energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Anziano invalido, con minore a carico, sfrattato, rischia di trovarsi in strada Cronaca

A stretto titolo, l'Università non ha torto: in quanto legittima proprietaria dello stabile dove Mohammed, invalido, circa 60 anni, vive con sua moglie e la figlia di 10, può, ovviamente, metterli in strada.
Da un punto di vista diverso, un invalido sull'orlo dell'anzianità e una minore rischiano di trovarsi senza un tetto (sia pure pericolante), oltre alla moglie e madre della bambina, dopo che da 10 anni circa sono in lista per una casa popolare, e senza che nessuno si sia minimamente preoccupato di avvertire le strutture sociali del Comune che le persone residenti in via Reginaldo Giuliani negli immobili acquisiti nel 1992 dall'Università provenienti dal patrimonio del Conservatorio delle Montale alla Quiete di Firenze  versano in una situazione disastrosa: fisica, morale e sociale.

Allora, la storia comincia nel 1994, due anni dopo che lo stabile passa ex-lege dal patrimonio del Conservatorio delle Montale alla Quiete di Firenze all'Ateneo. Nel 1994, in seguito a un'occupazione del Movimento di Lotta per la Casa, i locali, già vuoti da tempo, vengono occupati da due famiglie: quella di Mohamed e quella di alcuni. Una situazione che, sebbene per il momento  possa apparire tranquilla, rimane tuttavia precaria, come Mohammed sa bene. Tant'è vero che nel 1995 fa la domanda del bando Erp. Nessuna risposta. Da notare il fatto che, dal 1995 in poi, Mohammed ha sempre fatto domanda di casa popolare rinnovandola a tutti i bandi, assistito anche dal sindacato Sunia. Dal 2009 l'Ateneo fiorentino comincia a tempestare d'avvisi la famiglia, intentando anche causa per il rilascio immediato dell'immobile, che risulta non solo inadeguato per le condizioni igienico-sanitarie, ma anche pericolante. Il tutto certificato da sopralluoghi, interventi dei pompieri e certificati Asl. Nel frattempo, nonostante gli sforzi di Mohammed, nessuno sembra accorgersi di lui e della sua famiglia: persino  l'assistente sociale sembra sorda alle sue necessità, tant'è vero che, dopo vari rinvii,  giunge lo sfratto definitivo con forza pubblica, che dovrebbe tenersi il prossimo 29 maggio.

Ma cosa è successo nella vita di Mohammed per trovarsi a quasi sessant'anni, senza lavoro, con figlia minore e a rischio di finire in strada?
Mohammed lavorava come muratore, quando, nel 2002, ebbe il primo incidente. Incidente sul lavoro, una banale caduta di intonaco che lo colpì a un occhio. Cosa da nulla pensò lui, senza assicurazione nè altro, ma quella cosa da nulla si aggravò a tal punto da fargli perdere l'occhio. Grazie alla famiglia di un donatore defunto, ebbe un reimpianto, che però non servì a rendergli la vista se non qualche sprazzo. Poco male, pensò lui, per il lavoro che faccio, riesco lo stesso a cavarmela. Dopo pochi anni, nel 2004,sempre sul lavoro, un altro incidente, e Mohammed subì lo spostamento di un rene. Questa volta, fu lo tesso datore di lavoro a portarlo al pronto soccorso, ma qualcosa non funzionò, e Mohammed si ritrovò con un rene spostato, senza possibilità d'intervento: avendo indugiato, il posto naturale del rene era ormai inutilizzabile. Non solo doloroso, ma invalidante, quest'ultimo accadimento lo costrinse a smettere di lavorare. Riuscì però ad ottenere una pensione d'invalidità civile: 400 euro al mese. Punti d'invalidità: 67%. Così, a Mohammed, di tutte le sue speranze in un avvenire migliore in Italia, rimasero: una casa non sua, mezza diroccata e sotto sfratto, una bambina, e un rene fuori posto. Ah, sì, e 400 euro al mese.

La situazione attuale? Lo sfratto esecutivo con forza pubblica è fissato per il 29 maggio prossimo. Nessuna soluzione per ora, tranne la strada.  A fine mese, dopo che ancora una volta Mohammed si è recato agli uffici comunali, la commissione sociale del comune dovrebbe riunirsi per inserirlo in graduatoria sociale. Come mai nessuno ci ha pensato prima?

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »