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Area fiorentina, l’export sale ma la produzione è in calo Economia

La variazione tendenziale della produzione industriale non si è lasciata “domare” dagli ottimi risultati dell'export nella provincia di Firenze. Il declino si misura in quel -1,1% del secondo trimestre. Anche se il quadro non è del tutto negativo, dal momento che con le esportazioni locali  che si consolidano (motore trainante, i settori di specializzazione meccanica, pelletteria e anche i vini), tale rafforzamento rappresenta l'opportunità di migliorare il margine di competitività.
Un miglioramento in cui entrano anche altri fattori contrastanti, come l'effetto congiunto del deprezzamento dell’euro (che tuttavia ha subito un apprezzamento recente), la “moderazione” della dinamica salariale, il picchio dell'occupazione. Del resto, c'è da rilevare una correlazione positiva tra aumento delle esportazioni e aumento della disoccupazione.

Ma vediamo dove cresce l'export per settore:  meccanica, pelletteria, alimentari, bevande e farmaceutico. Questi quattro comparti, spiega l'analisi resa pubblica dalla Camera di Commercio di Firenze,  “di fatto sono quelli che stanno alimentando la ripresa e il consolidamento dei flussi di esportazioni provinciali”.
Dall'inizio dell'anno il dato evidente è la forte dinamica che sta coinvolgendo l’aggregato dei beni
strumentali, che si porta da +52,6% a +31,9%. Il contributo della meccanica all'interno di questo settore rimane determinante, nonostante una decelerazione che tuttavia non tradisce il ritmo sostenuto che la caratterizza, passando da + 67,3% a +39,4% e  mantenendo una quota di incidenza piuttosto elevata, pari al 25%. Buono anche il dato dell'elettronica,+3,7%.

Il trend positivo mantenuto dai prodotti di consumo non durevoli (da +9,3% a +11%) vede protagonisti i sistemi moda, alimentari e bevande e farmaceutica. E all'interno del sistema moda, il motore trainante dell'export è la costante crescita della pelletteria. I dati: sistema moda cresce l'export da  +8,2% a +8,7%,  la pelletteria passa da +8% a +8,7%). Il settore alimentari e bevande, che nonostante la frenata rimane ampiamente positivo, da  +15,7% a +14,2%, è trainato sostanzialmente da oli +26% e bevande, con un acuto del vino +10%.
In crescita i mezzi di trasporto: +2,4% gli autoveicoli e +22,2% altri mezzi. In crescita anche i mobili, +35,8%.

Per quanto riguarda il segno meno, si abbatte sui prodotti intermedi, passando da -4,6% a -6,2%. Un trend negativo che deriva in buona parte dalla contrazione decisa delle vendite estere per quanto riguarda  i minerali non metalliferi, -9,6%, metallurgia -2,3% e prodotti in metallo -4,7%.

Le importazioni sono invece sprofondate in una dinamica negativa che tende a diventare ancora più nera, rispetto al trimestre precedente: da -0,2% a -2,7%, che subisce soprattutto l’effetto della componente della domanda interna legata agli investimenti.
In particolare, la contrazione è evidente sui beni di consumo durevoli -11,7%, “con riferimento – precisano alla Camera di commercio – agli acquisti di altri mezzi di trasporto e del segmento dell’elettronica di consumo che non rientra tra i beni strumentali (come invece i sistemi di automazione a controllo numerico)”.
Dinamica negativa anche per quanto riguarda le importazioni di prodotti intermedi, che passa da -6,9% a -10,2%. Un elemento questo che viene ritenuto molto preoccupante per la perdita del contatto delle imprese  con materiali e componenti innovativi, una limitazione che va a scaricarsi sulle capacità innovative delle aziende italiane. In particolare vanno giù gli acquisti  di prodotti chimici, -24,7%,  in metallo -8,9%, della metallurgia -7,8%. Da sottolineare che gli acquisti all'estero tengono per quanto riguarda il sistema moda (+3,6%), mentre crescono le importazioni di beni strumentali  da +6,8% a +4,4%. Un settore, quest'ultimo, che vede la netta crescita della meccanica,+17,8%.

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