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Arriva “Rompiscatole” per la pesca sostenibile dei tonni Ambiente

Da stamattina i volontari e attivisti di Greenpeace si sono "messi in scatola di tonno" (nella foto) in ventisei città italiane, tra cui Milano, Genova, Roma e Palermo, per lanciare la III edizione di “Rompiscatole”, la campagna per sensibilizzare i consumatori alla pesca sostenibile che rispetta la fauna marina. E per denunciare i metodi di pesca distruttivi con cui troppo spesso viene pescato il tonno destinato alla conservazione in scatoletta. Alla campagna è associata infatti la classifica Rompiscatole, che stila la graduatoria di sostenibilità della pesca praticata dalle marche leader del tonno in scatola (14 aziende). Infine la petizione online www.tonnointrappola.it, per chiedere l'abbandono del metodo di pesca più incriminato: la pesca effettuata con l'uso di reti a circuizione con sistemi di aggregazione per pesci (FAD), responsabili della cattura di esemplari giovani di tonno, e di numerose specie marine tra cui squali, mante e tartarughe. I FAD sono oggetti galleggianti che attirano esemplari giovani di tonno, ma anche specie minacciate come tartarughe marine, squali balena e altri pesci che regolarmente finiscono in queste reti.
L'impegno di Greenpeace è per far sì che le aziende leader aumentino progressivamente la percentuale di tonno pescato in modo sostenbile e dichiarino al consumatore i metodi di pesca utlizzati. Alcuni importanti risultati in tal senso stanno arrivando: entro la fine del 2012, infatti, al posto della semplice scritta “Ingredienti: tonno”, ben dieci aziende delle quattordici in classifica riporteranno in etichetta nome della specie e area di pesca, e di queste, tre inseriranno anche il metodo di pesca. La classifica “Rompiscatole” è anche su Facebook con una nuova applicazione per diffonderla e condividerla.
«Grazie alla campagna “Tonno in trappola” abbiamo dimostrato che i consumatori possono davvero fare la differenza – spiega Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace – Se saremo in tanti a chiedere tonno sostenibile al 100 per cento,  le aziende dovranno per forza cambiare».

La classifica "Rompiscatole"
Rio Mare
, il tonno più venduto in Italia, non si è ancora impegnato a utilizzare solo metodi di pesca sostenibili. Per spingerlo a cambiare, le scatolette di Greenpeace hanno chiesto agli italiani di firmare la petizione online. Sono oltre 20 mila le persone che, in sole 24 ore, hanno chiesto al leader del mercato italiano un sforzo concreto verso la sostenibilità. Al momento, Rio Mare non offre alcun prodotto sostenibile e si impegna solo a metà.
Bene Asdomar, che rimane in cima alla classifica migliorando gli impegni e mettendoli in pratica. Offre in una parte dei propri prodotti il più sostenibile tonnetto striato pescato con canna e fornisce tutte le informazioni in etichetta. Lo segue Mareblu, per la decisione annunciata una settimana fa di utilizzare solo metodi di pesca sostenibili per il 100 per cento dei propri prodotti entro il 2016.  Per entrare in fascia verde, però, servono fatti concreti applicati all’intera produzione. Callipo scende in classifica perché, nonostante dica di vendere nel 75 per cento dei propri prodotti tonno pescato senza FAD, non fornisce la sufficiente certificazione per garantirlo.
Agli ultimi posti troviamo Nostromo, MareAperto STAR, Conad e Maruzzella che non hanno adottato alcun criterio per garantire ai consumatori che il proprio tonno non arrivi da una pesca distruttiva.

Foto Greenpeace Italia

 

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