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Anniversario La Pira: dall’Europa una risposta ai nuovi poveri Cronaca

Firenze – Quali sono oggi le nuove povertà e come il messaggio di Giorgo La Pira, storico sindaco di Firenze e padre della Costituzione del quale oggi  si celebra l’anniversario della morte avvenuta il 5 novembre 1977, resta valido in un contesto di crisi economica che colpisce le famiglie meno abbienti. Questo il tema del convegno “La questione lapiriana: la povertà oggi  , dalla povertà allo sviluppo e all’uguaglianza“, che si è svolto in Palazzo Vecchio con la partecipazione, fra gli altri di Romano Prodi, ex presidente del Consiglio, e di Lapo Pistelli, viceministro degli Esteri nel governo Renzi.

E’ stato Mario Primicerio, presidente della Fondazione Giorgio La Pira, ad aprire i lavori ricordano una delle opere più importanti della visione solidaristica cattolica di La Pira, “L’attesa della povera gente“. “Chi sono oggi i poveri e che cosa attendono da noi?”, si è chiesto Primicerio. Il “noi” dei responsabili include l’Unione europea, che ha sostenuto la mostra “La Pira, l’Europa dei popoli e il mondo: le pietre del dialogo“, evento ufficiale in calendario nel semestre di Presidenza italiana dell’Ue che si apre oggi presso la Biblioteca nazionale centrale di Firenze.  “La Pira intuì la grande portata dell’integrazione europea non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello culturale e civile”, ha aggiunto:  “E’ importante che l’Europa svolti l’angolo e proceda a investimenti di grosso respiro che possano invertire la tendenza negativa delle nostre economie”.

Per Prodi, che ha incontrato i giornalisti, il messaggio di La Pira sull’Europa “non è molto attuale, perché la storia ha preso una strada diversa. Egli aveva una visione di un cemento religioso dell’Europa. Non è andata così anche se la religione resta un cemento delle nostre società”.

Pistelli ritiene, al contrario, che l’eredità politica e culturale dell’esponente cattolico contenga “una quantità infinita di indicazioni che riguardano il modo in cui vengono amministrate le nostre società: è una grande figura del novecento che va oltre il suo secolo”. In particolare per quanto riguarda la politica del Mediterraneo, che fu il primo a teorizzare in tempi nei quali si pensava solo all’amicizia con gli Stati Uniti e alla Alleanza Atlantica, ponendo il concetto basilare che l’Italia è un “grande ponte sul Mediterraneo”.

Mediterraneo che non è più solo la costa, ma bisogna allargare il concetto anche al Sahel e al Medio Oriente. In questo contesto “la Libia cammina sul fil del baratro e sta a noi tenerla da questa parte, soprattutto evitando che si divida: non esitse una Libia divisa, ora va costruito uno Stato che non esiste”. Pistelli ha risposto ad alcune domande dei giornalisti sull’attualità della politica estera, in particolare sulla sconfitta di Obama negli Stati Uniti: “Obama ora è indebolito e ha poteri limitati, ma non ci si devono aspettare automatici cambiamenti perché i repubblicani sono spaccati in due scuole, una che si richiama a Bush e l’altra fortemente isolazionista”.

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