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Archeologi all’opera per ritrovare la città fantasma Notizie dalla toscana

Barberino Val d’Elsa – Tra i vigneti e le colline che delimitano il terreno con una particolare forma a stella sull’altura di Semifonte c’è una città sommersa, un giacimento unico al mondo, ricco di testimonianze urbane di origine medievale, che aspetta di vedere la luce, di essere scoperto, conosciuto, studiato come area archeologica tra le più ambite dagli esperti di livello internazionale. 

Sopra un monumento-simbolo, la Cappella di San Michele Arcangelo, progettata e realizzata da Santi di Tito negli ultimi anni del sedicesimo secolo, che domina la Valdelsa volgendo il suo sguardo beffardo a Firenze con una Cupola che riproduce in scala 1:8 quella di Santa Maria del Fiore. 

Sotto le radici di una civiltà evoluta, fondata dai conti Alberti, l’ipotesi di una presenza estesa costituita da strutture, agglomerati di abitazioni e fattorie medievali, che attestano il passato glorioso e leggendario di Semifonte. I resti di una potenza commerciale ed economica che generava opportunità, modelli di sviluppo e pullulava di vita, a cominciare dall’oro blu, l’acqua. Il mito cede il posto alla storia, l’immaginazione lascia il passo alla realtà quando ancora oggi agli occhi dei visitatori, nelle aree boschive circostanti, appaiono avvolte dal mistero e dalle suggestioni della devozione popolare, la Fonte di Santa Caterina, la Fonte della Docciola e la Fonte Alloro, le tre sorgenti che spiegano il toponimo Summus Fons. 

Dopo oltre 40 anni dagli ultimi studi gli archeologi tornano ad indagare sul rapporto che intercorre tra la superficie e il sottosuolo, sulle tracce dell’identità millenaria della città-mito di Semifonte in Val d’Elsa, capitolata sotto l’ira, gli inganni e i tradimenti congegnati dai fiorentini nell’aprile 1202. Una realtà socio-economica, in graduale estensione, che rischiava di gettare un’ombra lunga sulla città gigliata e per questo, mettendo in atto un pesante conflitto, i fiorentini che mal sopportavano il canto derisorio “Va Firenze fatti in là /Semifon divien città” intonato dai semifontesi, rasero al suolo la nemica valdelsana, dove risiedevano oltre 1200 persone. 

Conoscere e riportare alla luce la città fortificata che si estende e si sviluppa sotto il Duomo della Valdelsa e il borgo di Petrognano, nel Comune di Barberino Val d’Elsa, è l’obiettivo dell’inedita stagione di ricerche, ispezioni archeologiche e analisi geofisiche di portata internazionale che prende avvio con il coinvolgimento di enti pubblici, università e il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma. 

Da oggi, martedì 26 a giovedì 28 settembre, si compie il primo passo concreto del progetto “Semifonte in Valdelsa, Città degli Alberti. Un mito medievale tra storia, archeologia pubblica ed innovazione metodologica”, promosso dai Comuni di Barberino Val d’Elsa, Certaldo e di San Casciano in Val di Pesa quale capofila del Sistema Museale del Chianti e del Valdarno Fiorentino, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio Regionale della Toscana, l’Università degli Studi di Firenze e le associazioni Amat (Associazione dei musei archeologici della Toscana), Pro Loco Barberino Val d’Elsa Gruppo Archeologico Achu, presieduta da Roberto Agnorelli, e Rotary Club Valdelsa. 

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