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Diagnosi politica infausta: dovremo presto archiviare questa legislatura Opinion leader

Ma oramai non è più tempo di discussione sui risultati elettorali. Ora incombe la vicenda istituzionale. Ed è a quella che tutti gli osservatori stanno guardando. La situazione appare particolarmente intricata e complessa. Il voto imponente che ha portato in Parlamento un numero consistente di parlamentari grillini (oggettivamente, in questa situazione, “anti-istituzionali”), rende la soluzione del problema istituzionale, di dare un governo al paese, del tutto improbabile. E quindi non è fuori luogo che molti commentatori siano più interessati al “dopo” piuttosto che all”oggi”. In una sorta di archiviazione preventiva di tutto ciò che potrà accadere nei prossimi giorni.

E ciò che potrebbe accadere nei prossimi giorni non sembra di particolare interesse. Il generoso  tentativo di Bersani di legare, attraverso una proposta articolata, e innovativa per alcuni versi in tema di “lotta ai costi della politica”, gli esponenti di Grillo alle vicende di questa legislatura sembra destinato a fallire. Le parole di Casaleggio “se il M5S appoggia un Governo dei partiti, io me ne vado” suona come una sorta di “de profundis” al tentativo di Bersani. Nonostante tutti gli appelli di tanti intellettuali e militanti della sinistra culturale del paese al dialogo fra il PD eil M5S per la riforma del paese, la distanza politica fra i due “eserciti” appare incolmabile.

Ma non solo la distanza politica in termini di visione generale della società, di strategia economica del paese e di idea fondamentale di democrazia e di strumenti per aumentare la partecipazione dei cittadini. Ma anche, e forse più importante nella situazione “a breve”, una distanza politica sulla  “tattica” da utilizzare da parte degli schieramenti nella eventuale, molto probabile, nuova competizione elettorale.

Mentre il PD vorrebbe poter chiudere “una volta per tutte” la ferita aperta nel paese sui “costi della politica e sui privilegi della casta”, per poter finalmente respirare e portare la discussione sui temi gravi e importanti che vengono dal perdurare della crisi del paese, il M5S ha esattamente un interesse opposto.  Ha cioè un interesse a mantenere in vita, ed anzi magari a renderla più profonda, questa ferita e a dare la sensazione al paese che l’attuale politica non vuole e non può farla rimarginare.

L’ipotesi ventilata da Grillo di far puntare il M5S al 100% dell’elettorato, ironica, un po’ guascona e chiaramente impossibile, dà però il senso di quale sia in questo momento la strategia politica del duo Casaleggio-Grillo. E cioè spodestare completamente l’attuale sistema politico italiano dei partiti, dei sindacati e dei corpi intermedi per arrivare finalmente ad un sistema di democrazia diretta, partecipata dal basso e amministrata da gente comune con una guida, in alto, di un non ancora ben identificato “principe” in qualche modo selezionato. E per ora il “principe” è il duo Casaleggio-Grillo. Un sistema per ora semplicemente abbozzato, ma che sembra anche in questo abbozzo, del tutto lontano e incompatibile con l’idea di democrazia e di struttura delle istituzioni del PD. Ed è qui, più che nella impossibilità di collaborazione su molti temi di governo, che si rompe il sogno di un Governo di riforma grillino-piddino caldeggiato da tanti intellettuali e commentatori di sinistra in questa fase.

Se questa analisi, molto “politichese” cioè che si fonda su tattiche a breve dei partiti, ha un senso, è chiaro che anche il Governo del Presidente caldeggiato da Napolitano per fare la legge elettorale e, nel frattempo, anche qualche utile provvedimento “popolare” appare di difficile, e al massimo parziale, attuazione. Parziale nel senso che al massimo potrebbe ambire a fare la legge elettorale ma, anche questa, minata dall’interesse non convergente di Grillo, e quindi, dei suoi parlamentari. Cioè non si capisce bene dove starebbe l’interesse del M5S a convergere verso un sistema elettorale  più capace di produrre governabilità.  Se l’obiettivo e quello di spodestare l’attuale sistema, il tentativo di rafforzarlo attraverso una “aiutino” da parte di Grillo per la governabilità appare quantomeno ingenuo da parte di chi lo propone. Vedremo. Forse un Governo di “scopo” esclusivamente dedicato alla realizzazione di una “nuova legge elettorale” senza altri orpelli e velleità riformatrici potrebbe essere l’unica possibilità operativa di questa legislatura. Anche prevedendo, come unico caso possibile, una convergenza trasparente, istituzionale e parlamentare fra Pdl, PD e Lista Monti.

Capisco che questo atteggiamento minimalista taglia le ali al sogno di tanti di aprire, attraverso un accordo strategico fra il PD e il M5S, una grande stagione riformistica legata al laburismo del PD e all’alternativismo del M5S. Ma, analizzando nel profondo i programmi reali dei due schieramenti e i riferimenti culturali di questi programmi, viene davvero da dire che la distanza è tale da non lasciare spazio reale ad un seria e proficua collaborazione strategica fra i due schieramenti. Dispiace per la proposta di Governo “alternativo” proposto dai Guru di “servizio Pubblico”, ma è difficile pensare che il PD potrebbe rilanciarsi inseguendo senza alcuna resistenza il “pensiero unico” della rivoluzione grillina.

E quindi archiviamo, con amarezza ma con spirito oggettivo, questa legislatura. Prima torniamo a votare meglio è. E saranno gli italiani a decidere chi deve governare. E sarebbe da chiedere, pur tenendo conto degli intoppi istituzionali, di andare a votare prima possibile e senza opporre eccessivi indugi e contrarietà. Il paese è in crisi e ha bisogno di Governi veri. Stabili e capaci di dare una spedita e unitaria tabella di marcia. Che sia chiara nel paese e che sia altrettanto chiara nei confronti degli osservatori internazionali. Il recente declassamento dell’Italia, pur criticando come è doveroso il sistema delle società di rating, ci dice che non si può abbassare la guardia in tema di speculazione finanziaria internazionale.

E le prossime elezioni saranno, ancora di più di quelle appena chiuse, incerte e complicate. Specialmente nell’area del centrosinistra. Reggeranno, non c’è alcun dubbio, i due schieramenti di Berlusconi e di Grillo. Uno per un motivo e uno per un altro punteranno al famoso principio che “squadra che vince non si cambia!”.

Questo non accadrà invece per il blocco di centrosinistra. Si tratterà di mettere in atto un processo di avvicendamento del leader (avvicendamento e non resa dei conti!), di rivedere l’impianto generale del programma e il suo sistema di comunicazione ed infine, cosa non banale, di ridiscutere il perimetro dell’alleanza.  Le variabili sono molte e lasciano trasparire diverse combinazioni: se introduciamo i nomi di Fabrizio Barca e di Matteo Renzi e se pensiamo a un perimetro politico potenziale che va dal Fare di Giannino alla Rivoluzione Civile di Ingroia lo spazio di discussione appare senza dubbio ampio e di grande complessità.

E’ difficile dare in questo momento una linea di  evoluzione certa. L’obiettivo (e non può non essere questo) è quello di tenere il più ampio possibile il perimetro di riferimento ideale ed elettorale del centrosinistra e di rafforzare la capacità attrattiva  di ogni schieramento appartenente all’alleanza. E allora  non è da escludersi che invece di assistere  a prossime, nuove primarie, che rischiano di dilaniare ancora una volta il PD si possa assistere alla fine del disegno strategico del Partito democratico con vocazione maggioritaria per andare verso un PD-alleanza elettorale con due perni rappresentati da un moderno partito della sinistra europea e da un moderno partito riformista democratico liberale. Staremo a vedere. L’importante è non disperdere l’unica alternativa possibile per un Governo europeista, democratico e laburista capace di opporsi ai movimenti populisti e antieuropeisti che rappresentano il peggio e l’oscuro della politica continentale.

Foto: milano.mentelocale.it

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