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Anniversario Balducci: Pace e diritti, urgente la riforma dell’ONU Cultura

Firenze – Nell’ambito del percorso itinerante delle manifestazioni, cominciate in Palazzo Vecchio e al Cenacolo di Santa Croce il 9 aprile scorso, dedicate alla figura e all’insegnamento di Ernesto Balducci per il centenario della nascita, si sono svolte fra mercoledì 18 e giovedì 19 maggio le sessioni del Convegno. L’incerto destino dell’uomo planetario. Fra guerra e pace, fra oppressione e libertà promosso dal Consiglio regionale della Toscana e dalla rivista “Testimonianze”, con la collaborazione del Comune di Firenze, della Fondazione Balducci e di Fondazione Finanza Etica.

Nella Sala degli Specchi di Palazzo Medici Riccardi e fra i banchi della sala del Consiglio regionale del Palazzo del Pegaso hanno portato i loro contributi la rivista “Testimonianze” (fondata dallo stesso Balducci nel 1958), l’Associazione culturale omonima, con gli interventi del direttore Severino Saccardi – peraltro infaticabile organizzatore e regista dell’evento – e del presidente Roberto Mosi; la Fondazione Balducci, con il presidente Andrea Cecconi; le associazioni Libera, Amnesty International, Pace e Disarmo, segnatamente con i referenti Andrea Bigalli, Riccardo Noury e Giorgio Beretta; il mondo accademico, con i contributi di Marcello Flores, Domenico Bilotti, Massimo Livi Bacci; scrittori, studiosi e giornalisti, come Anna Sarfatti, Marta Dassù Gigi Riva e Luigi Manconi. Il pensiero di Balducci non è stato solo citato dai relatori ma ha ricevuto uno spazio dedicato con la lettura di alcuni passi dalle sue opere più significative, in particolare da L’Uomo Planetario, La lunga marcia dei diritti umani e Il pacifismo ad una svolta.

Le esecuzioni da parte degli allievi dell’Accademia musicale di Firenze di brani scelti dalle splendide pagine per violino di Bach hanno scandito i tempi di alcune sessioni. Fra il pubblico della mattina del 19, il nutrito e attento gruppo di studenti dei licei fiorentini fa sperare che, come auspicato da molti intervenuti, il convegno non sia stato la canonizzazione di una teoria ma l’ascolto fecondo di un imperativo morale capace di divenire operante nella realtà.

È impossibile dare un resoconto anche solo sommario – e per questo sarebbe auspicabile la raccolta e la pubblicazione degli Atti – della ricchezza dei temi e degli spunti di riflessione che sono emersi negli interventi, fin dai saluti iniziali dei rappresentanti delle istituzioni. Massimo Fratini per la Città Metropolitana, Cristina Giachi per la Regione Toscana e il Consiglio Regionale, Alessandro Martini per il Comune di Firenze, tutti hanno sottolineato il carattere profetico e dunque attuale della lezione di Ernesto Balducci, la sua capacità di individuare i temi cruciali e ancora attuali che rendono “incerto” il destino dell’”uomo planetario”. Balducci ha mostrato l’urgenza di affrontare e risolvere le questioni della pace, dell’ambiente, del disarmo, della distensione internazionale, dei diritti umani e della dignità del lavoro.

Il presidente del Consiglio Regionale Antonio Mazzeo, nella sessione conclusiva del Convegno ha, del resto, sottolineato che è proprio per l’originalità e il respiro “planetario” con cui Ernesto Balducci ha animato la vita culturale da Firenze e dalla sua Badia Fiesolana, che il suo nome è stato inserito, anche con una precisa delibera dell’Assemblea Regionale, fra quello dei “grandi Toscani”

Tema inevitabilmente fra i più frequentati, e non solo perché previsto nel titolo generale delle giornate dei lavori ma anche perché reso tale anche dalla drammaticità dei recenti eventi internazionali, è stato quello della pace. Gli interventi in proposito, apprezzabilmente non appiattiti su posizioni scontate, pur nella pluralità delle sfumature hanno puntualizzato come Balducci non amasse per sé la definizione di pacifista (ogni definizione, per il suo carattere esclusivo, gli andava stretta a Balducci: si pensi alla conclusione dell’Uomo planetario: “io non sono che uomo”), preferendole quella di “operatore di pace”, o, meglio ancora,  quella di “uomo di pace”, come recita la targa apposta sulla sua casa natale a Santa Fiora.

Non è una sottigliezza filologica preferire ad una generica definizione – in fondo, chi si definirebbe “guerrafondaio”? – un impegno costante che passa per una molteplicità di azioni dirette e indirette: nella scuola, nel terzo settore, nella cultura, nelle manifestazioni di piazza. Volere la pace ed operare per la pace significa compiere anche quei piccoli gesti quotidiani che trasformano in realtà una splendida utopia, parafrasando ancora il titolo di un’opera di Balducci. La pace non è semplice assenza di guerra: richiede un continuo lavoro politico e sociale dedicato alla difesa dei diritti e alla promozione della giustizia, dell’educazione civica dei giovani e del disarmo internazionale.

Sta qui il senso del balducciano “se vuoi la pace prepara la pace” a cui Saccardi accosta il celebre “I care» di don Milani. Balducci, come ha ricordato Luigi Manconi, distingueva un pacifismo etico (l’atteggiamento e l’identità personale) da un pacifismo istituzionale (che coinvolge le istituzioni e le relazioni politiche). La futura e necessaria convergenza delle due prospettive non ne annulla la differenza, che risiede nella diversa prospettiva cronologica delle due posizioni: operante nel contesto storico presente quello istituzionale; proiettato verso il futuro quello etico. Balducci che è “l’uomo della vigilia del pacifismo.” Pace e diritti umani sono temi strettamente legati; i dati che ci forniscono i monitoraggi di Amnesty International non sono per niente confortanti. Nel mondo c’è una vera “falcidia dei diritti”.  E non va meglio per quelli relativi alla produzione e il commercio internazionale di armi, raccolti dalla Rete italiana Pace e Disarmo.

Sul versante diritti umani, emozione percepibile fra il pubblico presente hanno suscitato i racconti di Gianni Criveller e di Gigi Riva relativi ad episodi accaduti a Hong Kong, nel Myanmar e, in un passato non lontano, durante l’assedio di Sarajevo. Ma, nonostante tutto, i significativi progressi fatti dal diritto internazionale negli ultimi quarant’anni stanno a dimostrare che operare a favore dei diritti e della pace si può e si deve. I tribunali creati per perseguire i responsabili dei genocidi – vedi Rwanda e ex Jugoslavia – la Commissione sudafricana per la condanna dell’apartheid, la creazione della Corte Penale Internazionale e, non ultimo, il dibattito in corso sulla modifica del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu indicano, ha sottolineato Marcello Flores, la via da seguire: abbandonare il paradigma della giustizia distributiva a favore di un approccio collaborativo e di una giustizia riparativa, rendere più rapidi ed efficaci le azioni degli enti internazionali di diritto in quei contesti di aperta e reiterata violazione della dignità e dei diritti dell’uomo. In tale senso l’organizzazione stessa dell’ONU necessita di una drastica riforma, incalza, Gigi Riva.

A rendere incerto il futuro dell’”uomo planetario” non ci sono solo le guerre e le ingiustizie ma anche le grandi questioni dei migranti e dei cambiamenti climatici. Questioni non prive di connessione, il secondo fenomeno essendo non di rado concausa del primo. L’Accademico dei Lincei Massimo Livi Bacci ha sottolineato come, a fronte di una semplicistica chiusura dei confini alimentata dai sovranismi, si sta facendo strada la consapevolezza del ruolo determinante che i migranti possono svolgere nella rivitalizzazione di una società, come quella occidentale, in forte calo demografico. Il che suggerisce che la strada da seguire è quella di una integrazione di tutti all’interno di una cornice di diritti, percorso verso il quale però, ammonisce Vannino Chiti, la politica italiana sembra essere in evidente ritardo soprattutto in tema di diritto alla cittadinanza e di sicurezza del lavoro.

Di fronte alla vasta portata delle questioni affrontate nei due giorni del Convegno,Severino Saccardi ha concluso i lavori, rendendone in modo esaustivo lo spirito, in continuità con l’insegnamento stesso di Balducci e con la linea editoriale ancora oggi perseguita da “Testimonianze”. La linea della pluralità, del confronto e dell’ascolto di visioni e  sensibilità diverse comunque a saldi principi principi di fondo: l’impegno per la pace , la giustizia, l’autodeterminazione dei popoli, l’affermazione dei diritti umani. “Sarebbe già un contributo alla pace – ha scritto Balducci – se gli alunni dell’utopia e quelli del realismo, invece di accusarsi reciprocamente di perfidia e di candore, facessero uno sforzo per comprendere gli uni le ragioni degli altri.”

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