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Appalto Musei Palazzo Vecchio, Usb: “Non rispettate le regole” Cronaca

Firenze – Battaglie dei lavoratori, si riparte dagli appalti. L’appalto in questione è quello che riguarda i musei di Palazzo Vecchio, e a partire all’attacco è l’Usb che rivendica: “L’amministrazione si era impegnata a garantire le condizioni di lavoro degli operatori, è giunto il momento di intervenire”. Infatti, pare proprio che la Rear, la cooperativa che si è aggiudicata l’appalto a margine di un piccolo giallo, avrebbe “saltato” l’aumento promesso per quanto riguarda le ore di lavoro. Non solo.

Cominciando dal piccolo “giallo” al termine del quale la cooperativa Rear si è aggiudicata l’appalto, è interessante ricordare che in prima battuta la “vittoria” era andata all’Ati formata da Coeso con Coopculture. Poi, dopo il ricorso presentato dalla terza arrivata, la cooperativa Cis, ad aggiudicarsi l’appalto era stata proprio la Rear. Che aveva assicurato, secondo quanto riporta l’Usb, “il miglioramento delle condizioni dei lavoratori”. Dunque,  l’offerta tecnica della ditta Rear vedeva anche l’assunzione dell’impegno di aumentare  l’orario di lavoro del 5% ai 100 lavoratori assunti a tempo indeterminato individuati come titolari del servizio, al fine di garantire un migliore standard qualitativo.

Ma il meccanismo non è invece andato nel senso dichiarato, spiega ancora l’Usb:La ditta Rear infatti attualmente ha mantenuto contrattualmente il monte ore complessivo di ciascun lavoratore, differenziando però la distribuzione oraria settimanale con criterio multiperiodale. Tale operazione ha portato ad una diminuzione drastica nei mesi dove, a loro giudizio, ci sarebbe stata una riduzione del monte ore richiesto dalla committenza. La ditta ha inoltre precluso qualsiasi possibilità di verifica rifiutando un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali”.

A conti fatti, la nuova organizzazione della Rear avrebbe in realtà messo in atto non un aumento come previsto, ma una riorgnizzazione del lavoro che va a scaricarsi sulle  spalle degli operatori, l’80% dei quali, come spiega Stefano Cecchi, leader Usb,  “assunti part time, con stipendi che vanno dai 400 ai 500 euro mensili”. Una  “riorganizzazione” che, continua Cecchi, “appare ancora più incomprensibile se si tiene conto che Rear ha nel frattempo provveduto a inserire circa 25 nuovi lavoratori, nonostante abbia dichiarato il presunto esubero contrattuale rispetto alla copertura delle ore di servizio”. Un implemento dei lavoratori, che, secondo il sindacato, è strettamente dipendente “dal fine di usufruire del vantaggio economico relativo alla decontribuzione”. 

Inoltre, continua l’Usb nella nota diffusa alla stampa, “La cooperativa Rear pertanto, oltre ad aver apportato modifiche arbitrarie ai contratti individuali (quando invece avrebbe dovuto ripristinare gli orari e le ore contrattuali precedenti come previsto dal CCNL art.4), non ha rispettato le dichiarazioni fatte in sede di appalto sull’aumento del 5% delle ore contrattuali”. 

“La committenza, in questo caso l’amministrazione comunale deve ottemperare al suo ruolo di garanzia e controllo – conclude Cecchi – ancora un volta, siamo a rappresentare le conseguenze di un mancato controllo nonostante i precisi impegni politici presi dal governo cittadino”. Gli strumenti giuridici, d’altro canto, ci sono nello stesso capitolato d’appalto, ricorda Cecchi, e riguardano sia ciò che la ditta è tenuta ad applicare, sia la risoluzione del contratto e il recesso nel caso degli inadempimenti derivanti dal contratto stesso. 

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