energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Antonella Manzione da Firenze a Roma, bilancio di un anno di attività Politica

Antonella Manzione, avvocato, già comandante della Polizia Municipale di Firenze (dopo esserlo stata in numerose altre città ) e direttore generale a Palazzo Vecchio è stata posta dal premier Renzi al vertice del Dipartimento legislativo e giuridico di Palazzo Chigi , un fulcro vitale dell’attività del governo. A quasi un anno dalla sua nomina (avvenuta nel maggio scorso) traccia un profilo e un primo “bilancio” della sua nuova esperienza.

 L’ufficio legislativo è considerato un fulcro dell’attività di governo, perché?

“L’ufficio legislativo della Presidenza del consiglio dei ministri, o più propriamente il DAGL (Dipartimenti affari giuridici e legislativi) cura l’istruttoria di tutti i provvedimenti normativi del Governo. E’ ovvio che ciò ne fa uno snodo strategico dell’attività dello stesso. Semplificando al massimo, attraverso un’azione di coordinamento con gli uffici legislativi dei vari Ministeri, si cura la stesura di tutti i testi di legge che devono passare dal Consiglio dei Ministri: decreti legge, disegni di legge delega, decreti legislativi, ecc.

L’istruttoria “culmina” in un momento di condivisione collegiale che è il cosiddetto “preconsiglio”, ove ci si mette intorno ad un tavolo per dare l’avallo finale al provvedimento con il contributo di tutti.

Ho voluto precisare che la denominazione esatta è DAGL e non ufficio legislativo perché al dipartimento fa capo anche un servizio contenzioso, magari meno noto perché assurto meno agli onori della cronaca, ma altrettanto strategico e interessante. Si occupa dei rapporti con l’avvocatura dello Stato per tutti i procedimenti nei quali è interessato il Governo. Un esempio per capire meglio: è il DAGL attraverso quel servizio che ha istruito la decisione politica di costituirsi parte civile nel processo Costa Concordia. Cura anche la promozione delle iniziative volte a dare attuazione ai principi contenuti nella giurisprudenza MANZIONE PARENTIeuropea. Insomma, una sorta di ufficio legale ad ampio spettro del Governo”.

 E’ stato detto che il suo compito è di tradurre in leggi i tweet di Matteo Renzi…

 “Beh, l’espressione è simpatica ma ..mi dà troppa importanza! L’attività è quella che ho sommariamente descritta. Le idee, per esser attuate, devono essere “trasformate” in norme. E per palazzo Chigi noi siamo la fabbrica delle leggi. Mettere a punto gli aspetti tecnico-giuridici dei provvedimenti ha sempre una rilevanza politica. Insomma, occorre saper tradurre in provvedimenti concreti una determinata la volontà politica…..

 Questa è l’essenza della differenza tra politica e gestione, ad ogni livello: il politico deve pensare le sue soluzioni per il bene del Paese, il tecnico deve aiutarlo a realizzarle. Avveniva così anche a livello locale. Ora questo aiuto consiste nel partecipare al processo normativo. Ed è bello non tanto sotto l’aspetto professionale – il che per una che si è sempre occupata di diritto è innegabile-, ma prima di tutto sul piano etico. Mi sento parte di un progetto, penso di poter contribuire in una misura infinitesima al bene del paese e questo mi aiuta e mi dà forza. Perché lavorare lontana dai propri affetti e dai propri luoghi non sempre è facile e personalmente non ho mai ritenuto compensativo l’innegabile prestigio del ruolo. Per quello, ho solo gratitudine per il Presidente che ha voluto investire su di me e senso di responsabilità. Sono abituata a vedere gli oneri, prima degli onori, e ad anteporre i miei valori (e la mia famiglia in primis) a tutto il resto”.

…e avere anche doti diplomatiche perché ci si deve confrontare con la burocrazia dei vari dicasteri.

 “La diplomazia non è il mio forte, nel senso che sono sempre stata sincera fino alla brutalità e qui..mi accorgo che è un po’ inusuale. Nell’amministrazione dello stato ho incontrato persone di diversa estrazione culturale e provenienza geografica: non è facile misurarsi con queste differenze, forse questo è proprio il senso della diplomazia, ma dà anche il senso che l’amministrazione è di tutti. Gli uffici poi sono fatti di persone: mi sono sentita spesso un paria, lo ammetto ma alla fine le relazioni si instaurano. E si incontrano belle persone e belle professionalità ovunque”.

 Ma non è sempre facile tener dietro ai ritmi serrati del premier

 “Questo è innegabile. Certo, io ero già “rodata”: 5 anni a Firenze con incarichi sempre crescenti accanto ad un sindaco notoriamente vulcanico sono una bella palestra. Lì alternavo lo studio all’operatività, lo sgombero o i mondiali di ciclismo all’analisi dei fascicoli del mercato di San Lorenzo…qui l’operatività non c’è…ore e ore a legger carte o davanti al pc rispondendo a sollecitazioni continue…ringrazio il cielo di aver dotato anche me di una resistenza psico fisica invidiabile…”.

 C’è anche il problema degli ingorghi legislativi, dei troppi provvedimenti che si sommano creando sovrapposizioni . Ciò richiede una razionalizzazione.. come?

 “Lavorando qui capisci che sulla carta il sistema per scrivere buone leggi ci sarebbe. Esiste ad esempio un intero impianto normativo a supporto di quella che si chiama AIR (Analisi di impatto della regolamentazione) che dovrebbe supportare ogni scelta normativa. In sintesi, qualunque scelta normativa venga fatta, dovrebbe essere preceduta da un’analisi degli effetti che produce sulla società, in particolare in termini di oneri e seguita da una verifica che quegli effetti si siano prodotti. La decretazione d’urgenza ex se è poco in linea con queste analisi. Le riforme urgono, ed è giusto farle: qualche volta questo va a discapito della chiarezza dei testi. Io sogno un mondo giuridico fatto di testi unici semplici, capaci di superare la stratificazione ipertrofica che caratterizza il nostro ordinamento…magari quando la fase delle riforme urgenti per il Paese sarà terminata… potremo dedicarci anche alla qualità della regolazione…”.

 Parafrasando il titolo del suo romanzo “Martina va alla guerra” è stato scritto “Antonella va alla guerra….” per indicare la tua battaglia contro tradizionali apparati burocratici…cosa c’è di vero?

” Mi sa che mi dovevo chiamare Martina pure io come l’eroina del mio romanzo, perché in effetti ho nel karma di dover combattere: contro le convenzioni, contro le difficoltà delle donne che si affermano nel mondo del lavoro, contro i pregiudizi, contro le cattiverie giornalistiche di chi non conoscendomi mi ha giudicata inadeguata al ruolo senza nemmeno sapere del mio futuro operato. Ma siccome io credo sia meglio essere invidiati che compatiti…se mi chiamano la vigilessa me ne faccio un vanto. Non ho mai fatto il vigile. Ho iniziato da Comandante della Polizia municipale. Ma non mi offende che mi si attribuisca con accezione negativa un lavoro rispettabile, umile, al servizio della gente , se fatto con senso del dovere, e necessitante di grandi conoscenze giuridiche. Mi sono mantenuta agli studi con le ripetizioni di latino e greco, ma ho fatto pure la baby sitter, la maschera a teatro, l’accompagnatrice turistica e perfino la barman. Ne sono fiera. Ogni passo della mia storia è fatica mia e sacrificio della mia famiglia. Non rinnego nulla”.

 Un bel libro, Martina va alla guerra.. che descrive in modo nitido e appassionato un’esperienza di qualche tempo fa…ma ce ne sarà un altro sull’esperienza attuale?

“Lo desidero tanto anch’io. Scrivere ha un effetto catartico: entri nel personaggio e le sofferenze e le gioie diventano sue. E poi ci sono momenti nella vita di ognuno che meritano di essere raccontati, persone che meritano di essere descritte. L’umanità è straordinariamente attraente nelle sue diversità…e Roma ne offre decisamente un bello spaccato..potrebbe valere la pena, no? Se a lei è piaciuto Martina, sono lusingata..almeno un lettore me lo sono già assicurata..mi hanno denigrata perfino su quello con considerazioni al limite dell’offesa personale… Non ho mai pensato di meritare il Nobel..volevo raccontare una storia al femminile parlando di un tema – il mobbing – del quale si sa ancora troppo poco. La violenza morale è la più difficile da provare e la più ardua da dimenticare. Scriverlo, volevo aiutasse chi vive o ha vissuto analoghe esperienza a sentirsi meno solo: accanto agli ignavi che dimenticano o ignorano la sofferenza altrui, c’è anche chi conserva il diritto di gridare la sua indignazione e prova a prendere le distanze. Tutto qui”.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »