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Arriva l’outlet “trasparente” Economia

La Toscana mette ordine nel caotico mondo dei cosiddetti “Outlet”. Il nome, che sta ad indicare la vendita di capi griffati a prezzi scontatissimi perché difettati o di una collezione passata, d’ora in avanti non potrà più essere apposta all’esterno di qualunque negozio. Lo vieta la nuova legge regionale (47/2011), che per la prima volta stabilisce cosa può definirsi Outlet ed obbliga i negozianti che vogliono utilizzare questa classificazione ad indicare chiaramente che tipologia di merce vendono, che caratteristiche presenta e perché è scontata (difettata o di collezione passata, ecc…), pena sanzioni da 5 a 10mila euro. «Una legge molto importante, approvata in consiglio regionale con voto unanime, per regolarizzare un settore su cui non c’era controllo – ha spiegato Caterina Bini, consigliere regionale del Pd che ha proposto la legge, insieme al Capogruppo Vittorio Bugli – Le nuove norme serviranno a garantire sia una maggiore trasparenza verso il consumatore che il rispetto delle norme sulla concorrenza, e alla Regione ad avere una mappatura del comparto». Altre importanti novità riguardano il commercio su area pubblica, ovvero i venditori ambulanti. Si rendono ancora più stringenti le norme sul Durc, documento unico di regolarità contributiva, necessario al venditore per attestare di essere in regola con il pagamento delle tasse e dei contributi Inps e Inail, con un inasprimento dei controlli e delle sanzioni, che arrivano fino al ritiro della licenza. «Un provvedimento – ha commentato il vice Direttore Regionale Confesercenti, Giulio Sbranti –  richiesto dagli stessi ambulanti, che vogliono maggiore regolarità e controllo». La legge regionale blocca poi l’applicazione della direttiva europea Bolenstaein del 2006, che liberalizza le attività su area pubblica, cosa che avrebbe significato la fine del rinnovo automatico delle licenze dopo 10 anni e la loro messa a bando. La leågge nazionale di recepimento, del 2010, prevede che le Regioni possano derogare alla norma per alcune categorie di servizi “laddove si creino condizioni di perdita di lavoro e tensioni sociali”. La Toscana, prima fra le Regioni italiane, ha così recepito questo dettato  e bloccato la norma. «Con la norma europea si rischiava di mettere in ginocchio 20mila imprese in Toscana, 2.500 nella provincia di Firenze – ha detto Gianluca Nardoni, dell’associazione nazionale venditori ambulanti Toscana – Mettendo all’asta le licenze si sarebbe azzerata l’anzianità e l’esperienza, creando un settore di precari e scoraggiando i venditori dal fare investimenti sulla loro attività». «La Toscana è la prima Regione italiana a varare una norma simile – ha aggiunto Nico Gronchi, Presidente Provinciale Confesercenti – ma già la Regione Liguria e la Regione Emilia Romagna stanno pensando di imitarci». Dal 2006 ad oggi gli ambulanti sono però stati sul filo, in attesa di decisioni. «In  questi anni abbiamo scelto come associazione nazionale di tenere un profilo basso e, a parte casi isolati, abbiamo preferito lavorare in silenzio – ha dichiarato il Presidente Nazionale Anva, Maurizio Innocenti – Ma la categoria è pronta a mettersi in moto, se dovessero nascere nuovi problemi».

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