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Anti mafia e corruzione, pronto il documento da inviare al Ministro Cronaca

All'incontro hanno partecipato i vertici regionali delle Forze dell’Ordine, l’Autorità giudiziaria, il rettore dell’Università di Firenze, rappresentanti delle parti datoriali e sociali e delle associazioni Libera e Avviso pubblico. Si è trattato di un fitto scambio di idee per condividere e mettere a fattor comune il bagaglio di esperienze acquisite dai numerosi protagonisti nelle diverse realtà del territorio regionale. Che ha prodotto un documento comune da inviare al Ministero dell’Interno. “L’attività di repressione non basta – ha detto il prefetto Luigi Varratta che ha presieduto la riunione – è necessario pensare anche iniziative di tipo diverso, insieme alle altre istituzioni, in modo da aggredire questi fenomeni a 360 gradi. Nella nostra regione l’attenzione è alta, non solo da parte degli addetti ai lavori ma anche della società civile. Oggi sono emersi numerosi spunti e abbiamo elaborato un documento comune che invieremo nei prossimi giorni a Roma. E’ stato un lavoro molto proficuo, insieme si combatte  meglio l’illegalità”.

Un’iniziativa che costituisce il secondo step di un percorso avviato dal Ministro Anna Maria Cancellieri a Roma il 19 e 20 marzo scorsi presso la Scuola superiore dell’amministrazione dell’Interno, dove si erano riuniti tutti i prefetti d’Italia. In quella occasione era stato deciso di avviare un progetto formativo in materia di antimafia e anticorruzione destinato ai dirigenti e funzionari prefettizi, partendo dalle proposte operative che sarebbero maturate nell’ambito di appositi incontri organizzati in ogni capoluogo di regione. Inoltre con il lavoro di oggi sono state gettate le basi della tradizionale conferenza regionale sulla sicurezza che si svolgerà a Firenze nel prossimo autunno, allargata alla partecipazione della Regione Toscana, delle Province e dei Comuni.

Si è parlato di certificazione antimafia, di protocolli di legalità, di stazione appaltante unica per garantire la massima trasparenza contro l’infiltrazione criminale. E poi della necessità di maggiori controlli interni ai cantieri pubblici, non solo quelli delle grandi opere, in modo da seguire i lavori giorno per giorno e sorvegliare che il flusso di personale e mezzi corrisponda a quanto dichiarato, e anche dell’opportunità di implementare le banche dati per una maggior condivisione delle informazioni. Fondamentale risulta l’analisi dei fatti e l’individuazione di quelli che vengono definiti “indicatori  di rischio” ovvero quei fenomeni sui quali incentrare l’attenzione: come la nascita improvvisa di aziende e l’impiego di risorse finanziarie di incerta provenienza. Fra questi indicatori si deve annoverare anche un altro elemento particolarmente insidioso, l’sos finanziario, cioè il soccorso alle imprese in difficoltà economica, che non si configura come usura, ma che apre le porte a pericolose infiltrazioni di capitali illegali.

E’ stato infine fatto il punto su un altro aspetto, quello della cultura della legalità. Tutti i partecipanti hanno convenuto sulla necessità di aumentare gli sforzi per sostenerla anche con maggiori iniziative formative nelle scuole, con tavoli permanenti ai quali potrebbero partecipare magistrati e rappresenti delle forze dell’ordine. A questo riguardo si è ipotizzata un’attività di coordinamento a livello di prefetture per integrare meglio i diversi progetti educativi. Le associazioni Libera e Avviso Pubblico hanno ricordato di aver presentato nel 2011 la Carta di Pisa, una sorta di codice etico per promuovere la trasparenza negli enti locali vincolando gli eletti a impegni e responsabilità. Uno strumento che potrebbe essere esteso anche ai pubblici  funzionari e amministratori.

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