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Arriva a Firenze il Memoriale italiano espulso da Auschwitz Cronaca, Opinion leader

Pistoia – Arriva a Firenze espulso da Auschwitz. E chissà dove sarebbe andato a finire se non ci fossero stati la Regione Toscana, il Comune di Firenze e l’Associazione nazionale deportati ad accoglierlo. E’ una triste vicenda quella del memoriale italiano nel campo di sterminio in Polonia. Molto triste. Non siamo stati capaci di difenderlo là dove era la sua collocazione naturale. Si sia ora almeno adeguati al  valore di un’ opera che è un vertice di cultura e civiltà.

Primo Levi vi lavorò, con una modestia pari solo all’ingegno, tormentato dall’imperativo della chiarezza. Lo scrittore condensa con un mirabile equilibrio di contenuti e parole, le origini, la storia e il senso dei campi di sterminio. Non vi appare mai la parola razziale. “Noi, figli cristiani ed ebrei (ma non amiamo queste distinzioni)…”, scrive Levi in un testo che sarà pubblicato solo in parte dopo essere stato sottoposto a una lettura collettiva. La brochure che lo pubblica è curata da Lica Steiner.

Di Luigi Nono è  “Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz”, un’opera del 1965 con coro di bambini e voci elettronicamente modificate. Nella pubblicazione che accompagna il memoriale è l’affresco di Mario Samonà, “Auschwitz perché?”. Tutto viene ricomposto nell’opera dello studio di architettura BBPR (Banfi, Belgioioso, Peressutti, Rogers) che si è confrontato con un precedente lavoro del regista Nilo Risi.

La regia complessiva dell’operazione è di Gianfranco Maris, presidente all’epoca dell’Aned, con un passato di condannato a morte e deportato Lo realizzano gli operai dell’impresa Quadri. Insomma, il meglio della coscienza critica dell’epoca. Viene inaugurato il 13 aprile 1980.

Il memoriale merita ora di vivere una seconda stagione che spieghi ed elabori anche l’ultima parte della sua vicenda nel campo Auschwitz . Non si sia uno dei tanti monumenti. In periferia ma al centro di una città meravigliosa per farci presente quanto sia sottile la barriera tra la bellezza e la barbarie.

 

 

 

 

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