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Area verde di San Lorenzo a Greve, là dove c’era l’erba …. Cronaca

Firenze – E’ dall’anno 2000 che l’area verde Coop di Ponte a Greve è al centro di una disputa che a tratti riemerge per poi inabissarsi nuovamente, scomparendo fra i dedali insidiosi della burocrazie e degli uffici. I protagonisti di questa sorda battaglia che ha visto “pezzi” di territorio andarsene verso altri usi riducendo sempre più la ormai mitica “Area verde”, sono Coop, amministrazione comunale, cittadini e Curia. Sì, anche la Curia rientra nella “disputa” di questo pezzo di “niente” che se ne sta fra Scandicci e Firenze, da viale Nenni a via Bugiardini. Uno spazio che, pur ridotto e senza, per ora, destini certi, è anche contemplato nell’ormai famoso plico di “offerte” fiorentine che va sotto il nome “Florence, city of the opportunities”. Cosa, si chiederanno i cittadini, l’area verde è in offerta a chi pensa di sfruttarne le potenzialità? No, non esattamente. Diciamo che nel vademecum delle “opportunities” è stata inserita anche una scheda, la PISANA 06.03, in cui è prevista un’ipotesi progettuale con destinazione residenziale e negozi di vicinato di una fabbrica accanto all’area verde. In cui, dopo la specifica richiesta avanzata dalla Curia di realizzare una nuova chiesa all’interno della stessa, si vede, davanti alla futura chiesa (dentro l’area verde) spuntare: un piazzale, due parcheggi e una strada.

Il tutto su un’area che nel 2000, anno in cui la nuova Coop di Ponte a Greve la consegnò all’amministrazione comunale (che la ricevette ma non la vincolò) a titolo di compensazione per la cementificazione attuata nella zona, consisteva di 4 ettari e mezzo e che, nel 2012, era già ridotta a 12mila metri quadrati. Bene, ma il resto? Il resto, negli anni, erano serviti all’amministrazione comunale per costruirvi (ricordate, non era stata vincolata alla finalità di “verde pubblico”…)  un asilo, alloggi popolari, orti sociali, Rsa anziani.

Ricordiamo anche che nel 2000 la giunta di allora approvò il Piano guida Bugiardini per l’area intera, quindi non solo per la porzione di 4 ettari e mezzo che nello stesso anno la Coop consegnò, affinché fosse utilizzata come “area verde” di compensazione, all’amministrazione comunale. Nel piano del 2000, era prevista la costruzione di una chiesa, di una piazza, di un asse di trasversalità pedonale e ciclabile che collegava via Bugiardini con tranvia e erigenda Coop, e di una volumetria compensativa dello spostamento delle fabbriche incongrue su via Bugiardini stessa. Il tutto era stato deciso con la condivisione degli abitanti, della comunità cattolica, della Curia, del Comune compreso il Quartiere 4.

Ma arriva il 2008. Giunta Renzi, revisione piano urbanistico, applicazione del principio “volumi zero”, cancellazione del Pian guida Bugiardini. Restano le criticità della zona e in particolare il “problema chiesa”: saltato il Piano guida del 2000, dove costruirla? … Nell’area verde che la Coop ha attribuito al Comune per “compensazione”. Una grande chiesa, 5mila metri quadri, che, grazie alla posizione decentrata, dovrebbe “servire” le due comunità di San Quirico e Ponte a Greve. Il tempo passa e, nel dicembre 2012, avvengono due cose: la prima variante al Piano regolatore e l’avvio delle attività del Comitato “Area Verde di San Lorenzo a Greve”. Scopo del Comitato, fondato da Gianfranco Angeli, è doppio: da un lato, mantenere la totalità dell’area verde San Lorenzo a Greve, avanzando anzi la richiesta di trasformarlo in un parco cittadino, come promesso dall’amministrazione comunale all’atto di costruzione della Coop; dall’altro, ottenere che la chiesa nuova venga costruita nell’area Bugiardini, tenendo conto che costituirebbe anche un miglioramento dell’abitabilità per i cittadini della zona. Insomma al posto del Piano Guida Bugiardini, condiviso e pacificamente accettato da tutti (Curia, amministrazione e cittadini) la nuova variante e le schede del regolamento urbanistico fanno scatenare la bagarre.

Bagarre che si trascina fino a questi giorni. Tant’è vero che è del mese scorso sia una (seconda) raccolta firme che chiede all’amministrazione di ripristinare il vecchio piano condiviso e di “salvare” l’area verde (o quel che ne rimane), sia uno scambio di mail molto puntiglioso fra i rappresentanti del Comitato, Angeli in testa, e il Quartiere 4, passato ora sotto la guida di Mirko Dormentoni.

Una corrispondenza in cui il quartiere segnalava alcuni punti fondamentali, fra cui la realizzazione dell’edificio di culto sull’area verde per questioni di posizione ottimale per la “riqualificazione”, la volontà dell’amministrazione centrale, la necessità ” di attrezzare anche con le eventuali risorse derivanti dalla compensazione dalla permuta di terreni, le aree verdi esistenti e quella nuova (via Detti)”,  riqualificazione dell’area verde residua (quella lasciata libera dalla nuova “attrezzatura” religiosa) con “l’inserimento di attrezzature idonee per attività ludiche e motorie”, riprendere il tema della riqualificazione dell’area “anche attraverso il meccanismo dei crediti edilizi”, che significa, in concreto, che nell’area in questione “calerebbero” oltre ai 2mila metri quadri delle volumetrie attuali, altri 2500 mq provenienti da altri luoghi.

“Analizziamoli a uno a uno – dice il Comitato – intanto, il processo di riqualificazione generale della zona era stato ben studiato nel Piano guida di via Bugiardini, che permetteva la riconversione dell’area industriale presente creando, lo ricordiamo, una piazza, un edificio di culto, e un passaggio trasversale di collegamento tramvia-centro commerciale, risolvendo anche il problema rimasto scoperto, della congruità fra fabbriche e abitazioni. Prevedendo invece la costruzione di un edificio su un’rea verde , è difficile definirla “riqualificazione°”, meglio sarebbe dire “cementificazione”. Infine, per quanto riguarda la baricentricità del nuovo edificio di culto, ci si chiede come mai è così spostata verso San Quirico, e perché alla comunità di San Quirico non è mai stato detto che la nuova chiesa di San Lorenzo sarà anche la loro chiesa?”.

Per quanto riguarda il secondo punto, è molto semplice: “Crediamo che il Quartiere dovrebbe tenere conto, oltre alla volontà dell’amministrazione centrale, anche delle esigenze dei suoi cittadini”. Volontà, tra le altre cose, espressa da una raccolta firme di trecento nominativi presentate nel 2013 e altre 300 ripresentate nel 2015. Inoltre, ricorda il Comitato, “le prescrizioni di cui si parla nella risposta alle nostre lettere, sono state introdotte dopo l’evidenza delle criticità e lacune individuate dal Comitato nella variante del dicembre 2012”.

Terza obiezione, “in nessun documento – sottolinea il Comitato – è inserito il valore e/o costo della permuta dei terreni né è presente un progetto di fattibilità comprendente anche un capitolato di spesa. Tra l’altro, detto capitolato dovrebbe tenere anche conto della bonifica dei terreni. Inoltre, in nessun documento è è determinata la grandezza della nuova area verde (localizzata in via Detti), e di fatto non si conosce né l’entità di eventuali compensazioni né soprattuto chi se ne farà carico: la curia o l’amministrazione comunale?”.

Ma non è tutto qui: infatti, per l’area in questione(via Detti) , spunta anche, rivelano i cittadini, una porzione attualmente in vendita all’asta giudiziaria. Il che significa, “conquistare” un altro proprietario, vale a dire un altro soggetto autorizzato ovviamente a entrare nella questione. E che magari, dicono i cittadini, avrà delle legittime aspettative circa l’utilizzazione dell’acquisto.

Quarto punto, “riqualificazione dell’area verde residua” rispetto alla struttura religiosa. “Si parla – dice il Comitato – di attrezzature idonee ad attività ludiche e motorie. Ah sì? Nessuno, a dire il vero, ha mai smentito il porgetto del privato inserito nelle schede “Florence city of the opportunities”. Scheda Pisana 06.03, per intendersi: due parcheggi, una strada e una piazza cementificata. Dove sono le attrrezzature per
“attività ludiche e motorie”? “Senza contare l’inserimento nel regolamento urbanistico della scheda della strada di raccordo Ats o6.xx New, che non fa che rafforzarne la realizzazione”.

Quinto ed ultimo punto, che riguarda la richiesta del Quartiere di completare il tema della riqualificazione dell’area, “comprensiva degli insediamenti artigianali di via Bugiardini, incentivando ad esempio il trasferimento di attività e volumetrie non coerenti col contesto, anche attraverso il trasferimento dei crediti edilizi”. I cittadini, ma questo proposito “si meravigliano”. Perché? “Innanzitutto – spiega il Comitato – in quanto non capiamo perché tale operazione non sia possibile farla ora, contestualmente alla possibilità di inserire la nuova chiesa nell’ambito di un diverso e nuovo piano guida. E poi, non s’era cancellato il vecchio Piano in nome di “volumi zero”? O come mai, allora, oltre ai 2mila metri quadri delle attuali volumetrie, vengono catapultati nell’area altri 2500 mq provenienti da altri luoghi? O abbiamo perso qualche passaggio, nel frattempo?”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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