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Archeologia: il mistero delle uova dipinte ritrovate a Vulci Cultura, Foto del giorno

Parigi – Secoli fa non usava offrire uova di cioccolato ma ben più preziose uova di struzzo, possibilmente selvatico, finemente decorati. Ce lo ricorda in questi giorni il British Museum che dalla metà del 1850 possiede 5 misteriose uova di struzzo ritrovate a Vulci, nel cimitero etrusco di Polledrara, nelle tomba di Iside.

Ora, a 3.000 anni dal loro ritrovamento e in concomitanza con le feste pasquali, il museo londinese ci fa sapere di aver trovato nuovi indizi sul mistero di queste uova, rinvenute in numerose necropoli, quasi sempre in paesi dove non vivevano struzzi, né selvatici né addomesticati.  

Lunghe ricerche hanno impegnato archeologi ed esperti dell’Università di Durham e Bristol, con l’obiettivo di scoprire la provenienza di questi preziosi cimeli. A loro avviso l’ipotesi più probabile è quella  che uova di struzzo venissero commercializzate in vaste aree del bacino mediterraneo, da delta del Nilo a regioni mediorientali, sin dai tempi dell’età del bronzo e del ferro, confermando così che il mondo anche 5.000 anni fa fosse già fortemente interconnesso.

“Le uova sono state trovate in Grecia, Italia e Turchia dove non vivono gli struzzi, ma nessuno si è chiesto da dove provenissero”,  ha spiegato Tamar Hodos dell’ateneo di Bristol . Le uova inoltre, che chiaramente erano destinate a un’élite, venivano decorati con tecniche assai complesse.

Per penetrare il mistero di queste uova, i ricercatori britannici hanno anche allargato l’indagine  a uova più recenti ritrovate in Egitto, Giordania, Turchia e Israele e studiato le tecniche di decorazione usando gli strumenti più sofisticati, ma senza venirne a capo. Non sono infatti riusciti a scoprire i metodi utilizzati e quindi non sono riusciti a riprodurre gli ornamenti. Una delle uova di Vulci è dipinto con cammelli alati e gli altri sono decorati con figure in rilievo.

Gli studiosi vorrebbero anche capire non solo il significato di alcune decorazioni ma anche il simbolismo esatto di queste uova rinvenute per lo più nelle tombe. Il team di archeologi si chiede anche come mai fossero diventate così popolari in zone dove lo struzzo non viveva.

Secondo Hodos, i “ cacciatori” di queste uova correvano molti rischi perché  sicuramente non erano addomesticati. Gli struzzi sono così pericolosi che secondo Senofonte a sua conoscenza nessuno riusciva a catturarne. L’importanza di questa ricerca, ha spiegato sempre Hodos, è di gettare nuova luce sulle antiche civiltà e sui scambi commerciali dell’epoca.

Le uova allo studio erano arrivate nel Museo nel 1850. Provenivano dalla collezione dell’archeologo tedesco Emil Braun che quando era a Roma come direttore dell’Istituto archeologico  tedesco, le aveva comprate dalla vedova del fratello di Luciano Bonaparte, principe di Canino, Alexandrine de Bleschamps. La tomba di Iside che risaliva al VII-VI secolo a.C. era stata scoperta nel 1839.

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