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Api guardiane del mondo, rischio ambientale se malate Ambiente

Pisa – Primavera, sbocciano i fiori in tutte le innumerevoli forme e colori e profumi in cui madre Natura si è sbizzarrita, e le api prendono il volo. E’ questo infatti il momento decisivo per questi meravigliosi insetti, considerati emissari delle Muse nella mitologia greca, esaltati da Vigilio nelle Bucoliche, simbolo dell’anima presso gli antichi Egizi. Momento decisivo, quello della fioritura primaverile, per la popolazione di api ed altri insetti impollinatori. E tuttavia, un’mbra oscura e in parte ancora misteriosa incombe su questi animaletti, veri e propri artefici della vita in quanto necessari per molte specie arboricole e vegetali in genere per portare a termine l’impollinazione cui è affidata la fertilità e la continuità delle varie piante.

Di quest’ombra gravida di minacce per l’intero ecosistema mondo si è parlato nei giorni scorsi in un seminario organizzato dal Gruppo Micologico Pisano. Il convegno,  condotto dal prof. Angelo Canale dell’Università di Pisa, ha infatti messo la lente su  “la salute delle Api”. 

Ciò che si sa, è che la popolazione delle api è in netto declino in tutte le aree mondiali. Un motivo sufficiente ad alzare l’attenzione sul settore anche per l’importanza economica che rappresenta uno dei principali integratori energetici e cioè il miele ed altri prodotti di filiera.  

Ma non è solo l’aspetto economico a preoccupare. Il professor Canale ha messo in evidenza tutti gli aspetti scientifici che accompagnano la vita delle api e sopratutto quelli che incidono sulla loro salute: dalla nota nefanda presenza dell’acaro “varroa”  a quella più recente ma non per questo meno minacciosa della”vespa vellutina”, alle tecniche più sperimentate e sperimentali per il controllo dei parassiti e il mantenimento, più sicuro possibile, delle arnie che ospitano l’ape regina e le api operaie. 

“Il problema è di carattere mondiale – si legge nella nota diffusa dall’associazione – perché un terzo della produzione di alimenti dipende dalla impollinazione su circa il 70% delle specie vegetali utilizzate allo scopo.  In Cina, caso per ora limitato, è già necessario ricorrere alla impollinazione manuale delle rosacee da frutto, data la scomparsa degli apoidei dovuta all’uso eccessivo dei fitofarmaci”.

Da sottolineare che fra il pubblico, folto e interessato, dell’incontro che si è tenuto nella sala convegni  della Leopolda, erano presenti anche  numerosi apicoltori  sia  dell’area pisana che provenienti da quelle di Lucca e Livorno.  In Toscana infatti  si registra una consistente attività  di apicoltura che, per numero di addetti  e di produzione, risulta ai vertici  in ambito nazionale, occupandone  il  quinto posto.

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