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Ansaldo Breda, altolà di Rossi: “Stop a vendita per fare solo cassa” Economia

Pistoia – Vista dal basso, la questione Ansaldo Breda è semplice: se non verranno messe in atto immediatamente le partecipazioni alle gare, fra due anni i lavoratori si troveranno davanti il vuoto, con l’esito che ognuno può immaginare. Vista dalla Regione Toscana, dai sindacati e dai soggetti istituzionali, in primis naturalmente Finmeccanica, il vero problema è trovare investimenti e qualcuno disposto a scommettere sull’azienda nel lungo periodo. Insomma, per il futuro. Insomma, qualcuno in grado di presentare un serio e vero piano industriale. Ed è qui che le richieste, speranze e appelli, dei lavoratori e delle istituzioni si fondono: Ansaldo Breda non può servire solo a far cassa a uno Stato tremendamente a tasche vuote, ma deve e può essere un gradino per spingere occupazione, ricerca e innovazione in terra di Toscana. Che, d’altro canto, con le sue maestranze, nonostante le palate di cattiva luce in cui ha tentato di metterle il precedente Ad, vale a dire Pansa (testimonianza in tal senso proviene dall’onorevole Caterina Bini, presente oggi all’incontro che ha visto Rsu, sindaco di Pistoia, presidente di Provincia, e il governatore Enrico Rossi, oltre a una rappresentanza “vasta” della Cisl sedere insieme a palazzo comunale per fare il punto) è riuscita a ottenere un miracolo che neppure il nuovo Ad Moretti ha potuto fare a meno di sottolineare, vale a dire portare i bilanci dell’azienda in pari.

Allora, chi è più vicino a questo obiettivo, dichiarato dalle Rsu e sposato dalle istituzioni perlomeno locali, che sembra andar d’accordo con quanto dichiarato dallo stesso Moretti? Vale a dire, quale dei pretendenti alla mano della bella Cecilia (che speriamo qualcuno la pigli) potrebbe essere quello che più s’avvicina alla richiesta, i giapponesi della Hitachi o la cordata cinese? Va da se’ che i francesi della Thales sembrano infatti ormai fuori gioco, per, stando ai si dice, l’offerta “magra” che avrebbero fatto a livello di soldi. E sugli altri due pretendenti, dicono tutti, “non ci importa da dove arrivano”, l’importante è che stiano sul territorio, abbiano l’intenzione e qualcosa di più di fare investimenti consistenti, spingano su innovazione e ricerca. Appunto.

E’ questo il leitmotiv della giornata che inizia con una mezz’oretta di ritardo (alle 15 invece che alle 14,30) e che si intreccia con l’altro, quello sostenuto con ferma determinazione dalla parlamentare Caterina Bini: “Il nostro obiettivo di oggi – spiega – è quello di concordare un fronte toscano che si presenti a un incontro romano compatto”. Compatto nel chiedere, fra le altre cose, non solo che si rispettino le priorità già elencate, ma anche che la Toscana non sia lasciata da parte nel percorso che conduce all’eventuale accordo e scelta dello “sposo”, ma che venga informata e possa anche dire la sua.

E’ su questo tema che si incentra l’intervento che conclude l’incontro, quello del governatore Ernico Rossi. Che lancia sul tavolo anche un altro punto, vale a dire: che succede se il soggetto che si propone per l’acquisto non rispetta le priorità dettate come imprescindibili? E dice: “Per conto mio, come Toscana, dovremo dichiarare la nostra opposizione e chiedere che sia Finmeccanica a mantenere in carico l’Ansaldo Breda”. E chiede anche: perché i francesi devono comprare treni francesi, i tedeschi, quelli tedeschi e anche la Svezia si sta avviando a costruirsi i “suoi” treni, e l’Italia no? Bella domanda, che fa pari con la riflessione che l’Rsu pone in cima a un documento che propone all’assemblea per ricavarne, tramite la discussione, un ulteriore posizione condivisa: “Le proposte che puntavano a creare un grande polo nazionale dell’industria nazionale dei trasporti sono state ignorate”. Da chi? “Sia dai governi che si sono succeduti in questi ultimi tre anni sia dai vertici di Finmeccanica”.

Comunque, preso atto che non si può piangere su occasioni o chances perdute, l’importante è ora che un partner possa intervenire per ridare futuro e speranza agli operai e all’intera città. Infatti ciò che ruota attorno ad Ansaldo Breda a livello diretto o indiretto, è per la provincia di Pistoia paragonabile alla Thissen per Terni. E così, dalla discussione di oggi esce un documento comune a istituzioni e Rsu, che porti appunto la Toscana al “tavolo” (da riaprire al più presto) unita e indivisibile. E un incontro verrà organizzato presto fra una delegazione dell’AB più Rossi e il ministero per lo sviluppo economico.

Contenti tutti? Insomma. Sono gli operai a storcere il naso, e non per quanto detto. “Ancora parole – sospirano – siamo d’accordo, ma quando si cominciano a vedere i fatti?”. Anche perché non è mistero per nessuno che, oltre al fatto che se non ci sono partecipazioni a gare ora, non ci sarà lavoro fra due anni, ma anche nel tran tran quotidiano dell’azienda i problemi cominciano a farsi sentire, come raccontano gli operai, a livello sia di mancanza di materiali che di progetti. Insomma, dopo oltre tre anni di attesa, i fatti continuano a essere rimandati a “poi”. Ma questo “poi”, ai lavoratori, comincia a non andare più giù.

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