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Apre Manì, dall’entusiasmo di Matteo e Nicoletta l’osteria urbana Breaking news, Economia

Firenze – Non se ne vanno, loro. Anzi, Matteo e Nicoletta, solida preparazione culinaria in alcuni fra i locali della ristorazione tradizionale fiorentina più famosi, si fidanzano con un’idea: mettersi in proprio. E da questo connubio sala-cucina (il loro amore è sbocciato così, lui cuoco lei servizio in sala) nasce e prende corpo questa idea che ha tutte le basi per rivelrasi straordinaria: aprire un’osteria, una vera e propria osteria fiorentina, in città. In città? Sì, ma nella città “vera” quella che tutti i giorni vive e lavora, si sposta e si muove, vale a dire, fuori dall’area Unesco, in via Foggini-angolo Talenti. Il che significa anche tramvia, quindi trasporto sostenibile e affidabile, oltre a prendere atto di un dato ormai assodato: come dice Matteo Miedico, 29 anni, che ha in mano le redini della cucina, “qui siamo pieni di turisti come in centro”. Perché? Semplice: appartamenti affittati a breve termine, locazioni turistiche, sutdenti di cui molti dell’Erasmus. Bene o male, una nuova realtà che sta prendendo piede, proprio sugli assi della tramvia.

Sarà perché sono giovani e hanno gli occhi più liberi nel guardare, Matteo Miendico e Nicoletta Frosa, coppia entusiasta e competente, trovano che sia una splendida occasione per incominciare. Anche perché andar fuori pesa: “Firenze è la mia città, ci sono nato e vissuto, voglio starci perché è la città più bella del mondo”, è la dichiarazione di Matteo. Ma per stare in una città bisogna anche lavorarci. E lavorarci, per uno come lui, vuol dire portare alla luce tesori nascosti.

I tesori nascosti, quelli che consentono alla giovane coppia di fidanzati (nicoletta ha 26 anni, Matteo, lo ricordiamo, 29) sono quelli compilati fra gli anni ’60 e ’70, dalla nonna, in un vecchio brogliaccio di famiglia. divenuto un vero e proprio “formulario” di formul magiche in cucina, dettate in buona sostanza da quell’alchimia che non manca mai nella cucina toscana, legata alla terra, agricola anche quando urbana perché parte dal principio che non si butta niente, ogni alimento ha il suo impiego ottimale che consente di non precare nulla. Una tendenza sostenibile, si direbbe oggi, ma che ha le sue radici in una sana cucina popolare.

Così, rispolverando e reinterpretando le vecchie ricette, cogliendo l’occasione, ecco che i due giovani decidono. “Avevamo davanti anoi due prospettive – racconta Matteo – andarcene dall’Italia o buttarci. Ci siamo buttati”.

Il taglio del nastro è avvenuto sabato scorso, ed è già stato un successo. Del resto, quando si parla di osteria, Matteo fa sul serio: pasta fatta a mano nel luogo, insaccati pure, insomma, fatta la tara a tutte le regole che costellano l’attività, tutto il possibile è fatto e creato dai due ragazzi. Così, oltre ai salumi, il banco ha l’aseptto di una vera osteria: formaggi, confetture, una serie di cibarie scelte e perfettamente integrate nell’offerta.

E a proposito dell’offerta, “la mia cucina nn la si trova da nessun’altra parte almeno in città – dice Matteo – è una proposta dal taglio originale”. Unisce infatti tradzione familiare e tradizione fiorentina, il tutto con un gusto di sperimentazione che incanta. Del resto, dal passato giungono vere chicche, come la ribollita contadina alla vecchia maniera cotta con la coratella e l’osso di prosciutto.

Coraggio o incoscienza, nella scelta di rimanere in Italia e ridare vita a un’offerta che, come dice Miendico, “si può trovare al limite solo in quanche vecchia osteria lontana, in quegli angoli di Toscana che ancora resistono sui principi base della cucina contadina e povera”? “Solo passione”, conclude Matteo. “Abbiamo avuto l’occasione”. L’osteria Manì (Matteo-Nicoletta) è a Firenze, in via Foggini 7.

 

 

 

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