canal, Working Title Films 

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