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Appalti, gli “educatori invisibili” annunciano lo sciopero Cronaca

Firenze – A dire la verità, si fa un po’ di fatica persino a identificarli, eppure svolgono un lavoro essenziale sia per la scuola che per le famiglie. Si tratta degli educatori ed educatrici dei servizi di assistenza educativa scolastica e domiciliare appaltati dal Comune di Firenze alle cooperative Di Vittorio e L’Agorà.

Un lavoro che tutti conoscono, dal momento che sono loro ad occuparsi dell’assistenza dei minori con diverse abilità o con disagio sociale, loro che fanno attività nelle ore in cui le scuole non potrebbero garantirle con il prescuola e postscuola, loro che accompagnano i bambini sui pulmini, che gestiscono gruppi educativi e via di questo passo.

Di fatto, questi lavoratori svolgono alcuni fra i compiti più delicati che esistano, rispondendo alle esigenze di un’utenza particolare e a quelle delle famiglie. Ma, dicono i lavoratori, non vediamo riconosciute ne’ la nostra dignità ne’ la nostra professionalità.

In realtà, le condizioni in cui lavorano questi operatori rimangono sempre sotto traccia. “Siamo lavoratori e lavoratrici esternalizzati – spiegano – cioè svolgiamo mansioni per conto di un ente pubblico (in questo caso il Comune di Firenze) ma il nostro datore di lavoro è una cooperativa. Questo significa in primo luogo salari più bassi e minori diritti”.

Per fare qualche esempio, ricordiamo che da giugno a settembre, con la chiusura dei servizi, gli operatori in questione non percepiscono salario. “La chiamano “sospensione estiva” – spiegano – di fatto è un licenziamento a tempo, per il quale però non sono previsti né indennizzo di disoccupazione né altri ammortizzatori sociali”.

Un altro esempio? Eccolo: i lavoratori che sono impegnati nel pre scuola e nel post scuola assistono quotidianamente fino a 20 bambini. In compenso, la loro retribuzione è più bassa di quella di una baby sitter, oltre a non avere nessuna possibilità di confronto con i genitori o le maestre e senza poter programmare le attività.

Andiamo alla pensione: “La nostra pensione – spiegano loro stessi – per la quale maturiamo contributi solo 9 mesi l’anno, è certamente un miraggio, lontanissima e poverissima (con decenni di lavoro saranno circa 300 euro!). Questo in primo luogo perché la nostra paga oraria è circa 7 Euro. Un salario assolutamente imparagonabile alla qualità del servizio che la nostra professionalità garantisce”.

A tutto ciò si aggiunge il problema “degli appalti”. Essere in appalto infatti, comporta una precarietà strutturale del lavoro: “Ogni volta che il Comune indice una gara – ricordano i lavoratori – rischiamo seriamente di perdere il posto, non essendoci alcuna garanzia né clausola sociale per la continuità delle nostre condizioni di lavoro”.

Ed eccoci giunti al punto. In questo momento, infatti, sono scadute tutte le gare di appalto per i servizi, con esito non ancora pubblico e conseguente futuro incerto per questi lavoratori.

Anche sul sistema appalti inoltre ci sono alcuni punti che i lavoratori contestano con forza, come, ad esempio, il fatto che spesso gli appalti siano “al ribasso”. “Un ribasso che viene fatto pesare sulla spalle degli operatori, val a dire sul lavoro”. Nn solo: sulla vita di queste persone incide anche il “rebus” che si ripropone tutti i settembre circa le date di avvio del servizio: “Iniziare più tardi provoca disagi all’utenza ma soprattutto tagli ulteriori per il nostro salario già esiguo”, spiegano.

“Il reddito e i diritti sono il cuore del problema – concludono i lavoratori – un reddito precario è una precarizzazione della vita”. E riguarda tutti i servizi pubblici in appalto, siano essi educativi, o di pulizia, nei musei, biblioteche, nella sanità, verde pubblico o mense scolastiche.

Così, venerdì 13 maggio i lavoratori dei servizi di assistenza scolastica e domiciliare incroceranno le braccia tutto il giorno. La manifestazione, organizzata dall’Usb,  prenderà il via alle nove, con concentramento nella piazzetta del Palagio di Partte Guelfa, a Firenze.

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