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Appalti servizi, il sindacato denuncia: vivaio d’illegalità Cronaca

La questione degli appalti, in particolare quelli che riguardano le ditte di pulizie e servizi, sono state al centro, stamattina, di un incontro che si è tenuto presso i locali della Camera del Lavoro di Firenze. La Filcams Cgil ha preso una posizione netta, presentando la questione come una sorta di  malattia che affligge l'Italia e che spesso e volentieri si è dimostra un vero e proprio vivaio d'illegalità e di soprusi nei confronti dei lavoratori con ripercussioni gravi sulla qualità dei servizi pubblici e privati.

Maurizio Magi (Filcams), responsabile del settore appalti, espone per primo la volontà di far luce sulla questione attraverso una nuova iniziativa del sindacato che si prefigge due scopi importanti. "Per prima cosa –  dichiara Magi – vogliamo sollevare un forte dubbio riguardo al fatto che quello degli appalti continui ad oggi ad essere un valido sistema di gestione dei servizi. Non riteniamo in questo senso che sia possibile continuare ad attuare un meccanismo vittima della semplice applicazione della legge sugli appalti n 163 del 2006, ormai inadeguata. La seconda questione è altrettanto importante: è necessario affrontare le emergenze, costituendo con le istituzioni pubbliche protocolli di intesa aldilà della semplice legge sugli appalti, tutelando la collettiva dei lavoratori".
Marco Bombini, dirigente sindacale presso la Filcams aggiunge: "Dipendenti incaricati della pulizia di strutture pubbliche come università ed ospedali ricoprono un ruolo di fondamentale importanza per tutti. Da quando la spending revew è entrata in vigore, le condizioni igieniche degli stabili adibiti alla sanità pubblica è visibilmente peggiorata, le malattie contratte dai pazienti per la diminuzione degli investimenti sulle pulizie ospedaliere sono aumentate". Forti dubbi sono stati espressi anche nei confronti delle effettive capacità e qualifiche delle ditte appaltatrici e circa l'effettiva efficienza di privati che vincono sub-appalti e gare al ribasso.

"Come Cgil il nostro compito è anche quello di garantire ai lavoratori delle ditte appaltatrici condizioni di lavoro dignitose e giuste – sottolinea Sergio Tarchi, coordinatore per gli appalti delle pulizie – che spesso vengono minate in tale contesto. I lavoratori non sono infatti adeguatamente tutelati, percepiscono salari bassissimi ( una media di 600 euro mensili) e rischiano il licenziamento non motivato da loro mancanze. Con la riforma Fornero, le ditte appaltatrici risultano esenti da ispezioni e controlli e non sono tenute a presentare curricula e referenze”.  Sono circa 4000 i dipendenti di ditte appaltatrici che versano in cattive condizioni lavorative. Per tanto si chiedono anzitutto il rispetto della legalità e un'attenzione scrupolosissima nei confronti del diritto inalienabile al lavoro, come prevede la costituzione, come deve essere in democrazia.

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