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Art Bonus: a Fucecchio donati 90.000 euro Notizie dalla toscana

Fucecchio (Firenze) – Fucecchio e la cultura si dimostrano ancora una volta un binomio vincente. La conferma che la città sia permeata da un’evidente interesse per tutto ciò che è arte, storia, tutela delle tradizioni e del patrimonio, è arrivata dal successo che qui ha riscorsso l’Art Bonus, l’iniziativa del Ministero dei Beni Culturali tesa a favorire il mecenatismo culturale.

Le difficoltà che in molte parti d’Italia si sono avute nel reperire fondi privati per interventi di restauro e di promozione del patrimonio culturale a Fucecchio sono state brillantemente superate. L’amministrazione comunale è riuscita a coinvolgere molti soggetti privati e a reperire quei 90 mila euro necessari per i lavori di manutenzione straordinaria della copertura della Chiesa del Convento La Vergine.

Con deliberazione della giunta comunale del 30 dicembre scorso sono state accertate donazioni per complessivi 48 mila euro da sei aziende che hanno il loro stabilimento produttivo nel Comune di Fucecchio. Si tratta delle ditte ITALCOL spa, CARLOS srl, Conceria RINALDI srl, CHIARUGI FIRENZE, BOEMOS spa, PALAGINA srl. A queste si aggiunge il contributo di 42 mila euro della FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI SAN MINIATO.

“Si tratta di un grande successo – dichiara il sindaco Alessio Spinelli – che ci consentirà di intervenire per risolvere il problema alla copertura della Chiesa della Vergine, un edificio di particolare pregio e molto caro ai fucecchiesi. Si tratta, tra l’altro, dell’unica chiesa del territorio di proprietà dell’amministrazione comunale. Il reperimento di questi fondi ci fa anche ben sperare anche per il futuro. Il successo ottenuto stimola l’amministrazione, oltre che all’elaborazione di ulteriori progetti, anche ad un sempre maggior coinvolgimento dei cittadini che potrebbero essere chiamati alla individuazione di quelli ritenuti prioritari. In progetti come questo risulta importante anche la partecipazione degli operatori professionali, basti pensare al ruolo che possono assumere i commercialisti nella proposizione agli operatori economici della opportunità fiscale della norma insieme ai vantaggi sociali generati dalla partecipazione all’Art Bonus”.

Incoraggia in questo senso anche il fatto che la legge di stabilità 2016 ha stabilizzato l’Art-Bonus (che – si ricorda – era nata come agevolazione fiscale transitoria per gli anni 2014-2016 con importo detraibile decrescente), rendendo permanente nella misura del 65% la detrazione fiscale dell’importo donato, a chi effettua erogazioni liberali per il finanziamento di interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, nella considerazione che si tratta di un mezzo importante per incentivare l’economia attorno al patrimonio culturale di ogni singola città.

Economia e  turismo sono i principali vantaggi generati dall’utilizzo dell’art bonus.

Fucecchio vive di attività imprenditoriali importanti ed ha un patrimonio culturale di tutto rispetto – basti pensare al Complesso Corsini – che necessita di essere ulteriormente valorizzato.A partire dalla risposta data a questo primo progetto, possono svilupparsi sinergie per lo sviluppo economico, culturale e turistico per Fucecchio, che l’amministrazione si impegna a concretizzare.

 

L’Art Bonus è un  progetto di mecenatismo culturale che è stato  previsto dal cd. DECRETO CULTURA D.L. 31.05. 2014, n. 83 convertito con modificazioni nella legge 29.07.2014, n. 106. Permette a singoli cittadini e aziende di sostenere beni culturali pubblici, istituti e luoghi della cultura, tramite erogazioni liberali in denaro, con una sorta di adozione dei beni  culturali a proprio nome e ottenendo un credito d’imposta sulla dichiarazione dei redditi da scaricare dalle tasse a partire dall’anno successivo, per un credito d’imposta pari al 65% dell’importo della donazione. L’Art Bonus è uno strumento importante, diffusissimo nei paesi anglosassoni e anche in Francia, che consente  a chiunque ha a cuore il mantenimento del patrimonio culturale della propria città,  sia un singolo cittadino che un’azienda, di finalizzare le proprie imposte, scaricandone una parte. Per gli Enti italiani può assicurare la possibilità di recuperare beni artistici e culturali attraverso una partnership pubblico-privata. In sostanza si tratta di reintrodurre nella cultura italiana l’idea del mecenatismo culturale che può riportare l’Italia all’avanguardia in campo culturale, non solo per quanto riguarda le grandi città ma anche per il turismo diffuso nei piccoli centri. Secondo i dati del Ministero dei Beni Culturali che, ad un anno dall’entrata in vigore della Legge faceva un bilancio di tale misura, ad ottobre 2015 erano registrate donazioni per 34 milioni di euro da 790 mecenati –  Enti, imprese e privati cittadini – per 272 interventi sul patrimonio artistico, culturale e monumentale del paese. Il Ministro aggiungeva che si trattava  di “Dati ancora provvisori e in crescita, eppure straordinari anche perché ottenuti in una fase sperimentale e senza una campagna promozionale”. “L’Art Bonus è andato bene per le piccole e medie donazioni , mentre, a parte un solo caso, quello di Unicredit che ha offerto 14 milioni in tre anni per l’Arena di Verona, non c’è stata la presenza di  grandi aziende italiane. Vorrei che come in altri Paesi, la valutazione sull’impatto sociale delle imprese fosse misurato anche in base a quanto donano per il recupero del nostro patrimonio. Per introdurre la cultura del mecenatismo nel nostro Paese serve tempo”. Contestualmente il Ministero avviava un programma promozionale del progetto di mecenatismo culturale per  far conoscere a istituzioni e cittadini questo nuovo strumento volto alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale delle città italiane. Il tour promosso dal Ministero beni artistici culturali e turistici in collaborazione con Arcus (Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo) e Anci, per far capire come solo attraverso un’alleanza tra pubblico e privato l’Italia possa ripartire dalla Cultura come motore di crescita, sviluppo e occupazione, è partito proprio dalla Toscana, da Prato.

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