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Arriva da Pisa il cerotto intelligente Economia, Innovazione

Pisa – Difficile pensare che una benda, un pannolino o un fazzoletto “Tempo” possano diventare “intelligenti”. Eppure è così, e il futuro potenziale applicativo di questi dispositivi sarà enorme. A due passi dal distretto cartario di Lucca e da quello delle pelli di Santa Croce è nato il laboratorio printable electronics del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’università di Pisa, coordinato da Gianluca Fiori, docente di elettronica.

“Il nostro campo di studi rappresenta una grande occasione di innovazione produttiva per aziende che operano in questi distretti industriali” dice Fiori. Il laboratorio, insieme a università e centri di ricerca europei, collabora con imprese sul territorio come Quantavis, uno spin-off dell’Ateneo pisano, ed Essity (Lu), azienda leader a livello mondiale nel settore dell’igiene e della salute, conosciuta per marchi come i fazzolettini “Tempo”. Massimo tre anni e lo studio dei prototipi giungerà a termine. Lo step successivo sarà la vera e propria produzione industriale, con un plus assicurato: la sua perfetta biosostenibilità.

Qual è il campo in cui lavora il laboratorio printable electronics?

Il principio su cui lavoriamo è quello di realizzare sistemi elettronici su supporti flessibili come carta e pelli. Se riuscissimo a stamparli sul pellame potremmo realizzare sistemi anticontraffazione sofisticati applicati a prodotti di lusso. Diversamente potremmo creare etichette intelligenti per prodotti alimentari con sensori che consentirebbero di rilevare il loro eventuale deterioramento, o se la catena del freddo è stata interrotta in qualche punto.

C’è anche un uso possibile nel settore medicale…

Sì, è così. Queste nuove tecnologie consentono di modificare oggetti di uso quotidiano come bende, pannolini, cerotti che, provvisti di elettronica bidimensionale, diventano “intelligenti” e acquisiscono nuove funzionalità, per esempio la capacità di monitorare parametri come pH, umidità o glucosio. Possiamo farli dialogare con il cellulare e le applicazioni possibili sono moltissime. Passiamo da un sensore di temperatura a un rilevatore che evidenzi la presenza di certi batteri nelle urine, utile per disabili o in pediatria.

Tutto questo su supporti come carta o pellame

Consideri che la carta è un supporto molto flessibile e ha il pregio di essere biodegradabile. Oggi è importante includere la sostenibilità ambientale nella ricerca. Nel nostro caso si tratta di un sistema biocompatibile e dunque virtuoso.

Il vostro progetto di ricerca è partito da circa un anno. A che punto siete?

Stiamo testando i possibili benefici di questa tecnologia in partnership con l’università di Manchester. Le cose stanno procedendo speditamente, ma c’è ancora molto da lavorare. Speriamo di avere risposte definitive entro tre anni. In Toscana Essity, grande multinazionale che ha una sede a Altopascio (Lu), la sta sperimentando con noi e ci darà indicazioni sul potenziale di utilizzo, indicandoci i passaggi più delicati per l’industrializzazione.

Essity è una grande impresa con tanto di laboratori di ricerca e sviluppo: questa tecnologia può adattarsi anche a microimprese con scarsità di capitali?

Sì perché è una tecnologia poco costosa che potrebbe già essere nelle corde delle dei processi produttivi delle nostre pmi, occorrono solo piccole modifiche. Posso anche dire che mi pare di assistere ad una fase in cui gli imprenditori sono molto attenti al cambiamento. La cultura industriale si sta svecchiando, e l’università sta facendo grandi sforzi per adeguarsi a questa domanda diffusa sul territorio.

Foto: Gianluca Fiori

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